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| Test Hpv e prevenzione del tumore al collo dell'utero |
15/03/2011 12:33 |
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| Il tumore del collo dell'utero è ancora oggi una patologia molto rilevante dal punto di vista sanitario e sociale e costituisce in Italia la seconda causa di morte per tumore nelle donne tra i 15 e i 44 anni d'età. Ogni anno si registrano 3.500 nuovi casi, con 1.700 decessi (circa il 50% delle donne affette). Introdurre strategie di prevenzione innovative del tumore del collo dell’utero è quindi l'obiettivo degli esperti di tutto il mondo. Un obiettivo importante, che viene perseguito attraverso il ricorso ai nuovi strumenti come i vaccini e il test HPV, che permette di rilevare la presenza del Papillomavirus e di intervenire con grande anticipo, ancor prima che compaiano le lesioni cellulari individuate dal Pap test.
Una delle più importanti scoperte mediche degli ultimi 50 anni è stata l’identificazione del Papillomavirus (HPV) come causa primaria del tumore del collo dell’utero.
Questa informazione è stata la base dello sviluppo dei vaccini e dei nuovi test di screening che permettono di identificare la presenza del virus direttamente nelle cellule cervicali.
Oggi esistono prove convincenti a supporto del ruolo del test HPV DNA come screening a lungo termine e dati di sicurezza concreti rilevati sulle pazienti, che dimostrano che la protezione dopo un test HPV DNA negativo risulta molto più lunga rispetto a quella dopo un esame citologico negativo. Grazie alla sua elevata sensibilità, il test HPV, basato sulla tecnologia molecolare HC2, consente di allungare l’intervallo tra un controllo e il successivo fino a 6 anni, protezione vantaggiosa non solo per le donne, ma anche per il Sistema Sanitario.
Sono più di 100 i genotipi di Hpv classificati a oggi, di cui 13 considerati a alto rischio. In Italia circa il 4-5% dei risultati del Pap test mostrano alterazioni minimali o di significato indeterminato definite come 'Ascus' (Atypical Squamous Cells of Undetermined Significance). Le atipie citologiche Ascus rappresentano il più comune risultato di un pap test anomalo e necessitano di ulteriori approfondimenti.
Un recente studio italiano chiamato Pater (Population-based frequency assessment of HPV-induced lesions in patients with borderline Pap tests in the Emilia-Romagna Region), pubblicato sulla rivista internazionale 'Cmro' e condotto dal dipartimento di Ginecologia e Ostetricia dell'Ospedale Universitario S.Orsola Malpighi di Bologna, ha dimostrato come l'introduzione del test Hybrid Capture 2 (HC2), nella gestione di tali atipie citologiche, consente di ottenere benefici clinici, organizzativi ed economici.
Il gruppo di ricercatori ha effettuato un'analisi retrospettiva con test HPV HC2 seguito dalla genotipizzazione, per valutare le pazienti cui era stato rilevato un Pap test Ascus tra gennaio 2000 e dicembre 2007. Il test HPV nel gruppo delle pazienti con CIN3+ e la cui età media è vicina a 40 anni ha dimostrato un'ottima sensibilità (98,3%) e una buona specificità (75,5%). “Il rischio di un carcinoma invasivo nelle pazienti con citologia Ascus è assai ridotto, e varia tra lo 0,1 e lo 0,2%, mentre nel 5-15% è presente una lesione preneoplastica di alto grado (CIN2-3)”, ha spiegato Silvano Costa, dipartimento di Ginecologia e Ostetricia del S. Orsola-Malpighi e autore dello studio. E ha aggiunto: “Elevata frequenza e bassa predittività generano costi umani ed economici rilevanti (ansia, colposcopie, biopsie, esami di follow-up), ma gravemente improduttivi in termini di numero di lesioni preneoplastiche o neoplastiche diagnosticate. In questo contesto, l'adozione di test 'intermedi' come il test Hpv in grado di selezionare le pazienti a rischio per lesioni di alto grado da inviare alla colposcopia, offrirebbe notevoli benefici clinici, organizzativi ed economici connessi alla considerevole riduzione dei costi di gestione della citologia borderline”. Si tratterebbe dunque di inviare a colposcopia ed eventuale biopsia mirata solo chi risulta Hpv positivo, cioè poco più del 30% di tutte le Ascus. In questo modo si otterrebbe uno snellimento delle procedure diagnostiche e si porrebbe rimedio al sovraffollamento dei centri di colposcopia.
(fonte: italiasalute.it) |
| Sesso orale, aumenta il rischio di cancro alla gola più del fumo |
22/02/2011 17:15 |
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| Praticare sesso orale non protetto al di sotto dei 50 anni aumenterebbe il rischio di tumore alla gola, addirittura più del fumo di sigaretta. La bizzarra quanto inaspettata scoperta è stata fatta dal team di ricercatori della Ohio State University, coordinati dalla dottoressa Maura Gillison. I risultati dello studio sono stati rivelati in occasione dell’American Association for the Advancement of Science, meeting annuale tuttora in pieno svolgimento a Washington DC.
Con grande stupore, infatti, gli scienziati avrebbero rilevato che i soggetti più a rischio sarebbero proprio i giovani, quasi sempre senza problemi di alcolismo o di tabagismo. Sono loro i nuovi pazienti affetti dal cancro alla laringe, che sarebbe causato dal Papillomavirus umano o Hpv. A quanto pare, quando si fa sesso orale senza precauzioni, il virus in questione penetrerebbe all’interno dell’organismo, attaccando i tessuti di bocca e gola, scatenando successivamente la neoplasia.
Tuttavia, un modo per non incorrere in questo spiacevole inconveniente c’è: vaccinarsi. A partire dal 2008, alcuni stati hanno introdotto la vaccinazione per le ragazzine di età compresa fra i 12 e i 13 anni. Alla luce dei recenti studi, però, gli esperti della Ohio University, hanno consigliato la somministrazione del siero anche per i ragazzi.
«In base a prove scientifiche, non possiamo dire se il vaccino proteggerà dall’infezione da HPV che porta al cancro – ha dichiarato la Gillison – i nostri che lavorano sul campo sono ottimisti sulla sua efficacia. In base alle osservazioni finora fatte su diverse zone del corpo, il vaccino si è dimostrato capace nel prevenire il 90% delle infezioni».
Una notizia che sicuramente porterà molti a riflettere e probabilmente a cambiare le proprie abitudini sotto le lenzuola.
(fonte: ilquotidianoitaliano.it) |
| Prevenzione in farmacia: i risultati sono tangibili |
11/02/2011 13:18 |
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| Parlare di risparmi indotti dalla prevenzione – difficile negarlo – suscita sempre un consenso di facciata e uno scetticismo di fondo. Anche a dispetto dei molti studi condotti sul tema, come quello ora pubblicato dal British Medical Journal che, oltretutto, presenta diversi motivi di interesse per il lettore italiano (Improving cardiovascular health at population level: 39 community cluster randomised trial of Cardiovascular Health Awareness Program BMJ 2011; 2011; 342:d442). In primo luogo è stato condotto in Canada, Paese il cui servizio sanitario è di tipo universalistico, come quelli europei, e che presenta istituti, come il medico di famiglia e il servizio farmaceutico, sovrapponibili a quelli italiani. Inoltre, i farmacisti e le farmacie di comunità vi hanno giocato un ruolo importante.
Lo studio si proponeva di valutare l’effetto di un programma di educazione sanitaria sui temi della salute cardiovascolare condotto a livello di popolazione. L’intervento prevedeva di raccogliere, in 39 comunità di media dimensione, un gruppo di residenti di età superiore ai 65 anni; 20 di questi gruppi sono stati avviati al programma, gli altri 19 no (gruppo di controllo).
Il programma prevedeva la raccolta di misurazioni della pressione arteriosa mediante apparecchi automatici e dei fattori di rischio cardiovascolari così come riferiti dai partecipanti; questi dati sono poi stati comunicati ai medici di famiglia e ai farmacisti di riferimento. Una volta stabilito il profilo di rischio, i partecipanti hanno seguito nell’arco di 10 settimane una serie di “lezioni” mirate ai fattori di rischio modificabili attraverso lo stile di vita, all’adesione alla terapia e agli altri aspetti in cui il paziente può incidere nella prevenzione della malattia o della ricaduta.
Il ruolo dei farmacisti
Farmacisti e farmacie sono stati al centro di questo programma, e per diversi aspetti. Il primo è che il reclutamento delle persone cui l’intervento era rivolto è avvenuto principalmente attraverso le farmacie che, oltretutto, sono state la sede delle sessioni educative. Inoltre, il farmacista era il riferimento per tutte le questioni attinenti al farmaco che potevano essere sollevate durante gli incontri, cui partecipava assieme a un’infermiera professionale. I numeri hanno dato ragione a questa scelta: in totale sono stati coinvolti poco meno di 16000 cittadini, e sono state condotte oltre 27.000 valutazioni del rischio cardiovascolare. Anche i risultati del programma sono molto positivi: nell’anno successivo alla fine dell’intervento nella popolazione over 65 delle comunità in cui si era svolto si è osservata una diminuzione del 9%, rispetto all’anno precedente, dei ricoveri per infarto, insufficienza cardiaca e ictus. Inoltre, si è avuto un aumento delle nuove prescrizioni di antipertensivi, segno che il programma non ha soltanto migliorato l’aderenza al trattamento di chi era già in cura, ma è servito anche a intercettare ipertesi mai diagnosticati prima.
Gli autori dello studio tengono a sottolineare che la riuscita del programma si deve anche alla grande disponibilità dei professionisti chiamati in causa, e in effetti i farmacisti hanno dato un’adesione molto alta: hanno dato la disponibilità 129 farmacie su 145 interpellate (89%), un dato superiore a quello dei medici di famiglia, che hanno aderito al 63%. Certamente lo studio ha dei limiti nella sua trasferibilità ad altri contesti, per esempio quello di aver fatto anche uso di volontari addestrati per raccogliere i dati, ma ha anche punti di forza, come il fatto di aver coinvolto le piccole comunità, che sono lo scenario prevalente in paesi come l’Italia. Soprattutto, però, dimostra che le campagne rivolte alla popolazione, se escono dall’episodicità delle varie “giornate” dedicate a questa o quella malattia, possono effettivamente modificare gli indicatori di salute.
Maurizio Imperiali
(da: quotidianosanita.it) |
| Tumori: vaccino hpv non convince mamme |
30/01/2011 12:13 |
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| Il vaccino contro il papilloma virus umano, responsabile del tumore del collo dell'utero, stenta a decollare in Italia. I genitori che dovrebbero far vaccinare le loro figlie adolescenti di 11 anni, spesso non lo fanno per dubbi su efficacia e sicurezza, la poca informazione e il parere spesso incerto del medico. Secondo un'indagine dell'Osservatorio nazionale sulla salute della donna su 1500 mamme con figlie tra gli 11 e 18 anni, il 56% dichiara di non aver ricevuto informazioni specifiche.
(fonte: ansa.it) |
| Tumore cutaneo: la cura in una pianta? |
30/01/2011 12:12 |
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| Alcuni tumori cutanei potrebbero a breve essere curati con l’estratto della linfa dell’Eufhorbia peplus, una pianta molto comune in Europa, considerata anche infestante! Gli studi sono ancora alle prime fasi, ma già i dati di una sperimentazione sull’uomo sono stati pubblicati sul British Journal of Dermatology. Gli autori, del Queensland Institute of Medical Research in Australia hanno selezionato 36 pazienti affetti da tumori della pelle come il carcinoma a cellule basali ed il carcinoma a cellule squamose.
Purtroppo per il momento tale cura non sembra essere utile per il melanoma, ma solo per queste ed altre lesioni neoplastiche della pelle, considerate “minori”, ma non per questo meno pericolose (data anche la maggiore frequenza con cui si manifestano). Ebbene ai volontari è stato applicato localmente per tre giorni consecutivi il farmaco in sperimentazione risultante dalla linfa dell’Euforbia: 41 lesioni su 48 sono scomparse in meno di trenta giorni e a distanza di quindici mesi, nel 68% di questi pazienti non c’era traccia di recidive. Un risultato fortemente incoraggiante, ma che va testato su un numero più vasto di volontari, oltre che in un periodo molto più lungo. Ma quale è la particolarità anti-cancerogena di questa pianta? Il principio attivo estratto dalla sua linfa sarebbe in grado di stimolare i neutrofili, che agiscono nel sistema immunitario. Questi, dopo aver individuato le cellule cancerose le distruggerebbero, evitando così le recidive tumorali.
I ricercatori però sottolineano: attenzione a non creare in casa rimedi fai da te. La linfa di questa pianta è tossica, può provocare prurito e bruciori sulla pelle, insomma vere e proprie reazioni cutanee violente. Il farmaco in questione è infatti preparato in laboratorio.
(fonte: sole24ore.it) |
| Silenziare un gene per aiutare le terapie antitumorali |
13/11/2010 14:35 |
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| Sul Journal of Biological Chemistry è stata pubblicata una ricerca che ha trovato una molecola in grado di disattivare il gene responsabile della sopravvivenza del tumore al livello epatico. La molecola, chiamata Llll12 dai ricercatori della Ohio State University, riesce a silenziare il gene Stat3 che di solito produce una proteina che protegge dalle terapie le cellule tumorali del fegato.
Gli studiosi hanno spiegato che nel caso riuscissero a ricavarne un vero e proprio farmaco, si potrebbero avere nuove speranze anche per la cura di altre forme di cancro.
(fonte: molecularlab.it) |
| Usa, campagna choc contro il fumo: le foto dei cadaveri sui pacchetti delle sigarette |
13/11/2010 14:30 |
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| Il fumo fa male: ed il messaggio deve essere inequivocabile. Lo hanno pensato, evidentemente, le autorità del dipartimento della Salute e dalla Food and Drug Administration che hanno promosso l’ultima campagna informativa senza mezzi termni.
Cadaveri, malati di cancro, radiografie di polmoni devastati: sono alcune delle immagini che dovrebbero comparire su almeno metà dei pacchetti di sigarette venduti in America. Il tabacco, secondo le statistiche, è infatti responsabile di circa oltre 400mila decessi all’anno negli Stati Uniti.
Entro giugno, l’agenzia selezionerà le foto. Per adeguarsi alle nuove direttive, poi, i produttori di sigarette avranno al massimo 15 mesi.
(fonte: blitzquotidiano.it) |
| Tumore al seno, aumentano i casi. Visite gratuite per la prevenzione a ottobre |
30/09/2010 22:34 |
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| In Italia l’incidenza del tumore al seno è in aumento, e si prevede che nel 2010 i nuovi casi nel nostro paese saranno 42mila, molti dei quali guaribili con un’adeguata prevenzione.
Il dato è stato presentato in occasione del lancio della campagna organizzata dalla Lega Italiana per la lotta ai tumori (Lilt), che per il mese di ottobre mette a disposizione i suoi ambulatori per visite diagnostiche gratuite.
La campagna, simboleggiata anche quest’anno da un nastro rosa, è giunta alla diciassettesima edizione, e vede come testimonial la giornalista e conduttrice tv Francesca Senette. Per prenotare le visite e sapere quale dei 390 ambulatori è più vicino l’associazione mette a disposizione il numero verde 800-998877, e i siti www.nastrorosa.it e www.lilt.it, dove saranno pubblicati anche gli eventi organizzati nelle città italiane.
”Anche se l’incidenza aumenta c’è un calo costante della mortalità – ha affermato Francesco Schittulli, presidente della Lilt – e l’anticipazione diagnostica è oggi l’arma vincente contro questa malattia. L’obiettivo deve essere la mortalità zero, perché sconfiggere la malattia è possibile”.
Fra le varie iniziative previste per la campagna, organizzata con il contributo di Estee Lauder Companies, torna anche l’illuminazione di rosa di alcuni monumenti in tutto il mondo, di cui l’Italia detiene il primato: nel nostro paese sono circa 50 i comuni che hanno aderito.
”Lo scorso anno la campagna ha avuto un grande successo – afferma Schittulli – abbiamo avuto più di 10mila chiamate al numero verde, e i nostri ambulatori hanno visitato oltre 140mila donne”.
(fonte: blitzquotidiano.it) |
| Caffè, una prevenzione anche contro il tumore di cavo orale e faringe |
03/07/2010 10:48 |
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| E’ il risultato di una ricerca coordinata dalla dott.ssa Carlotta Galeone dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e dell’Università di Milano in cui è stato analizzato il legame tra caffè e rischio di cancro al cavo orale, un argomento su cui nessuno studio passato era mai riuscito a raggiungere risultati univoci.
Le conclusioni dell’indagine italiana sono invece piuttosto chiare: consumale 4 tazze di caffè al giorno ridurrebbe del 39% il rischio di tumori al cavo orale e alla faringe inferiore rispetto a chi non beve caffè. Torniamo quindi a parlare dei benefici del caffè, ma ci teniamo tuttavia ad esortare a non farne abuso.
Le analisi statistiche condotte su un ampio campione di soggetti avrebbe permesso di concludere che il consumo di caffè è associato a un minore rischio di tumore al cavo orale, alla faringe, ma non alla laringe.
I risultati dello studio sono apparsi sulle pagine di Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention.
La studiosa italiana ha sottolineato che le cause che spiegherebbero questo legame siano ancora tutte da chiarire. Carlo La Vecchia dell’Istituto “Mario Negri” ha invece ipotizzato che lesioni precancerose del cavo orale portino i soggetti a diminuire il consumo di caffè, ma sono indispensabili ulteriori studi e accertamenti.
(fonte: benessereblog.it) |
| Dieta "Salva-prostata", un aiuto per sconfiggere il cancro prostatico |
18/06/2010 11:31 |
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| Prestando attenzione a ciò che si mangia ogni giorno e seguendo qualche semplice consiglio è possibile prevenire fino al 66,7% i casi di cancro alla prostata, il killer numero uno per gli uomini, al primo posto in Italia nella classifica dei tumori più diffusi nelle persone di sesso maschile. Secondo gli ultimi dati aggiornati ad inizio 2010 dal Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno in Italia si registrano circa 9000 decessi e 33.000 nuovi casi, il 20% dei quali viene diagnosticato in fase già avanzata. Tali numeri ripropongono l’urgenza di sensibilizzare la popolazione maschile, soprattutto gli over 45, sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce: oggi l’unica arma veramente efficace per sconfiggere il cancro.
Nel nostro Paese il tasso di sopravvivenza tocca il 47,4%, inferiore rispetto ad altri Paesi europei (Spagna 54,5%, Francia 61,4%, Svizzera 71,4%). Le responsabilità della maggiore incidenza del tumore alla prostata e del minore tasso di sopravvivenza sono egualmente divise tra una componente genetica e lo stile di vita e alimentare anti-prostata.
In occasione della Settimana Nazionale di prevenzione del tumore alla prostata svoltasi nello scorso mese di marzo, gli esperti hanno suggerito la cosiddetta “Dieta Salva-Prostata“: 600 gr di frutta e verdura ogni giorno; 200 ml di succo di melograno; 600 ml di tè verde; pomodori e melone (ricchi di licopene, prezioso antiossidante), aglio, verdure a foglia verde, legumi, cereali integrali, pochi zuccheri e grassi e tanta tanta acqua.
La scienza, tuttavia, continua il suo arduo cammino nella ricerca di cure e terapie sempre più efficaci. Nuove conferme arrivano dai polifenoli, sostanze antiossidanti che - stando agli ultimi studi - contribuiscono a prevenire il tumore prostatico. La ricerca in merito è stata pubblicata sul “The Faseb Journal” e sostiene che gli antiossidanti presenti nel vino rosso e nel tè riescono a produrre un effetto combinato tale da distruggere una molecola ben precisa che gioca un ruolo molto importante nello sviluppo del cancro alla prostata.
Si tratta dell’SphK1/S1P che svolge un ruolo chiave nello sviluppo non solo del tumore prostatico, ma anche di altri tipi di neoplasie come quelle al seno o al colon. Dagli esperimenti in vitro è emerso che inibendo l’SphK1/S1P si verifica un rallentamento nella crescita delle cellule tumorali.
“L’impatto che i polifenoli contenuti nel tè e nel vino hanno sulla nostra salute era assolutamente inimmaginabile 25 anni fa, mentre oggi sappiamo con certezza quanti benefici queste sostanze possano apportare alla nostra salute“, ha concluso Gerald Weissmann, direttore del FASEB journal.
(fonte: benessereblog.it) |
| Vitamina B6 e metionina riducono rischi di cancro ai polmoni |
18/06/2010 11:29 |
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| Livelli ematici di vitamina B6 e metionina costantemente elevati sembrano associati a una riduzione del rischio di sviluppare un cancro del polmone
Una ampia analisi epidemiologica ha mostrato che elevati livelli ematici di vitamina B6 e metionina, un amminoacido essenziale, sono associati a una riduzione del rischio di sviluppare il cancro del polmone, anche per quanto riguarda ex fumatori e fumatori. A indicarlo è uno studio condotto da ricercatori dell’International Agency for Re search on Cancer, con sede a Lione, in Francia, coordinati da Paul Brennan, e pubblicato sulla rivista JAMA.
Precedenti ricerche avevano indicato che deficienze di vitamine del complesso B potevano portare a un aumento del rischio di danni al DNA e, quindi, a mutazioni nei geni. “Dato il loro coinvolgimento nel mantenimento dell’integrità del DNA e nell’espressione dei geni, questi nutrienti hanno potenzialmente un ruolo importante nell’inibire lo sviluppo del cancro e offrono la possibilità di modificare il rischio di cancro attraverso cambiamenti nella dieta”, scrivono gli autori che rilevano anche come, in seguito a errori nutrizionali, le carenze relative di vitamine del gruppo B siano alquanto diffuse anche nei paesi sviluppati.
Per la loro analisi i ricercatori si sono basati sui campioni di sangue prelevati nel quadro del progetto EPIC (European Prospective Inves tigation into Cancer and Nutrition) in cui fra il 1992 e il 2000 sono state arruolate 519.978 persone.
Dopo un’analisi dell’incidenza del cancro del polmone in tutta la corte di EPIC, i ricercatori hanno scoperto che, una volta ponderati i risultati sulla base di vari fattori, il rischio di insorgenza del cancro del polmone fra quanti avevano il livelli più elevati di vitamina B6 (e in particolare ricadevano nel quartile più elevato) era decisamente più basso rispetto agli altri appartenenti agli stessi gruppi. Un rischio inferiore lo mostravano anche i partecipanti con elevati livelli di metionina.
“Una simile consistente diminuzione del rischio non era mai stata osservata in fumatori ed ex fumatori, indicando che i risultati non sono dovuti a fattori confondenti legati al fumo. La dimensione del rischio è rimasta costante anche con l’aumento della lunghezza del follow up, indicando che l’associazione non è spiegata dalla malattia in fase pre-clinica”, osservano i ricercatori.
“I nostri risultati suggeriscono che un valore sopra la mediana sia di vitamina B6 sia di metionina nei cinque anni precedenti sono associati a una riduzione del 50 per cento circa del rischio di sviluppare il cancro del polmone. E’ stata rilevata anche una debole associazione con i livelli di folati che, quando presente in associazione con quella di vitamina B6 e metionina, diminuiva dei due terzi il rischio di cancro del polmone”.
“Il cancro del polmone è oggi la più comune causa di cancro al mondo e lo resterà presumibilmente anche nel prossimo futuro. Per la prevenzione è essenziale che qualsiasi nuovo dato sulle cause del tumore non distragga dall’importanza della riduzione del numero di persone che fumano tabacco. Tenendo ben presente questo, è importante riconoscere che un buon numero dei casi di cancro del polmone si verifica in ex fumatori e che un numero non irrisorio si verifica fra chi non ha mai fumato, specialmente fra le donne in alcune regioni dell’Asia. Chiarire il ruolo delle vitamine del complesso B e dei relativi metaboliti nel rischio di cancro del polmone, appare dunque di particolare rilevanza per ex fumatori e non fumatori”, hanno concluso i ricercatori.
(fonte: liquidarea.com) |
| Frutta e verdura non sono tutte ugualmente ricche di antiossidanti |
05/05/2010 14:58 |
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| Per ridurre il rischio di alcune malattie come il cancro, il diabete o le cardiovascolari è opportuno fare il pieno di sostanze antiossidanti. Vanno bene arance, carote, uva, pomodori, frutti di bosco, tuttavia per garantirsi il giusto apporto dei migliori e più efficienti fitonutrienti sarebbe preferibile scegliere i frutti che ne sono più ricchi.
Un gruppo di studiosi del Nutrilite Health Institute ha analizzato non solo la costanza di assunzione di frutta e verdura, ma anche la scelta di ciò che veniva consumato; pertanto, oltre ad aver evidenziato una quantità di fitonutrienti superiore in chi mangia regolarmente frutta e verdura, hanno riscontrato che se si mangiano lamponi piuttosto che fragole, cavolfiore invece che spinaci, patate dolci piuttosto che carote, ci si garantisce una maggiore quantità di fitonutrienti.
“Per esempio l’uva è ricchissima di antocianina, ma lo è ancora di più il mirtillo”, ha spiegato il coordinatore della ricerca Keith Randolph ai colleghi riuniti ad Anaheim, in California, in occasione dell’Experimental Biology Meeting.
(fonte: benessereblog.it) |
| Le terapie più diffuse per smettere di fumare |
05/05/2010 14:57 |
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| Non esiste al mondo un metodo che liberi in modo indolore dalla dipendenza dal fumo. La scelta di smettere di fumare deve essere vissuta serenamente, senza pensare di aver intrapreso una strada lunga e difficile, altrimenti le paure, i tumori e l’ansia porteranno al fallimento.
Un’alta percentuale di fumatori cerca di smettere dall’oggi al domani tentando con le proprie forze, ma questo è uno dei procedimenti più difficili per rinunciare in modo durevole alla sigaretta.
Nel caso della terapia di sostituzione della nicotina i fumatori assumono la sostanza che dà la dipendenza attraverso cerotti, gomme, caramelle da succhiare o spray nasali. In tal modo il corpo riceve la sostanza, dissociandola dal comportamento di dipendenza precedente.
Si può ricorrere anche all’orecchino e all’agopuntura: l’orecchino viene inserito da un agopuntore e dovrebbe ridurere l’ansia dell’astinenza e la voglia di fumare. L’agopuntura prevede l’inserimento di sottilissimi aghi in precisi punto del corpo; si tratta di rimedi che derivano dalla cultura cinese. Attraverso la stimolazione del punto della dipendenza accanto al’ingresso dell’orecchio vengono stimolate determinate regioni del cervello che riducono fortemente il desiderio e le crisi di astinenza e nello stesso tempo apportano un profondo rilassamento.
Molto raccomandabile è la terapia del comportamento. Il principio è: come ci si è abituati alla sigaretta nel corso della vita ci si può disabituare. Intanto si può fissare una data e quando questa arriva, eliminare sigarette, accendini, posacenere e qualsiasi altra cosa possa stimolare la voglia di fumare. Liberare l’auto i vestiti e gli ambienti dall’odore del fumo. E bene tenere mente e corpo impegnati affinche non abbiano la possibilità di reclamare o sentire il bisogno della sigaretta. Importantissimo il movimento: scarica lo stress e ossigena i polmoni.
(fonte: takecareblog.it) |
| Parte la sperimentazione a Pavia, un centro anti-tumore pronto ad accogliere pazienti da tutta Italia |
18/02/2010 18:14 |
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| A Pavia il primo Centro Nazionale di Adroterapia oncologica (Cnao) userà un super-raggio di carbonio e protoni per bombardare il cancro risparmiando i tessuti sani. Inaugurata dai ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, insieme con il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, la struttura è stata realizzata in 4 anni dalla Fondazione Cnao. È il quarto centro al mondo di questo tipo, dopo Chiba e Hyogo in Giappone e di Heidelberg in Germania, e si concentrerà in particolare nella cura dei tumori solidi resistenti alla radioterapia o difficilmente operabili, grazie a una radioterapia mirata che utilizza al posto dei normali raggi X particelle subatomiche chiamate adroni. La struttura, costata 125 milioni di euro, avvia in queste ore la fase di sperimentazione, che si concluderà nell'ottobre 2011. Entro la fine di quest'anno partiranno i primi test sull'uomo che coinvolgeranno 230 pazienti. I primi trattamenti di cura saranno invece effettuati verso la fine del 2011, e il Centro si prevede lavorerà a pieno regime entro il 2013, quando sarà in grado di curare circa 3 mila pazienti ogni anno in circa 20 mila sedute. Il cuore del Centro è il sincrotrone, la macchina cioè che produce i protoni e gli ioni carbonio con i quali verranno bombardati i tumori, e che è stata realizzata dall'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). La particolarità di queste particelle è che sono in grado di penetrare in profondità nel corpo umano, arrivando a colpire anche gli organi più difficili da raggiungere con la chirurgia, «senza danneggiare - dicono gli esperti - se non in minima parte i tessuti sani circostanti». Secondo il Cnao, «bastano due o tre minuti per irradiamento e in media una decina di sedute della durata di 25 minuti per curare una varietà sempre più importante di patologie». Tuttavia, aggiunge Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao, «questa terapia non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un'arma in più a disposizione di medici e pazienti che può essere utilizzata in aggiunta o in sostituzione dei trattamenti tradizionali. Degli oltre 120 mila pazienti che ogni anno vengono sottoposti a radioterapia, si stima che circa il 5% dei casi possa essere curato con i fasci di adroni». La realizzazione del Centro, concludono i suoi responsabili, «consentirà ai pazienti italiani che potrebbero trarre vantaggi dall'adroterapia di non doversi più recare all'estero per la necessaria cura, spesso con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. La valutazione dell'efficacia e dei costi della terapia sarà fra gli obiettivi della sperimentazione clinica: si tratta comunque di costi sostenibili all'interno del Ssn».
(fonte: iltempo.com) |
| Cancro all’utero: analisi del Dna più efficace del pap-test |
04/02/2010 20:12 |
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| Addio pap-test, contro i tumori al collo dell’utero arriva un esame più efficace: l’analisi del Dna. Per la prima volta uno studio condotto in nove centri italiani su un campione di 94.370 donne ha dimostrato che l’esame sul Dna del papilloma virus previene un numero superiore di tumori in confronto al tradizionale pap-test. La differenza sta nel fatto che «l’analisi dell’impronta del virus consente di individuare con grande anticipo eventuali lesioni ancora nella fase pre-cancerosa. Perciò, da oggi – spiegano i ricercatori – il test dell’Hpv può diventare lo strumento principale di screening per la diagnosi precoce nelle donne di età pari o superiore ai 35 anni».
Lo studio è stato realizzato nei centri di Torino, Trento, Padova, Verona, Bologna, Imola, Ravenna, Firenze e Viterbo, ed ha avuto come capofila il Centro per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica dell’ospedale San Giovanni Antica Sede-Molinette di Torino. «La nostra ricerca – spiega il dottor Guglielmo Ronco, coordinatore dello studio – è la prima a mostrare una maggiore efficacia del test dell’Hpv rispetto al pap-test nel prevenire i tumori invasivi, in un Paese sviluppato dove lo screening citologico si utilizza da anni e i tumori avanzati sono già estremamente rari tra le donne che aderiscono questi screening».
Lo studio italiano si è svolto in due fasi, partite tra marzo e dicembre 2004 su donne fra i 25 e i 60 anni: tutte sono state invitate a sottoporsi al controllo nei nove centri di ricerca italiani. «In ognuna delle due fasi – spiegano i ricercatori – le donne sono state assegnate casualmente ai due gruppi: nella prima fase a un gruppo è stato effettuato il pap-test mentre le altre sono state sottoposte sia al pap-test sia all’analisi dell’Hpv. Nella seconda fase, un gruppo è stato sottoposto solo al pap-test, l’altro solo al test Hpv».
«I risultati sono inequivocabili – concludono i ricercatori – al termine della prima serie di esami e del primo confronto i due test hanno evidenziato un numero simile di tumori invasivi: 9 nel gruppo del pap-test, 7 nel gruppo del Hpv-test associato al pap-Test. Ma nel secondo round di esami, a distanza di tempo nessun cancro è stato riscontrato nel gruppo sottoposto all’Hpv-test più pap-test, a fronte dei 9 rilevati nel gruppo pap-test. Il che dimostra che l’esame Hpv è più efficace perché permette di trattare con maggiore anticipo le lesioni precancerose prima che le stesse si trasformino in tumori invasivi». I risultati confermano dunque che «combinare il test Hpv con il pap-test non aumenta l’efficacia dello screening». In altre parole: «E’ sufficiente utilizzare soltanto il test Hpv».
In Italia si verificano ogni anno 3mila casi di cancro alla cervice uterina. Il rischio di contrarlo è pari al 6,2%, quello di morire è dello 0.8%. Il nuovo test portato alla luce dalla ricerca eviterà anche interventi chirurgici che potrebbero mettere a rischio la gravidanza. Alla luce dei risultati di questo studio sta per partire, per i prossimi tre anni, il primo progetto nazionale di utilizzo del Dna per i test di screening. Si comincia da Torino, Ivrea, Reggio Emilia e Trento.
(fonte: blitzquotidiano.it) |
| Il cancro si può vincere, ma per i poveri è più difficile |
04/02/2010 20:11 |
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| Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il cancro promossa dall’Unione Internazionale contro il cancro, la quale sposa il vecchio motto “prevenire è meglio che curareâ€. Niente fumo né alcool. E’ questa la parola d’ordine per evitare di ammalarsi. Secondo l'Uicc, quattro casi di tumori su dieci potrebbero essere evitati. Vediamo come. Ogni anno, riferisce l'Uicc, sono circa 12 milioni le persone che si ammalano di tumore, e di queste ben 7,6 milioni non sopravvivono. Dati alla mano, se non si interverrà tempestivamente tra 20 anni, nel 2030 gli ammalati potrebbero arrivare alla spaventosa cifra di 26 milioni.
Da quanto riferito da uno dei massimi esperti mondiali, David Hill, presidente dell'Uicc: "Circa il 20% dei 12 milioni di tumori diagnosticati ogni anno può essere attribuito a infezioni virali o batteriche, che sono direttamente cancerogene o aumentano il rischio di sviluppare malattie". "E' la ragione per la quale, con circa 300 organizzazioni rappresentanti di più di 100 Paesi, l'Uicc - dice Hill - ha deciso di sensibilizzare la popolazione, in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, sul “contributo†che le infezioni portano al pesante fardello del cancro a livello mondiale".
Tumori al collo dell'utero, al fegato, allo stomaco sono causate da infezioni croniche. Per battere queste neoplasie, dunque, servono strategie di prevenzione da mettere in pratica in tutto il mondo: vaccinazioni, maggiore igiene, stili di vita adeguati, antibiotici e altri farmaci ad hoc.
Il cancro potrebbe essere evitato nel 40% dei casi puntando sulla prevenzione. E non solo con stili di vita sani, ma anche con la giusta protezione da quelle infezioni che aprono la strada alla malattia.
Ma questo tipo di prevenzioni sono possibili nei Paesi così detti “sviluppatiâ€. Dove l’accesso a informazioni mediche, strutture mediche e professionisti specializzati è relativamente semplice. Ma nei Paesi in via di sviluppo la questione cambia radicalmente. Si parla spesso del problema dell’AIDS, ma in pochi sanno che in questi Paesi i casi di tumore crescono in maniera allarmante.
E le differenze pesano molto. Uno studio recente, realizzato dal Centro internazionale per la ricerca sul cancro e pubblicato su 'The Lancet Oncology', ha dimostrato che il tasso di sopravvivenza dopo una diagnosi di cancro al seno delle donne del Gambia e' del 12%, contro l'80% delle donne della Corea del Sud. E in caso di tumore al collo dell'utero, in Uganda il 13% delle pazienti ha una sopravvivenza di 5 anni, mentre per le donne di Singapore la speranza di vita e' 5 volte più elevata.
Non solo. Secondo i dati più recenti, nei Paesi poveri si concentrano più della metà dei nuovi casi di tumore e più del 60% dei decessi per cancro. La malattia è causa di 7,4 milioni di morti l'anno (dati 2004), rappresenta cioè il 13% della mortalità mondiale. Il cancro ai polmoni, allo stomaco, al fegato al colon e al seno sono i killer principali. Insomma il cancro uccide ma si può battere. Ma l’indifferenza umana, la miseria, il cinismo spregiudicato e miope di moltissime case farmaceutiche, sono malattie molto più difficili da sradicare.
(fonte: skytg24.it) |
| Frutta e verdura per ridurre il rischio di cancro linfatico |
25/01/2010 00:32 |
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| Gli antiossidanti contenuti in frutta e verdura diventano ogni giorno tra i più preziosi alleati della salute. Ed è un nuovo studio ad affermare che l'assunzione di queste sostanze può ridurre del 30% il rischio di sviluppare il linfoma non-Hodgkin, ovvero una forma di tumori maligni del tessuto linfatico.
I risultati di questo studio che sono stati resi noti dall'Iowa Women's Health Study e pubblicati sul "International Journal of Cancer", mostrano come un maggiore apporto dietetico di specifici nutrienti antiossidanti, come la vitamina C, alfa-carotene e proantocianidine siano stati anche individualmente associati a significative riduzioni del rischio di cancro.
I ricercatori, guidati dal dr. James Cerhan della Mayo Clinic College of Medicine, hanno analizzato l'assunzione di queste sostanze attraverso la dieta nei confronti di 35.159 donne di età compresa tra i 55 e i 69 anni. Durante il periodo di studio sono stati documentati 415 casi di linfoma non-Hodgkin.
L'assunzione di normali quantità di vitamina C è stata associata a un 22% di riduzione del rischio di linfoma, mentre un'assunzione di alfa-carotene, proantocianidine e manganese è stata associata con 29, 30 e 38% di riduzione del rischio. Non è stata osservata alcuna associazione con l'assunzione di integratori vitaminici.
Una maggiore assunzione di frutta e verdura è poi stata associata a un 31% di riduzione del rischio, mentre l'assunzione di verdure giallo/arancione è stata associata a una riduzione del 28% e del 18% per le crucifere.
Questi risultati mostrano che una maggiore integrazione di vitamine e antiossidanti sia utile nella prevenzione dei questo tipo di patologie e che, tuttavia, debba essere fatta attraverso il cibo e non per mezzo di integratori vitaminici concludono i ricercatori.
(fonte: lastampa.it) |
| Evitare il cancro della pelle indossando i guanti |
25/01/2010 00:31 |
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| Il consiglio, per quanto comprensibile visto nell'ottica dei medici che cercano di aiutare le persone a prevenire il temibile tumore della pelle, giunge un po' insolito. Difatti, gli scienziati neozelandesi consigliano agli automobilisti di indossare i guanti durante la guida per proteggere le pelle delle mani dai raggi solari nocivi. Fin qui niente di strano, sennonché, potrebbe obiettare qualcuno, i guanti dovrebbero essere indossati d'estate… quando, notoriamente, fa caldo.
Be', rispondono gli esperti, non si tratta di indossare guanti di lana ma dei cosiddetti guanti da guida che non dovrebbero causare problemi di calore.
A ogni modo, è proprio la Cancer Society di Wellington (Nuova Zelanda) a mettere sull'avviso gli automobilisti dai pericoli derivanti dall'esposizione prolungata ai raggi solari nocivi. Infatti, è proprio quando si è alla guida di un veicolo che ci si espone involontariamente a queste radiazioni che, anche i vetri non riescono a filtrare, secondo il controverso parere degli esperti. Nonostante si ritenga che certi tipi di vetro agiscano in misura totale tal senso, mentre – sempre secondo gli scienziati neozelandesi – i vetri chiari filtrano unicamente circa il 37% delle radiazioni UV-A.
Ecco quindi che, in vista di lunghi viaggi o di frequenti tragitti in auto, gli scienziati consigliano di indossare degli indumenti protettivi, cioè dei semplici abiti che coprano le parti più esposte come i già citati guanti o magliette con le maniche lunghe per proteggere le braccia. E se proprio non si resiste con dei capi di vestiario indosso, allora consigliano di proteggersi con delle creme solari e gli immancabili occhiali da sole.
(fonte: lastampa.it) |
| La fontana della giovinezza? Ridurre lo zucchero |
25/01/2010 00:29 |
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| Su invertebrati, moscerini e topolini c'è la certezza da tempo: mangiar poco allunga la vita, anche di parecchio. Qualche mese fa lo stesso risultato è stato dimostrato in animali che sono nostri parenti stretti, i macachi. Ora una ricerca condotta su cellule umane segna un altro punto a favore della teoria della restrizione calorica, secondo cui «tirar la cinghia» fa vivere più a lungo e molto probabilmente meglio.
STUDIO SPERIMENTALE – La ricerca, uscita sul FASEB Journal, è stata condotta su cellule polmonari umane normali e precancerose, in uno stadio che precede di poco la trasformazione tumorale vera e propria. Entrambi i tipi cellulari sono stati fatti crescere in vari terreni di coltura, ricevendo quantità di glucosio normali o ridotte; i ricercatori, del Center for Aging e del Comprehensive Cancer Center dell'Università dell'Alabama, le hanno seguite nel corso di alcune settimane per vedere come e quanto si moltiplicavano e per registrarne la sopravvivenza. Chiari i risultati: se lo zucchero a disposizione scarseggiava, le cellule normali vivevano più a lungo, quelle pre-tumorali morivano. C'è dell'altro: valutando l'espressione e l'attività di alcuni geni-chiave delle cellule i ricercatori si sono accorti che la «dieta» a basso contenuto di glucosio stimolava un aumento dei livelli di telomerasi, l'enzima che «mantiene giovani» i telomeri (le strutture terminali dei cromosomi che si accorciano man mano che si invecchia); inoltre, la scarsità di glucosio riduceva l'attività di un altro gene che invece rallenta la funzione della telomerasi.
CONFERME – Tutti effetti che non dipendono da mutazioni nel DNA, ma sono una reazione all'ambiente in cui si trova la cellula: si chiamano effetti epigenetici e stanno assumendo una sempre maggiore importanza agli occhi degli scienziati perché possono condizionare il destino delle cellule molto più di quanto ci si aspettasse in passato. I dati degli statunitensi portano acqua al mulino di chi da anni sostiene che ridurre l'introito di cibo (specialmente dolce, parrebbe) possa farci vivere di più e meglio. Il direttore della rivista su cui è stato pubblicato il lavoro si spinge a prevedere che ci vorrà poco per «ottenere una fontana della giovinezza farmacologica, una pillola in grado di far vivere a lungo e senza tumori»; l'autore dell'articolo, Trygve Tollefsbol, spera dal canto suo che «la scoperta possa aiutare a capire come prevenire i tumori e altre malattie età -correlate, riducendo e controllando l'introito calorico in specifiche popolazioni cellulari». In altre parole, «affamare» selettivamente cellule che altrimenti invecchierebbero presto o le cellule tumorali: per farlo ci vorranno farmaci che per ora sono più che futuribili. Per stare meglio e invecchiare senza acciacchi, meglio cominciare allora mangiando poco e sano: la dimostrazione che basta introdurre cento calorie in meno al giorno per tagliare del 10 per cento il rischio di disabilità tipiche dell'anziano è arrivata poco tempo fa, da una ricerca presentata all'ultimo congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatra. Condotta non su cellule, ma su uomini e donne in carne e ossa. E visto che gli indizi vanno tutti nello stesso senso, pare proprio che convenga essere parchi a tavola se vogliamo arrivare a soffiare su 80 o 90 candeline, magari in buona salute.
(fonte: corriere.it) |
| In arrivo il vaccino contro il melanoma |
25/01/2010 00:25 |
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| La lotta al melanoma, uno dei tumori della pelle più diffusi e temibili per l’alto tasso di mortalità associato, potrebbe concludersi in due anni con una vittoria schiacciante della scienza contro la malattia. Entro il 2012 infatti potrebbe essere pronto un vaccino per la cura del tumore alla pelle che è stato presentato a Genova in occasione di un convegno nazionale sui linfomi cutanei e il melanoma.
Ci sta lavorando l’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro e i risultati dei lavori sembrano essere molto incoraggianti. A breve potrebbe partire la prima sperimentazione sull’uomo ed entro due anni, se i risultati saranno all’altezza delle aspettative, essere distribuito.
Fino ad allora, restano valide le norme di buon senso: sole con cautela e diagnosi precoce sono le vie da seguire per evitare di imbattersi nella malattia. Le regole: esporsi al sole con moderazione e adeguata protezione e verificare periodicamente la comparsa di nei, monitorando quelli già esistenti.
(fonte: benessereblog) |
| Bassi livelli di glucosio contrastano i tumori |
10/01/2010 12:10 |
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| Consumare meno glucosio, lo zucchero più comune nelle diete, può estendere la vita delle cellule polmonari sane e incrementare la velocità di distruzione delle cellule polmonari pre-cancerose, riducendo la crescita del tumore.
Questa la scoperta di alcuni ricercatori della University of Alabama a Birmingham (UAB) e pubblicato sulla rivista Faseb Journal.
Come spiega Trygve Tollefsbol, autore dello studio: «Questi risultati dimostrano ulteriormente i benefici potenziali per la salute di controllare l'apporto calorico. La nostra ricerca indica che una riduzione delle calorie estende la durata della vita in buona salute delle cellule umane e aiuta la capacità naturale del corpo di uccidere le cellule che formano il cancro».
Gli studiosi hanno analizzato gli effetti del glucosio su cellule umane polmonari sane e pre-cancerose in provetta. Ad alcune sono stati dati livelli normali di glucosio e ad altre livelli molto bassi. Le cellule sono state poi lasciate crescere per diverse settimane.
«In questo periodo di tempo, siamo stati in grado di monitorare la capacità delle cellule a dividersi e a sopravvivere. È emerso che i livelli bassi di glucosio guidano le cellule sane a crescere più di quanto non facciano in genere e provocano la morte di un gran numero di cellule pre-cancerose».
(fonte: sanihelp.it) |
| In Italia effettuati quattro milioni di esami per screening nel 2008 |
10/01/2010 12:09 |
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| Sono stati circa quattro milioni gli esami di screening oncologici effettuati in Italia nel 2008 e quasi otto milioni e mezzo gli italiani invitati a prendere parte a uno dei tre programmi di prevenzione previsti: quello mammografico per il tumore al seno, il pap test per le neoplasie della cervice uterina e la ricerca del sangue occulto nelle feci per il carcinoma colonrettale. I tumori così individuati sul territorio nazionale sono stati in totale 11.500, dei quali 5.500 alla mammella, 2.700 al colon retto e 3.300 alla cervice uterina. I numeri sono stati resi noti in occasione dell’ottavo convegno dell’Osservatorio Nazionale Screening (realizzato in collaborazione con la regione Piemonte e il Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte), che ha il compito di monitorare la diffusione e la qualità dei programmi di screening nelle varie regioni italiane. Gli esami per la prevenzione del carcinoma mammario, del cervicocarcinoma e del tumore colorettale rientrano, infatti, fra i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e devono essere garantiti a tutti i cittadini residenti sul territorio nazionale.
LA MAMMOGRAFIA - Tra il 2003 e il 2008, in Italia, l'estensione teorica dello screening mammografico (che esprime il rapporto fra la popolazione che vive in un’area dove è attivo un programma di screening e l’insieme della popolazione italiana) è cresciuto dal 56,2 all'87 per cento, pur permanendo uno squilibrio fra Nord e Centro da un lato e Sud e isole dall’altro. Nel 2008, poi, l’estensione effettiva (cioè la percentuale di donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni realmente invitate a fare il test) è stata pari al 69 per cento (88 per cento al Nord, 77 al Centro e 38 al Sud).
CARCINOMA AL COLLO DELL’UTERO - Per quanto riguarda lo screening della cervice uterina, nel 2008, il 75 per cento del territorio nazionale è risultato coperto da programmi organizzati e in questo caso la differenza tra le parti del Paese è risultata meno marcata. Infatti, nel 2008 si passa dal 68 per cento circa del Nord all’86 per cento del Centro al 77 del Sud. Inoltre, migliora la diffusione dei test preventivi. Se cinque anni fa la percentuale di copertura effettiva riguardava solo il 43 per cento delle italiane, ora il 63 per cento delle donne nella fascia di età 25-64 anni ha ricevuto effettivamente la lettera di invito (65 per cento al Centro, 76 al Nord, 54 Sud e isole).
COLON RETTO - Infine, grandi passi avanti sono stati fatti per quanto riguarda il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (impiegato per la diagnosi precoce del carcinoma al colon retto). Mentre prima del 2004 praticamente non esistevano programmi organizzati per questo tumore, nel 2008 risulta coperto dallo screening del carcinoma colonrettale (tramite ricerca del sangue occulto fecale, nella grande maggioranza di casi, o mediante rettosigmoidoscopia) circa il 51 per cento del territorio nazionale. La copertura riguarda essenzialmente il Nord (73 per cento) e il Centro (56), mentre è meno diffusa al Sud (solo il 16 per cento), dove è però comunque in crescita rispetto agli anni precedenti. Le persone effettivamente invitate (donne e uomini fra i 50 e i 70 anni nella maggior parte delle regioni) sono il 36 per cento della popolazione target, con una grande differenza fra Nord (oltre il 60 per cento) e Centro (oltre il 30) rispetto al Sud (soltanto il 5), dove questo tipo di prevenzione interessa ancora oggi una piccola minoranza delle persone che ne avrebbero diritto.
(fonte: corriere.it) |
| Sesso femminile: coi rapporti giovanili si rischia il cancro all’utero |
28/12/2009 00:58 |
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| Attenzione ragazze, il sesso fin da giovanissime è un’abitudine pericolosa, e non solo per il rischio di gravidanze indesiderate. Secondo uno studio pubblicato dal â€British Journal of Cancer†riportato dalla Bbc, infatti, un’attività sessuale troppo precoce raddoppia il pericolo di sviluppare il cancro alla cervice uterina.
A far la differenza, a detta degli esperti britannici, sarebbe il numero di anni che il virus Hpv, principale responsabile di questa neoplasia, avrebbe a disposizione per produrre danni in caso di infezione.
Tant’è che i risultati della ricerca, realizzata dall’International for Research on Cancer, non riguardano solo le teenager, ma dimostrano che il rischio di cancro della cervice è maggiore anche nelle donne che hanno avuto il primo rapporto sessuale a 20 anni rispetto a quelle che avevano vissuto la loro prima volta a 25. Lo studio è stato condotto su circa 20 mila donne.
I ricercatori si sono focalizzati anche sul reddito dal momento che è già noto che l’incidenza del cancro della cervice è più alta tra le meno abbienti. A render più fitto il mistero c’è il fatto che i tassi di infezione da Hpv sono omogenei tra le donne più ricche e le altre, ma il cancro colpisce di più le indigenti.
Così, cercando di capirne il motivo, gli studiosi hanno scoperto che le meno abbienti in media fanno sesso prima, ovvero con circa quattro anni di anticipo rispetto alle coetanee benestanti. Finora questo divario, che accomuna le donne di ogni angolo del pianeta, era attribuito alla scarsa attenzione ai test per stanare la malattia tra le classi sociali meno abbienti.
Ma, secondo il nuovo studio, il fattore più importante sarebbe un altro: a quanti anni si inizia a far sesso. A incidere, secondo la ricerca, anche l’etá della prima maternità e, in parte, il fatto di fare il Pap-test, mentre nessun legame è stato riscontrato con il numero di partner avuti o col fatto di essere fumatrice.
â€Se si viene infettate presto dall’Hpv – spiega Silvia Franceschi, scienziata italiana a capo della ricerca – il virus ha più tempo a disposizione per produrre tutta quella serie di eventi a catena che possono portare allo sviluppo del cancroâ€.
(fonte: blitzquotidiano.it) |
| Calore contro tumore |
28/12/2009 00:57 |
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| Contro i tumori aggressivi e di rapida crescita come i glioblastomi cerebrali, si è dimostrata utile una terapia che consiste nel riscaldare il tessuto malato con nanoparticelle magnetiche. Lo fa pensare un esperimento eseguito all'ospedale Charité di Berlino su 59 pazienti recidivi, in corso fin dal 2004. Ebbene, con questo trattamento essi sono sopravvissuti in media 13 mesi dopo la ricaduta -più del doppio rispetto a chi era stato sottoposto alle cure usuali: chirurgia, radiazioni, chemioterapia. Gli specialisti della Charité hanno già inoltrato domanda d'autorizzazione all'Unione europea, che consentirebbe di praticare il trattamento anche a pazienti non inseriti nel programma; la decisione è prevista per la metà dell'anno prossimo
(fonte: consumatori.myblog.it) |
| Make-up e trucco pongono seri rischi per salute |
28/12/2009 00:55 |
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| Apparire più belle vale la salute? La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno, dopo aver saputo dai risultati di uno studio che l'uso di prodotti per il trucco come mascara, fondotinta, ombretto e altri possono causare problemi di salute anche gravi come tumori, infertilità e squilibri ormonali. E più giovani si è quando s'inizia a truccarsi, più rischi ci sono.
La ricerca è stata condotta dagli scienziati dell'Environmental Working Group (EWG) di Washington (Usa) per comprendere gli effetti del make-up sulle giovani ragazze che, come riportato da numerose indagini, iniziano a utilizzare i prodotti per la bellezza sempre più in giovane età .
Oggetto dello studio sono state ragazze di età compresa tra i 14 e i 19 anni che utilizzavano prodotti di bellezza e per il trucco.
Dalle analisi condotte sui prodotti usati si è scoperto che questi contenevano sostanze chimiche come ftalati, triclosan, parabeni e muschi che sono riconosciuti agenti tossici per la pelle e l'organismo in generale, hanno sottolineato i ricercatori.
Analizzando le abitudini di queste ragazze è emerso che in media esse utilizzano 17 prodotti ogni giorno tra cui rossetti, ombretti, mascara, smalto per unghie e tinture per capelli, contro una media di 13 utilizzati dalle donne adulte.
I ricercatori di sono detti preoccupati per l'aumento dell'uso di questi prodotti che, avvertono, se non usati correttamente possono causare serie reazioni allergiche e danni alla salute. Tra i vari problemi che possono causare ci sono danni anche permanenti agli occhi causati da un eventuale accidentale contatto con le sostanze contenute nelle tinture per capelli; un'intossicazione causata dall'assorbimento del piombo – un metallo pesante, tossico – contenuto per esempio nel kajal o khol.
In passato e da altri studi alcune sostanze contenute in certi trucchi e prodotti per la bellezza sono state collegate a problemi ormonali, di riproduzione e alla depressione.
(fonte: lastampa.it) |
| Un peptide della soia può combattere il cancro |
05/12/2009 19:53 |
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| Ecco un bell'esempio di come riciclare possa essere utile non solo per l'ambiente, ma anche per la salute umana.
È il caso di un prodotto "di scarto" della lavorazione della soia che, secondo due studi condotti presso l'Università dell'Illinois (Usa), può essere utile per combattere la leucemia e bloccare l'infiammazione a causa di malattie croniche come diabete, malattie cardiache e ictus.
Il peptide in questione si chiama Lunasin e nello studio condotto per verificarne l'effetto sulle cellule cancerose della leucemia, i ricercatori hanno identificato una sequenza chiave di aminoacidi che ha causato la morte delle cellule leucemiche per mezzo dell'attivazione di una proteina detta Caspasi-3. Gli aminoacidi attivi sono l'arginina, la glicina e l'acido aspartico, noti anche come sequenza RGD.
La dr.ssa Elvira de Mejia ha descritto l'utilizzo del lunasin confermandone la biodisponibilità nell'organismo umano per mezzo di un altro studio in cui sono stati somministrati 50 g di proteine della soia per cinque giorni. Significativi livelli di questo peptide, infatti, sono stati trovati nel sangue dei partecipanti allo studio.
Questo conferma la scoperta di una ricerca che segnalava per la prima volta come il lunasin avesse bloccato o ridotto l'attivazione di un maker chiave (NF-kappa-B) nella catena di eventi biochimici che causano le infiammazioni. Vi è anche stata una riduzione statisticamente significativa dell'interleuchina-1 e l'interleuchina-6, che giocano entrambe ruoli importanti nel processo infiammatorio. In particolare, la riduzione dell'interleuchina-6 è stata molto alta.
Un altro studio ha confermato la capacità del lunasin di inibire la topoisomerasi II, un enzima che evidenzia lo sviluppo del cancro.
«Sappiamo che l'infiammazione cronica è associata a un aumentato rischio di neoplasie maligne, che essa è un fattore critico nella progressione tumorale» ha dichiarato la dr.ssa de Mejia. «E possiamo vedere che il consumo giornaliero di proteine della soia ricche di lunasin può contribuire a ridurre l'infiammazione cronica. Studi futuri dovrebbero aiutarci a formulare raccomandazioni dietetiche» conclude de Mejia.
(lm&sdp)
Source: gli studi citati sono stati pubblicati su "Molecular Nutrition and Food Research", "Food Chemistry", "Journal of Agricultural and Food Chemistry", "Journal of AOAC International".
(fonte: lastampa.it) |
| Il caffè protegge dal cancro dell'endometrio |
04/11/2009 09:56 |
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| Il caffè si rivela essere un ottimo alleato per le donne: protegge infatti dal rischio di sviluppare il cancro dell'endometrio. Le donne che bevono almeno due tazze di caffè (con caffeina) al giorno potrebbero ridurre le probabilità di ammalarsi. Questo almeno il risultato di studio svedese, che ha anche rilevato che la protezione è maggiore per le donne sovrappeso e obese, come spiega la co-autrice dottoressa Emilie Friberg, del Karolinska Institutet di Stoccolma. Il team di studiosi ha intervistato due volte 60.634 donne svedesi chiedendo quanto caffè consumassero: la prima volta all'inizio dello studio, tra il 1987 e il 1990, la seconda nel 1997. I ricercatori hanno poi seguito le pazienti per una media di 17 anni. In questo periodo, 677 donne, circa l'1%, hanno sviluppato il cancro dell'endometrio.
(fonte: sanihelp.it) |
| Il matrimonio? Il segreto per "battere il cancro", non solo per smettere di fumare |
30/08/2009 13:42 |
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| Ieri è uscita dalle Agenzie, e poi rimbalzata con grande enfasi su numerosi quotidiani, la notizia che l'uomo guadagna di più in salute sposandosi che non smettendo di fumare. Sì, è vero per l'uomo. Ma la donna? Per la donna, secondo lo studio, non ci sarebbero stati vantaggi.
Ma, forse non è proprio così, e lo suggerisce un altro nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Indiana University School of Medicine di Indianapolis che riguarda un problema molto serio, come quello del cancro. Secondo questo nuovo studio, infatti, le persone sposate, di entrambe i sessi, hanno maggiori probabilità di sopravvivere al cancro.
Al contrario, i separati ne avrebbero molte meno poiché, secondo i ricercatori, lo stress a cui è sottoposto la persona che si separa intacca il sistema immunitario rendendolo più suscettibile agli attacchi del cancro.
La ricerca, coordinata dal dr. Gwen Sprehn, ha preso in esame una massa imponente di dati ricavati dal database del Surveillance Epidemiology and End Results (SEER) basato sui rendiconti dei casi di cancro registrati negli Usa. Tutto questo per cercare le tendenze in termini di sopravvivenza tra i pazienti affetti da cancro che fossero separati, divorziati, vedovi e non sposati.
Lo studio ha dimostrato che i rapporti personali hanno un ruolo significativo nella salute fisica: in particolare che i buoni rapporti sono positivi, mentre quelli scandenti sono deleteri. Nei casi di prognosi di cancro, poi, si è scoperto che chi è sposato vive più a lungo di chi è tornato a essere single.
Nello specifico i ricercatori hanno valutato i tassi di sopravvivenza a 5 e 10 anni su un campione di 3,79 milioni di pazienti con diagnosi di tumore tra gli anni 1973 e il 2004. I dati hanno mostrato che tra le persone sposate il tasso di sopravvivenza era del 57,5 – 63,3%, mentre tra le persone separate era del 36,8 – 45,4%.
Per quanto riguarda i vedovi la percentuale è del 40,9 – 47,2%; tra i divorziati del 45,6 – 52,4% e, infine, per chi non si è mai sposato tra il 51,7 e il 57,3%.
Il dr. Sprehn, commentando i risultati ha suggerito come tra i più vulnerabili ci siano proprio le persone che stanno attraversando una separazione ed è su queste persone che bisogna porre le maggiori attenzioni, anche in fase di valutazione e identificazione dei rapporti tra stress e sopravvivenza. In questo modo si potrà agire tempestivamente per contribuire a migliorare le possibilità di sopravvivenza laddove manchi una relazione di coppia stabile e serena.
Lo studio sarà pubblicato nel numero di novembre 2009 sulla rivista della American Cancer Society.
(fonte: lastampa.it) |
| I "nuovi" broccoli per ridurre il rischio di malattie cardiache e cancro |
19/08/2009 11:51 |
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| Li hanno chiamati "Booster Broccoli" e sono i nuovi super broccoli che, a differenza di quelli "normali" contengono molte più vitamine e antiossidanti (fino al 40% in più) e pare che siano anche più dolci.
Li hanno creati i ricercatori del Victoria's Department of Primary Industries (DPI) in Australia in collaborazione con il New Zealand Institute for Plant & Food Research e, secondo le intenzioni sarebbero stati prodotti proprio per contrastare e ridurre i casi di malattie cardiache e il cancro.
Il dr. Rod Jones e il suo team hanno testato ben 400 varietà di broccoli - frutto di una partnership tra il DPI e diverse grandi aziende – e alla fine hanno selezionato quella che è stata ritenuta la migliore in quanto ritenuta più ricca di sostanze antiossidanti, in particolare il sulforafano, e da qui sono nati i Booster Broccoli.
Con questo nuovo ortaggio possiamo fare del bene in più modi, hanno dichiarato gli scienziati. Miglioriamo la salute delle persone che possono consumare verdure di cui conosciamo bene i pregi e miglioriamo la rendita dei coltivatori che possono vendere a miglior prezzo questo prodotto "di marca".
Booster Broccoli è prodotto dalla Vital Vegetables.
(fonte: lastampa.it) |
| «Lampade solari cancerogene» |
01/08/2009 13:13 |
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| Niente più dubbi. Le lampade abbronzanti sono cancerogene e, soprattutto se l’abitudine al lettino solare inizia da giovanissimi, aumentano notevolemente i rischi di tumore cutaneo, anche di una forma aggressiva come il melanoma. Sono le conclusioni dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che ha deciso di alzare il livello di rischio delle apparecchiature Uv, passandole dalla categoria di «probabili cancerogeni» a quella di «cancerogeni per l’uomo».
«PROVE SUFFICIENTI» - «L’analisi di oltre 20 studi epidemiologici dimostra che il rischio di melanoma aumenta del 75 per cento se l’uso delle apparecchiature abbronzanti inizia prima dei 30 anni» spiegano in un comunicato gli autori della revisione (20 ricercatori di nove paesi diversi). Non solo, risulta altrettanto evidente che le lampade espongono anche a rischi più elevati di melanoma oculare. «Tutto ciò – riassumono i ricercatori – rafforza le raccomandazioni dell’Oms di evitare lampade solari e proteggersi dall’esposizione eccessiva al sole». Il rapporto completo appare sul numero di agosto della rivista Lancet Oncology .
C’E’ CHI RISCHIA DI PIÙ - Con la nuova classificazione, lettini e docce solari vanno dunque ad affiancare fattori di rischio come l’amianto, gli alcolici, il fumo, l’epatite o il radon (questi agenti, infatti, compaiono nella lista di cancerogeni «gruppo uno» dell’Iarc). Dire che sono fattori di rischio certi per i tumori significa anche dire che sono egualmente pericolosi? «Non direi – risponde Natale Cascinelli, referente del programma melanoma dell’Organizzazione mondiale della sanità -. L’amianto è pericoloso per tutti, così come le sigarette. I raggi Uv sono pericolosi soprattutto per chi appartiene al fototipo uno: pelle e occhi chiari, capelli rossi o biondi». E l’esempio classico è il «paradigma degli Scozzesi»: «In Scozia ci sono 13-15 casi di melanoma ogni 100mila abitanti. Fra gli scozzesi emigrati nel Queensland, «the sunshine state» in Australia, la cifra sale a 63 ogni 100mila, proprio per la combinazione micidiale fra caratteristiche genetiche e esposizione ambientale. In Europa l’incidenza del melanoma è massima in Scozia , Svezia e Norvegia, dove di certo non abbonda il sole, ed è invece più bassa nei paesi Mediterranei».
LAMPADE PIU’ PERICOLOSE DEL SOLE? – Si parla spesso degli effetti benefici del sole, che fra le altre cose, stimola la produzione di vitamina D, alleata nella prevenzione di molte malattie, compresi alcuni tumori. Eppure l’Iarc classifica le radizioni solari come cancerogeni del gruppo 1 sin dal 1992. «Certo che il sole è un cancerogeno, quello mal preso, senza filtri e senza precauzioni – spiega Giovanni Leone, responsabile del servizio di fotodermatologia dell’Istituto San Gallicano di Roma –. In teoria il meccanismo di cancerogenesi è lo stesso per i raggi solari e per quelli delle lampade. Ma il sole fa parte del nostro ambiente naturale, ne abbiamo bisogno. Al contrario, le lampade sono uno strumento spinto dal mercato della bellezza. Emettono radiazioni Uva anche sette o otto volte superiori a quelle che si possono assorbire in una giornata di sole». Ma non aiutano a preparare la pelle alla spiaggia? «E’ una sciocchezza, una vecchia credenza. L’abbronzatura prodotta dagli Uva – prosegue Leone - non è protettiva, a differenza di quella solare, che è un fenomeno decisamente più completo. Se proprio le lampade si devono usare, che almeno ci siano informazione, controlli e prevenzione».
VUOTO NORMATIVO – E non è solo il mondo scientifico a chiedere regole per l’industria del colorito dorato (13mila esercizi autorizzati più qualche migliaio non autorizzati, comprese apparecchiature sparse in hotel, palestre, negozi di parrucchieri), ma anche quello politico. A fine giugno, i senatori radicali-Pd Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali Maurizio Sacconi e al ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, ricordando che la legge sull’attività di estetista (legge n. 2 del 1990) prevedeva norme per regolare caratteristiche tecniche, cautele, modalità di regolazione e esercizio (compresa la formazione degli addetti) delle apparecchiature elettromeccaniche usate nei beauty center. Tali norme dovevano essere emanate entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, invece sono passati 19 anni. Solo la Regione Piemonte ha prodotto nel 2003 un regolamento regionale che prevede sanzioni fino alla chiusura dell’attività .
CHI CONTROLLA CHI? - Chi controlla che un quindicenne non si arrostisca in un lettino solare un giorno sì e uno no? E quanti gestori rimanderebbero indietro un cliente pel di carota? Alzi la mano chi non è mai entrato in un solarium andando dritto verso la cabina, senza che nessuno si sognasse di regolare prima tempi e intensità adatti. «Servono subito norme – insiste Giovanni Leone - che definiscano l’obbligo di qualifica per il personale che gestisce le attrezzature, di informazione all’utenza dei potenziali rischi, di selezione dell’utenza in base a fattori di rischio, come l’età e il tipo di pelle».
NIENTE SOLARIUM PER I RAGAZZI – In Francia, oltre a promuovere controlli a tappeto sugli esercizi, è stato vietato ai minorenni l’uso dell’abbronzatura artificiale, come raccomandato da Oms e Unione Europea, mentre Germania e Gran Bretagna ci stanno pensando. Negli Stati Uniti le norme sono generalmente severe, sempre con un occhio di riguardo per i teenager. «Tanto più giovane è l’individuo, tanto meno i melanociti sono maturi e pronti a reagire alle radiazioni Uv» ammonisce Cascinelli. Meglio allora che i giovanissimi si accontentino del colorito di una giornata all’aperto.
USARE LA TESTA – In generale vale l’invito al buon senso, ribadisce Cascinelli: «Quando si va a fare una lampada bisogna comportarsi come quando si prende il sole, occorre procedere con gradualità . Se una persona pallida dopo l’inverno ha fretta di abbronzarsi e fa un lettino da venti minuti è come se si sdraiasse al sole cocente di mezzogiorno! E le scottature sono un segnale d’allarme, sia al sole sia dall’estetista, da non sottovalutare». Meglio darsi una regolata e, in caso di dubbi, chiedere al dermatologo.
(fonte: corriere.it) |
| Un intenso esercizio fisico dimezza il rischio di cancro |
01/08/2009 13:10 |
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| Il fatto che una regolare attività sportiva aiuti il benessere fisico generale è cosa nota. Oggi, però, arriva una nuova conferma del fatto che lo sport riduce significativamente le possibilità di ammalarsi di cancro. Ad affermarlo è uno studio finlandese pubblicato sul British Journal of Sports Medicine, secondo il quale il rischio di sviluppare tumori diminuisce sensibilmente - fino in alcuni casi a dimezzare – se si fanno 30 minuti di intenso esercizio quotidiano, grazie al consumo di ossigeno che questo comporta.
SIAMO UN PAESE DI PIGRI – Una notizia che dovrebbe contribuire a invogliare anche gli italiani più pigri. Stando alle statistiche più recenti , infatti, sono più di 17 milioni gli sportivi in Italia, ma solo 3,5 milioni sono coloro che fanno agonismo e i tesserati di qualche federazione. Ben il 41 per cento dei connazionali, invece, non muove un dito. Sebbene sia ormai stato provato da diversi studi che l’attività fisica aiuta a prevenire molte malattie, quali diabete e obesità , cardiopatie e tumori: nella prevenzione del cancro del seno e del retto, ad esempio, il 30 per cento è dovuto alla buona attività fisica. E cifre alla mano, uno studio statunitense (pubblicato nel 2008 sul Journal of the National Cancer Institute) su 65 mila donne tra i 24 e i 42 anni aveva dimostrato che praticare sport fin dall’età dello sviluppo riduce del 23 per cento il rischio di un tumore mammario in pre-menopausa.
LO STUDIO – Ora i ricercatori hanno seguito per circa 17 anni 2.560 uomini della Finlandia dell’est, di età compresa tra i 42 e i 61 anni, senza precedenti di cancro in famiglia. Misurando l’attività fisica in Met (ovvero l’equivalente metabolico del consumo di ossigeno) sembra che, in assenza di fattori influenzanti - come consumo il eccessivo di alcol e fumo o soprappeso -, coloro che arrivano a una media di 5.2 Met per circa 30 minuti al giorno dimezzano il rischio di cancro rispetto a chi fa meno attività sportiva. Secondo la ricerca, camminare per mezz’ora corrisponde a 4,2 Met, fare jogging equivale a 10,1, il giardinaggio fa consumare 4,3 Met e andare in bicicletta al lavoro 5,1.
PREVENZIONE ANTICANCRO - Circa i due terzi delle neoplasie sono direttamente o indirettamente correlati con il tabacco e un regime alimentare non corretto. Teoricamente l’abolizione del fumo, una dieta più appropriata, una vita più sana in un ambiente meno inquinato possono drasticamente ridurre l’incidenza del cancro. Inoltre, numerosi esperti in oncologia ricordano che sarebbe buona regola fare almeno mezz’ora al giorno di esercizio, alternando lo sport alla semplice attività motoria (come passeggiare o salire le scale). Tutto questo con l’obiettivo di mantenere un peso corporeo desiderabile: molti studi, infatti, hanno provato come un’eccessiva introduzione calorica e l’obesità siano in relazione con un’aumentata mortalità per alcune neoplasie, tra le quali i tumori del colon, della mammella, dell’utero e della prostata.
(fonte: corriere.it) |
| Smettere di fumare migliora la salute del cuore |
19/07/2009 20:02 |
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| Smettere di fumare non ridurrà immediatamente il rischio di tumore al polmone ma almeno produrrà degli immediati benefici per il cuore. Gli effetti del fumo sul cuore sono stati al centro di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Feinstein Institute for Medical Research (Manhasset, NY - USA). I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista dell'American College of Chest Physicians (Chest, Luglio 2009).
In base a quanto osservato dai ricercatori, le persone che smettono di fumare hanno dei benefici immediati sul cuore e in generale su tutto l'apparato cardiovascolare. Gli studiosi, effettuato una serie di analisi su un gruppo di donne che avevano deciso di smettere di fumare, hanno analizzato dei particolari biomarcatori correlati a specifiche infiammazioni dell'apparato cardiovascolare.
Analizzando i dati raccolti si è rilevato un aspetto molto interessante. Nel momento in cui le pazienti smettevano di fumare, e di conseguenza cessava l'introduzione delle sostanze tossiche presenti nel fumo di sigaretta, nell'organismo vi era una consistente diminuzione del fattore di necrosi tumorale (TNF), del recettore solubile TNF di tipo I e II e della Molecola-1 di adesione delle cellule vascolari (VCAM-1).
Smettere di fumare non può che fare bene al nostro organismo. Anche se i risultati di alcune ricerche hanno dimostrato che una volta abbandonato il vizio del fumo servono degli anni per ridurre i rischi per la salute, in alcuni casi, come nelle patologie legate all'apparato cardiovascolare, i benefici potrebbero essere immediati.
(fonte: universionline.it) |
| Danni del sole: le proprietà del tè verde in spray per prevenire il tumore alla pelle |
09/07/2009 20:13 |
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| Le proprietà del tè verde sono ormai note e il suo potere antiossidante è tra i più apprezzati. Adesso si aggiunge alla lista dei benefici anche la capacità di intervenire positivamente nella prevenzione dei tumori alla pelle se usato sotto forma di spray, attualmente alla fase dei test clinici, prima e dopo l’esposizione solare.
A Cleveland, nell’Ohio, si stanno studiando gli effetti immunitari dei polifenoli contenuti nel tè verde sulle cellule della pelle: un campione di volontari è stato sottoposto a esposizione ai raggi ultravioletti dopo un trattamento con spray al tè verde e le loro cellule si sono rivelate più resistenti ai danni provocati dai raggi UV rispetto a chi non aveva usufruito del trattamento. Ottime prospettive, dunque, nella prevenzione dei danni del sole.
(fonte: benessereblog.it) |
| Mangiare grassi animali può aumentare il rischio di cancro al pancreas |
30/06/2009 23:09 |
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| Il cancro al pancreas è uno dei tipi di patologie più a rischio mortalità tra quelle conosciute. Riuscire a prevenirlo è senz’altro tra le azioni migliori che si possano compiere.
Una di queste, potrebbe essere quella di assumere pochi grassi animali per mezzo di carne rossa e prodotti lattiero caseari. Questo è quanto suggerisce una nuova ricerca pubblicata sul "Journal of the National Cancer Institute".
In questo nuovo studio, condotto dal dr. Rachael Z. Stolzenberg-Solomon della Divisione Cancer Epidemiology and Genetics presso il National Cancer Institute di Bethesda, sono stati analizzati i dati raccolti dal National Institutes of Health - AARP Diet and Health Study da più di 500mila persone.
I partecipanti alla ricerca hanno dovuto compilare un questionario riguardante le abitudini alimentari tra il 1995 e il 1996, per poi essere seguiti per una media di 6 anni valutando lo stato di salute e le eventuali diagnosi di cancro al pancreas.
Dai risultati è emerso che gli uomini e le donne che avevano consumato grandi quantità di grassi animali mostravano rispettivamente un tasso maggiore del 53% e 23% di casi di cancro pancreatico rispetto a coloro che consumavano meno grassi. In media, il rischio di tumore al pancreas era del 36% maggiore nei soggetti che consumavano molti grassi animali.
I ricercatori hanno commentato i risultati suggerendo che vi sia una possibile correlazione tra l’assunzione di grassi animali da carne rossa e prodotti lattiero caseari nel maggiore rischio di cancro pancreatico. Al contrario non vi sono evidenze di sorta nell’assunzione di grassi polinsaturi da fonti vegetali.
(fonte: lastampa.it) |
| Il tè verde attivo nel ridurre la progressione del cancro alla prostata |
23/06/2009 17:37 |
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| Ancora il tè verde protagonista di un nuovo studio grazie ai suoi numerosi effetti sulla salute. Questa volta a dichiarare che le sostanze contenute in questa pianta possono rallentare il carcinoma della prostata, sono ricercatori statunitensi della Louisiana.
Secondo questo nuovo studio condotto da un team di ricercatori del "Weiller Cancer Center, Louisiana State University Health Sciences Center-Shreveport", coordinati dal dr. James A. Cardelli, gli uomini che consumano tè verde mostrano una riduzione nel siero dei bio-marcatori predittivi la progressione del tumore.
Lo studio è stato eseguito su 26 uomini di età compresa tra i 41 e i 72 anni, tutti con diagnosi di carcinoma della prostata e con in previsione l'asportazione della prostata (prostatectomia radicale).
Ai pazienti sono stati fatte assumere quattro capsule al giorno contenenti Polyphenon E, che equivalgono, come concentrazione di elementi, a circa 12 tazze di tè verde mediamente concentrato.
La supplementazione è durata in tutto 73 giorni. Tuttavia, alcuni pazienti ne hanno beneficiato per soli 12 giorni, altri di più. Nel totale la media è stata di 34,5 giorni, fino al giorno prima dell’intervento chirurgico.
Le analisi condotte al termine della ricerca hanno evidenziato una significativa riduzione del livello dei marcatori. In alcun pazienti ha addirittura sfiorato il 30%.
Purtroppo, dichiarano gli scienziati, questo studio non è stato randomizzato; cosa che avrebbe dato la possibilità di essere certi che i buoni risultati sono imputabili unicamente al tè verde e non ad altri fattori come una modifica in positivo dello stile di vita o altri.
(fonte: lastampa.it) |
| Il te' verde per trattare una forma incurabile di leucemia |
09/06/2009 15:06 |
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| Un composto chimico presente nel te verde sembra in grado di ridurre il numero dei globuli bianchi in una forma incurabile di leucemia: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Mayo Clinic di Rochester in Minnesota e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology.
I ricercatori, visionando altri studi che avevavo già evidenziato l'utilità del te verde in queste forme tumorali e in particolare l'utilità di una molecvola chiamata epigallocatechina, EGCG, hanno somministrato a 33 pazienti affetti da una forma incurabile di leucemia, ai primi stadi e senza sintomi, capsule contenenti da 400 a 2000 mg di EGCG.
Anche usando un dosaggio di EGCG molto elevato gli effetti collaterali sono stati minimi.
Più alta è stata la dose di EGCG somministrata migliore è stata la risposta biologica con una significativa riduzione nella conta dei globuli bianchi soprattutto nei pazienti che hanno ricevuto EGCG ad una dose compresa fra 1200 e 2000 mg.
Dai primi studi, quindi, sembra che una tempestiva somministrazione di EGCG a dosi elevate nelle primissime fasi della malattia possa stabilizzare la malattia stessa.
(fonte: sanihelp.it) |
| Un "nuovo" cereale combatte obesità e cancro |
27/05/2009 10:56 |
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| È opera di un ricercatore dell’Università dell’Illinois: il dr. Soo-Yeun Lee, professore di scienza dell'alimentazione e della nutrizione. Il "nuovo" cereale a base di soia, a cui avrebbe donato un delizioso aroma di cannella, sarebbe in grado di combattere l’obesità e ridurre il rischio di cancro alla prostata e al seno.
La soia, già utilizzata nella preparazione di molti prodotti a base di cereali per la colazione, non era ancora stata usata come base o ingrediente principale. Ora, con questo nuovo prodotto, si può fruire di un alimento bilanciato senza gli elevati contenuti in grassi o zuccheri dei normali cereali da colazione. La soia, infatti, possiede 10 g di proteine e 5 g di fibre per tazza. In questo modo, si può fare una colazione nutriente e che rende sazi fino all’ora di pranzo. Evitando di mangiare fuori pasto, magari ingurgitando poco sani spuntini che favoriscono il sovraccarico proteico e il sovrappeso.
Il prof. Lee ricorda che consumare proteine della soia aiuta a ridurre il rischio di tumori al seno e alla prostata, in più riduce il livello di colesterolo nel sangue. Per questo e altri motivi, come la protezione contro l’osteoporosi, è bene introdurre la soia nella propria dieta, in particolare a colazione.
Lee e colleghi stanno lavorando per dare al loro supercereale un sapore più adatto ai gusti delle persone comuni, nonostante affermino che quello che già possiede ora – un aroma di cannella – è stato giudicato buono. Una volta trovato il sapore "migliore" il prodotto potrà essere immesso sul mercato.
(fonte: lastampa.it) |
| Le domande più frequenti sull'Influenza suina |
27/04/2009 18:52 |
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| Cos'è l'influenza suina?
L'influenza suina è una malattia respiratoria acuta dei maiali causata da virus influenzali del tipo A, che causano abitualmente epidemie di influenza tra i suini. I virus dell'influenza suina causano alti livelli di malattia e bassa mortalità nei maiali. Tali virus possono circolare tra i maiali in tutti i mesi dell'anno, ma la maggior parte delle epidemie si manifestano nel tardo autunno e in inverno, così come accade per le epidemie nella popolazione umana. Il virus dell'influenza suina classica (virus influenzale A/H1N1) è stato isolato per la prima volta negli anni Trenta del secolo scorso.
Quanti sono i virus dell'influenza suina?
Come tutti i virus influenzali anche quelli dell'influenza suina mutano continuamente: i maiali possono essere infettati dai virus dell'influenza aviaria così come da quelli dell'influenza suina. Quando virus influenzali di differenti specie animali infettano i suini, i virus possono andare incontro a fenomeni di "riassortimento" e nuovi ceppi che sono un mix di virus umani/aviari/suini possono emergere. Nel corso degli anni, si sono manifestate diverse varianti di virus influenzali suini ; al momento, nei maiali sono stati identificati 4 sottotipi principali di virus influenzali di tipo A : H1N1, H1N2, H3N2 e H3N1. Comunque, la maggior parte dei virus isolati recentemente nei maiali sono stati H1N1.
L'influenza suina può infettare l'uomo?
I virus dell'influenza suina non infettano normalmente l'uomo. Comunque, possono verificarsi infezioni umane sporadiche con virus influenzali suini. Comunemente questi casi di infezione umana da virus influenzali suini si manifestano in persone con esposizione diretta ai maiali (per esempio lavoratori addetti ad allevamenti e industrie suinicole, frequentatori di fiere zootecniche) .
Quali sono i sintomi dell'influenza suina nell'uomo?
I sintomi dell'influenza suina sono simili a quelli della "classica" influenza stagionale e comprendono: febbre, sonnolenza, perdita d'appetito, tosse. Alcune persone hanno manifestato anche raffreddore, mal di gola, nausea, vomito e diarrea. Come l'influenza stagionale, anche quella suina può causare un peggioramento di patologie croniche pre-esistenti e in passato sono stati segnalati casi di complicazioni gravi (polmonite e insufficienza respiratoria) e decessi associati ad infezione da virus dell'influenza suina.
Quanto è grave l'influenza suina nell'uomo?
Come l'influenza stagionale, l'infezione da virus influenzale suino nell'uomo può presentarsi in forma lieve o grave.
Le persone possono prendere l'influenza suina mangiando carne di maiale?
No, i virus dell'influenza suina non sono trasmessi dal cibo; non si può contrarre l'influenza suina mangiando maiali o prodotti a base di carne di maiale. In ogni caso è bene, a titolo precauzionale, cuocere la carne a temperatura interna di 70-80 °gradi. In tal modo si uccide il virus dell'influenza suina, così come gli altri batteri e virus.
Come si trasmette l'influenza suina?
I virus influenzali possono essere trasmessi direttamente dai maiali all'uomo e dall'uomo ai maiali. Le infezioni umane con virus influenzali di origine suina si manifestano con maggiori probabilità in persone che hanno contatti ravvicinati con i suini, come negli allevamenti o nelle fiere zootecniche. E' possibile anche la trasmissione da persona a persona. Si ritiene che ciò accada con le stesse modalità di trasmissione dell'influenza stagionale, cioè attraverso la diffusione di goccioline di secrezioni naso-faringee con la tosse e lo sternuto. Le persone possono anche infettarsi toccando superfici contaminate con secrezioni infette e poi portando alla bocca e al naso le mani. Per questo il lavaggio delle mani è una misura molto importante per ridurre il rischio di infezione.
Il virus di quest'epidemia in Messico e USA è contagioso?
Ci sono evidenze, stabilite dai CDC (Centers for Disease Control and Prevention, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) degli Stati Uniti d'America, che il virus responsabile dei casi negli Stati Uniti si sta diffondendo da persona a persona: comunque in questo momento non è possibile sapere quanto facile sia questa trasmissione.
Come si può diagnosticare l'infezione da virus influenzali suini nell'uomo?
Per la diagnosi di influenza suina A è necessario raccogliere un campione di secrezioni respiratorie (tampone nasale o faringeo) entro i primi 4 – 5 giorni dall'inizio dei sintomi (quando è maggiormente probabile che la persona elimini i virus). Comunque, alcune persone e in particolar modo i bambini possono eliminare il virus influenzale per 10 giorni e più. L'identificazione del virus dell'influnza suina richiede l'invio del campione ad un laboratorio di riferimento della rete Influnet, con il coordinamento dell'Istituto superiore di sanità .
Quali farmaci possono essere usati per trattare le infezioni da virus influenzali suini nell'uomo?
Sono disponibili diversi tipi di farmaci antivirali per il trattamento dell'influenza: amantadina, rimantadina, oseltamivir e zanamivir. Mentre la maggior parte dei virus dell'influenza suina si sono rivelati suscettibili a tutti e quattro i farmaci, i virus influenzali suini isolati recentemente dagli uomini sono resistenti alla amantadina e alla rimantadina; pertanto solo oseltamivir e zanamivir sono raccomandati per il trattamento / prevenzione dell'influenza umana da virus influenzale suino.
Esiste già un vaccino efficace contro l'influenza suina?
Gli esperti sono al lavoro. Il primo passo è conoscere tutte le caratteristiche del virus. Le sta analizzando da il Centro Novartis Vaccines and Diagnostics di Siena diretto da Rino Rappuoli. Dal 1997 lo stesso gruppo di esperti sta lavorando a un vaccino pre-pandemia, basato sul virus H5N1 diffuso nel 1997 a Hong Kong e, grazie all'esperienza accumulata in questi anni, secondo Rappuoli sarà possibile produrre i primi milioni di dosi in meno di sei mesi.
Quante epidemie di influenza suina si conoscono?
Probabilmente l'epidemia più conosciuta è quella che ha colpito i soldati di Fort Dix , New Jersey (USA), nel 1976, con circa 200 casi tra i soldati presenti nel campo. Il virus causò malattie con segni radiologicamente evidenti di polmonite in almeno 4 soldati e 1 decesso: tutti i colpiti erano precedentemente in buona salute . Il virus si era trasmesso attraverso contatti stretti nel corso di sedute di addestramento, con trasmissione limitata al di fuori di questo contesto. Si ritiene che il virus abbia circolato per un mese, per scomparire spontaneamente. La fonte del virus, il momento esatto della sua introduzione a Fort Dix e i fattori che possono avere influenzato la sua diffusione e durata sono sconosciuti. L'epidemia potrebbe essere stata causata da un virus animale introdotto in contesto di particolare affollamento nel periodo invernale. Il virus influenzale suino isolato dai soldati di Fort Dix fu denominato A/New Jersey/76 (Hsw1N1). L'episodio fu alla base di una estesa campagna di vaccinazione antinfluenzale nel 1977.
Fonte: CDC (Centro controllo prevenzione malattie) e Ministero Lavoro, Salute e Politiche Sociali - Direzione generale Prevenzione sanitaria |
| Prevenire i tumori con l'autopalpazione del seno |
16/04/2009 10:12 |
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| I pareri sono spesso contrastanti. C’è chi sostiene che l’autopalpazione non sempre serve perché quando si avverte un nodulo con le proprie mani significa che ha già raggiunto dimensioni troppo elevate. Altri invece affermano che è indiscutibilmente un valido aiuto e può diagnosticare in tempo un eventuale tumore.
«Scoprire e trattare in modo tempestivo un nodulo piccolo è di fondamentale importanza per la terapia: se si riesce ad identificare un tumore in fase precoce le probabilità di guarigione sono vicine al 90%» afferma la Dott.ssa Virginia Cirolla, medico chirurgo-senologo con formazione specifica in prevenzione dei tumori. Per eseguire l’autopalpazione e l’autoesame serve una mezz’ora al mese e uno specchio, è semplice e non richiede particolari capacità , l’importante è che venga eseguito sempre nello stesso periodo del ciclo.
«Prima la donna inizia a praticare l'AES (in inglese Breast Self Examination) e più conosce il suo seno perché l'importante non è saper fare la palpazione quanto capire se ci sono variazioni nel tempo» sottolinea il dott. Antonio Michele de Nicolò, specialista in ginecologia e ostetricia, che prosegue «L’autoesame viene effettuato mediante autopalpazione».
«L’autoesame e l’autopalpazione servono a controllare che nel seno non ci siano noduli o irregolarità nuove rispetto a quelle avvertite in passato. È opportuno eseguirli una volta al mese preferibilmente nello stesso periodo del ciclo perché le variazioni ormonali cambiano l’aspetto e la consistenza del seno» aggiunge la dr.ssa Cirolla.
Come si esegue a livello pratico? Abbiamo domandato alla dottoressa Cirolla.
«L’autoesame si esegue davanti allo specchio, in più posizioni. Si comincia con le braccia distese lungo i fianchi, per controllare che non ci siano irregolarità del capezzolo o alterazioni del profilo e della superficie del seno come, per esempio, un gonfiore localizzato. Ricordiamo che piccole variazioni da destra a sinistra sono frequenti, quasi di norma anche nei seni normali; quindi l’occhio si deve concentrare su eventuali variazioni nel corso del tempo. Per questo bisognerebbe eseguire l’esame con regolarità .
In seguito si mettono le braccia allungate sulla testa, e anche in questo caso bisogna fare caso a eventuali variazioni del seno come alterazioni della pelle o cambiamenti della superficie, rispetto all’autoesame precedente. Dopodiché si mettono le mani sui fianchi e si preme con energia in modo da contrarre e tendere i muscoli pettorali il più possibile. Anche qui, è necessario verificare che non vi siano irregolarità e differenze tra i due seni».
E l’autopalpazione?
«Anche l’autopalpazione prevede più controlli: primo si effettua palpando con delicatezza il seno, per esaminarlo: mettendo il braccio destro in alto e con il braccio sinistro palpiamo il seno effettuando una leggera pressione. Si ripete la stessa procedura anche per il seno sinistro invertendo la posizione delle braccia. L’esame prosegue in posizione sdraiata per il seno sinistro. È utile mettere un cuscino sotto la spalla sinistra con la mano sinistra sotto la nuca in modo da appiattire i seni e, a questo punto, si preme con delicatezza sul seno in modo che diventi piatto effettuando movimenti circolari e concentrici.
Dopo aver esaminato con cura tutto il seno, si ripete la sequenza sull’altro lato invertendo la posizione.
Per eseguire l’autopalpazione descritta possono essere utilizzati tre tipi di movimenti della mano: movimenti circolari, concentrici, in senso orario, dall’alto verso il basso, dal basso verso l’alto e viceversa, oppure movimenti radiali. Si consiglia di scegliere il movimento che risulta più facile e utilizzarlo nell’esame mensile. Alla fine dell’autopalpazione, si stringe il capezzolo in senso ispettivo premendo con l’indice e il pollice, con delicatezza, per controllarne la fuoriuscita di secrezione e individuare la natura della secrezione: se è rosa, lattescente, trasparente ecc. da comunicare poi al proprio senologo di fiducia».
«Le secrezioni del capezzolo bianche o gialline non devono spaventare mentre secrezioni rosse o marroncine impongono un controllo presso un medico» aggiunge il dott. Antonio De Nicolò.
(fonte: lastampa.it) |
| Aglio contro il cancro. Nuove conferme |
16/04/2009 10:11 |
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| Anche se a periodi alterni, l’aglio è sempre stato ammantato di un alone da rimedio utile contro diversi disturbi: dalla pressione alta, al più comune raffreddore, fino ad arrivare al più temuto cancro.
Un nuovo studio, oggi, suggerisce che l’aglio utilizzato regolarmente nelle diete può avere buoni effetti protettivi nei confronti del cancro e, in più, proprietà attive che possono inibire, ritardare o addirittura invertire il processo di cancerogenesi umana.
I risultati di questo studio sono stati presentati al simposio internazionale sulle “Nuove frontiere in Ematologia e Oncologiaâ€.
Secondo quanto riferito dai ricercatori indiani, la perossidazione lipidica conosciuta per i danni che provoca alle cellule, svolge un ruolo nocivo verso tutti i tumori della pelle compresa la cancerogenesi. Nello studio condotto sui topi si è dimostrato come una carcinogenesi della pelle indotta tramite un composto chimico detto “Dmba†sia stata contrastata dall’aglio che ha inibito il processo di ossidazione dei lipidi, proteggendo le cellule dagli attacchi delle molecole ossidate. Vi è stata anche una migliore risposta ai trattamenti chemioterapici nei topi a cui è stato fatto il trattamento con l’aglio prima e dopo l’induzione della carcinogenesi.
«L’assunzione di aglio ritarda la formazione di papillomi negli animali e, contemporaneamente, riduce le dimensioni e il numero di papillomi che si riscontra anche nell’istologia della pelle dei topi trattati» conclude la relazione dei ricercatori presso il Dipartimento di Chemioprevenzione del cancro del Chittaranjan National Cancer Institute di Kolkata, India.
(fonte: corriere.it) |
| I broccoli prevengono il cancro allo stomaco |
09/04/2009 16:31 |
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| Uno studio giapponese dell’università Johns Hopkins, ci fa sapere che mangiare circa 70 grammi di broccoli al giorno, per almeno due mesi, potrebbe prevenire gastriti, ulcere e addirittura proteggere dal cancro allo stomaco. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research, i broccoli sono ricchi di sulforafano, una sostanza che favorisce la produzione di enzimi che proteggono contro infiammazioni e attacchi al DNA.
Il sulforafano è già noto essere un ottimo antibiotico contro il batterio dell’ Helicobater pylori, responsabile di gastriti e ulcere, ma è la prima volta che la sua azione viene correlata anche alla prevenzione del cancro. Durante la ricerca, 25 persone hanno mangiato 70 grammi di broccoli per due mesi; alla fine della somministrazione non solo queste persone avevano degli enzimi protettivi più alti, ma i livelli di infiammazione e infezione erano più bassi, rispetto all’inizio della dieta.
Cominciare a introdurre 70 grammi di broccoli nella dieta sembra essere, quindi, un ottimo suggerimento, al fine di prevenire malattie gravi quali il cancro, e per cominciare a proteggersi quotidianamenti da lievi disturbi e bruciori di stomaco.
(fonte: benessereblog.it) |
| Il tumore al seno si combatte con tè verde e funghi |
29/03/2009 18:06 |
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| Le donne che mangiano funghi e bevono tè verde in abbondanza potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, secondo uno studio condotto in Cina su oltre 2.000 soggetti.
I ricercatori hanno scoperto che le donne che mangiavano più funghi, freschi o secchi, avevano il rischio più basso di ammalarsi di tumore al seno e che il rischio si riduceva ancora di più se le stesse donne bevevano anche tè verde ogni giorno.
"I risultati del nuovo studio suggeriscono che la dieta tradizionale cinese può aiutare a spiegare la minore incidenza del cancro al seno in Cina", ha spiegato la Dr.ssa Min Zhang.
La ricerca, pubblicata dall'International Journal of Cancer, è stata condotta nel sud-est della Cina e ha coinvolto 1.009 pazienti con cancro al seno di età compresa fra 20 e 87 anni e un uguale numero di donne sane della stessa età ; a tutte è stato sottoposto un questionario sulle abitudini alimentari.
Le donne che mangiavano più funghi freschi (10 grammi o più al giorno) avevano circa due terzi di probabilià in meno di sviluppare il cancro al seno delle donne che non ne mangiavano; le donne che mangiavano 4 grammi o più di funghi secchi al giorno avevano un rischio dimezzato e quelle che mangiavano funghi e in più bevevano ogni giorno tè verde avevano solo l'11-18% del rischio di cancro al seno rispetto alle donne che non bevevano te' verde e non mangiavano funghi.
(fonte: esseredonnaoggi.it) |
| Gli Omega-3 riducono il rischio di cancro della prostata |
29/03/2009 18:05 |
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| Degli effetti benefici degli omega 3 se n'è già parlato molto, ma probabilmente c'è ancora molto da scoprire su come agiscano e quali possano essere tutte le aree di applicazione. Una di queste riguarda la protezione sul temibile cancro alla prostata che, oggi, si arricchisce di una nuova importante scoperta.
La notizia giunge dai ricercatori statunitensi dell'Università della California a San Francisco, i quali hanno dichiarato che "precedenti ricerche hanno dimostrato una protezione contro il cancro alla prostata, ma questo è uno dei primi studi per dimostrare la protezione avanzata contro il cancro alla prostata e l'interazione con il gene della COX-2"
I ricercatori hanno eseguito un'analisi su 466 uomini con diagnosi di carcinoma della prostata aggressivo e 478 uomini sani. Di questi ne è stata valutata e controllata la dieta.
Il gruppo di uomini che hanno consumato molti acidi grassi omega-3 a lunga catena ha mostrato un 63% di riduzione dei rischi di cancro alla prostata aggressivo rispetto agli uomini che hanno assunto basse dosi di omega 3. I ricercatori hanno poi valutato l'effetto degli omega-3 tra gli uomini con la variante in rs4647310 COX-2, un noto gene infiammatorio.
Dai risultati è emerso che gli uomini che presentano una basso livello di omega-3 e questa variante hanno più di cinque volte un maggiorerischio di cancro alla prostata avanzato. Invece gli uomini con un elevato apporto di acidi grassi omega-3 hanno mostrato una sostanziale riduzione del rischio.
(fonte: lastampa.it) |
| Frutta e verdura riducono il rischio di tumori |
29/03/2009 18:03 |
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| Buone notizie per i vegetariani: da uno studio pubblicato sull' American Journal of Clinical Nutrition, emerge che il tasso d’incidenza del cancro è significativamente più basso tra chi non mangia carne. Lo studio, condotto nel Regno Unito, ha preso in esame i dati provenienti da 52.700 uomini e donne, reclutate negli anni ’90.
Ma un altro aspetto interessante, destinato ad aprire un nuovo filone di ricerche, è emerso sempre da questo studio: tra coloro che hanno sviluppato, pur essendo vegetariani, un tumore, si è trattato principalmente della forma di tumore del colon-retto, una malattia sino ad oggi collegata al consumo di carne rossa.
Nonostante i ricercatori ricordino che è ampiamente raccomandato mangiare cinque porzioni di frutta e verdura al giorno per ridurre il rischio di cancro e di altre malattie, fanno però notare che vi sono poche prove sul fatto che questa riduzione del rischio sia esclusiva di una dieta vegetariana.
Inoltre sarà necessario condurre nuove indagini per verificare una forte riduzione dell'incidenza del cancro nei vegetariani e nei consumatori di pesce. Gli scienziati inglesi hanno suddiviso le persone in quattro gruppi: vegetariani, vegan, mangiatori di carne e mangiatori di pesce.
Le persone esaminate avevano un'età compresa tra i 20 e gli 89 anni e appartenevano entrambi i sessi. Confrontando i dati è emersa una minore incidenza di casi di tumore tra i vegetariani e quelli che consumano pesce rispetto a quelli che mangiano carne.
Il Professor Tim Key, del Cancer Research UK, epidemiologista presso l'Università di Oxford, e uno degli studiosi che hanno firmato la ricerca, ha dichiarato che lo studio mostra un'interessante correlazione tra una riduzione del rischio di cancro e l'assunzione di verdure e pesce e ha invitato la comunità scientifica a porre attenzione a questo rapporto, per poter stabilire come e quanto una dieta di questo genere possa effettivamente agire positivamente sulla salute.
Uno studio che apre nuove vie di indagine, ma non pone ancora dei puntelli fissi nella ricerca sul cancro. A dimostrare che il tumore è una malattia complessa e che tra i fattori che ne determinano lo viluppo giocano diversi elementi, la dieta, ma anche gli stili di vita in generale.
(fonte: finanzainchiaro.it) |
| Contro Il Cancro Al Seno Funghi E Te' Verde, Ecco La Dieta Amica Delle Donne |
23/03/2009 17:42 |
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| Le donne che mangiano funghi e bevono te' verde in abbondanza potrebbero abbassare il loro rischio di sviluppare il cancro al seno, secondo uno studio condotto in Cina su oltre 2.000 soggetti. I ricercatori, guidati dalla Dr.ssa Min Zhang, hanno scoperto che le donne che mangiavano piu' funghi, freschi o secchi, avevano il rischio piu' basso di ammalarsi di cancro al seno e che il rischio si riduceva ulteriormente se tali donne bevevano te' verde ogni giorno.
In Cina, l'incidenza del cancro al seno e' quattro-cinque volte inferiore di quella dei Paesi occidentali, anche se i tassi sono aumentati negli ultimi decenni nelle aree piu' ricche del Paese asiatico. I risultati del nuovo studio suggeriscono che la dieta tradizionale cinese - che prevede molti funghi e grandi quantita' di te' verde - puo' aiutare a spiegare la minore incidenza del cancro al seno in Cina, dice la Dr.ssa Zhang, che insegna alla University of Western Australia, a Perth. La ricerca, pubblicata dall'International Journal of Cancer, e' stata condotta nel sud-est della Cina e ha coinvolto 1.009 pazienti con cancro al seno di eta' compresa fra 20 e 87 anni, e un uguale numero di donne sane della stessa eta'. A tutte e' stato sottoposto un questionario sulle abitudini alimentari. Le donne che mangiavano piu' funghi freschi (10 grammi o piu' al giorno) avevano circa due terzi di probabilita' in meno di sviluppare il cancro al seno delle donne che non ne mangiavano. Le donne che mangiavano 4 grammi o piu' di funghi secchi al di' avevano un rischio dimezzato. Inoltre, quelle che mangiavano funghi e in piu' bevevano ogni giorno te' verde avevano solo l'11-18% del rischio di cancro al seno rispetto alle donne che non bevevano te' verde e non mangiavano funghi.
(fonte: cybermed.it) |
| Settimana di prevenzione del tumore della prostata |
16/03/2009 15:52 |
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| Se in Italia ci sono ben 9,3 milioni di persone potenzialmente a rischio di tumore alla prostata è indispensabile, non solo poter trovare una cura efficace, ma anche e soprattutto poter prevenire questa grave patologia.
In occasione della Settimana di prevenzione del tumore della prostata, organizzata dalla World Foundation of Urology e in programma dal 12 al 19 marzo 2009, il presidente Mauro Dimitri ha dichiarato che l'Italia è passata da una media incidenza a una alta incidenza di casi di tumore alla prostata. Secondo gli stessi dati della fondazione, ogni anno vengono diagnosticati 23mila nuovi casi contro i 17mila di tre anni fa. Le persone più a rischio sono gli obesi con un 47% di rischio in più di ammalarsi, ma anche la sedentarietà e una dieta scorretta possono concorrere al rischio.
Ma ecco arrivare un nuovo allarme. Secondo uno studio condotto da un team di scienziati dell'Australia's National Drug Research Institute presso la Curtin University, bere più di due bicchieri al giorno di alcolici aumenta significativamente il rischio di cancro alla prostata.
Il team internazionale di scienziati ha esaminato 35 studi per valutare il rapporto tra il livello di alcol e il rischio di sviluppare la malattia. Da questi dati è emerso che gli uomini che bevono più di 14 bicchieri di bevande alcoliche a settimana hanno circa un 20% in più di possibilità di sviluppare il cancro alla prostata rispetto a coloro che bevono meno.
Mentre con altri tipi di cancro l'alcol rappresenta un fattore di rischio già con meno di due bicchieri al giorno, nei confronti del tumore alla prostata si sono evidenziati effetti a partire da due o più bicchieri, ha dichiarato la dottoressa Tanya Chikritzh a capo dello studio.
Questi risultati vanno in contrasto con precedenti attività di ricerca che hanno suggerito che bere due o più bevande poco alcoliche al giorno potrebbe aiutare a prevenire gli attacchi di cuore. A tale proposito gli autori della ricerca dichiarano che sono necessari altri approfonditi studi per valutare i rischi e gli eventuali benefici per le differenti tipologie di malattie e i diversi livelli di assunzione di alcol. Tuttavia, gli scienziati raccomandano comunque di bere con moderazione.
(fonte: lastampa.it) |
| Poche ore di sonno notturno aumentano il rischio di diabete, cancro e ictus |
16/03/2009 15:50 |
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| Alcuni giorni fa è stata pubblicata da molti la notizia che il pisolino pomeridiano potrebbe predisporre al diabete, oggi dagli Usa arriva un nuovo studio che suggerisce un collegamento tra il dormire poche ore di notte e anormali livelli di zucchero nel sangue, e altri fattori, che mettono a serio rischio la salute.
Lo studio condotto dai ricercatori dell'Università di Buffalo a New York ha messo in evidenza come le persone che hanno dormito meno di 6 ore a notte avessero 4,5 volte più probabilità di sviluppare anomali livelli di zucchero nel sangue. "Questo studio sostiene la prova che la crescente mancanza di sonno è associata a effetti negativi sulla salute" ha dichiarato la ricercatrice dottoressa Lisa Rafalson che ha presentato le sue conclusioni alla Conferenza sulle Malattie Cardiovascolari Epidemiologia e Prevenzione a Palm Harbor in Florida.
Rafalson e colleghi hanno voluto accertare se la mancanza di sonno potesse essere collegata all'aumento del rischio di diabete di tipo 2, rischio che aumenta in caso di obesità e stili di vita sedentari. Per fare ciò hanno analizzato i dati di un grande studio durato sei anni, qui hanno identificato 91 persone il cui livello di zucchero nel sangue è aumentato durante il periodo di studio e li hanno confrontati con 273 persone i cui livelli di glucosio sono rimasti nella normalità . I dati hanno suggerito che le persone che dormono poco hanno maggiori probabilità di sviluppare alterazioni della glicemia (una condizione che può portare al diabete di tipo 2), rispetto a coloro che dormivano da 6 a 8 ore per notte. "Con i nostri risultati speriamo di incoraggiare ulteriori ricerche nel settore molto complesso del sonno e delle malattie collegate" hanno commentato i ricercatori.
Diversi studi hanno dimostrato le conseguenze negative per la salute connesse al dormire troppo poco. Nei bambini, gli studi hanno mostrato che aumenta il rischio di obesità , depressione e ipertensione. Negli adulti aumenta il rischio di infezioni, malattie cardiache, ictus e cancro. Negli anziani aumenta il rischio di cadute.
Secondo il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) americano, gli adulti in genere necessitano tra le 7 e le 9 ore di sonno notturno.
(fonte: lastampa.it= |
| Calcio, un nuovo alleato contro i tumori femminili |
01/03/2009 20:46 |
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| Yogurt, latte e formaggi magri nuovi alleati anti-cancro? Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine, che sembra dimostrare il potere benefico di un maggiore apporto di calcio nella dieta femminile come scudo contro i tumori. E’ cosa ormai che i latticini sono cibi amici della salute perché costituiscono ottima fonte di calcio, elemento essenziale per una corretta formazione e per la crescita delle ossa e dei denti. Ora, però, i ricercatori americani del National Cancer Institute di Bethesda forniscono buoni motivi in più per assumere dosi maggiori di questo elemento: diminuirebbe, nelle donne, il rischio di sviluppare un tumore in generale e, in particolar modo, un carcinoma del colon retto o una neoplasia dell’apparato digerente.
LO STUDIO - I suggerimenti in arrivo dagli Usa si basano sui dati derivanti da 293.907 uomini e 198.903 donne che hanno preso parte ad un’indagine finalizzata a chiarire i rapporti fra regime alimentare e salute (AARP Diet and Health Study. I partecipanti hanno risposto, dal 1996 al 2003, a questionari mirati sulle loro abitudini a tavola e i risultati sono poi stati incrociati con gli elenchi che registrano i casi di tumore. Nell’arco di sette anni sono state identificate 39.965 neoplasie negli uomini e 16.605 nelle donne. Se per i maschi l’assunzione di calcio non si è dimostrata particolarmente importante, per le femmine pare giocare un ruolo fondamentale: il rischio di tumori appare, infatti, decisamente inferiore (circa il 23 per cento in meno) fra le signore che sono solite consumare fino a 1.800 milligrammi di calcio al giorno. L’apporto di calcio, secondo le stime dei ricercatori, sarebbe utile soprattutto a limitare la formazione di neoplasie del colon retto e dell’apparato digerente (contro i quali sembra avere effetti positivi anche per i maschi).
LATTE E DERIVATI - La mancanza di calcio è una delle cause principali di osteoporosi, una patologia che colpisce soprattutto il sesso femminile. Motivo per cui gli specialisti hanno fissato una dose giornaliera raccomandata di calcio per le signore dai 50 anni in su (circa 1.000- 1.200 milligrammi) e consigliano di inserire nell’alimentazione quotidiana il latte e i suoi derivati (compresi yogurt, latte scremato e formaggi magri), ma anche alici, sgombri, sardine e, in misura minore, alcune verdure, come broccoletti, insalate verdi, carciofi, cardi. Attenzione a non esagerare, però: un eccesso di calcio porta alla formazione di calcoli renali.
CIBO E CANCRO, UNA CERTEZZA: VERDE A TAVOLA - Nel 1983, l’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti è giunta alla conclusione che, dopo il tabacco, i fattori dietetici e nutrizionali costituiscono i fattori più rilevanti nello sviluppo dei tumori, responsabili di circa un terzo di tutte le morti per cancro nei Paesi sviluppati. Da allora, è stato un fiorire di ricerche epidemiologiche, nel tentativo di scovare quei componenti della dieta capaci di incrementare il rischio neoplasia e quelli, invece, in grado di contrastare la degenerazione cellulare. Se è certo, quindi, che esiste una relazione dieta-cancro, ci sono scarse prove effettive che suggeriscano la supremazia di un particolare componente della dieta su un altro. L’unica certezza su cui paiono concordare tutti gli esperti? Alti consumi di frutta e verdura ostacolano la comparsa della gran parte dei tumori. Numerosi studi condotti su diversi gruppi di popolazioni nel mondo hanno, poi, documentato che la maggiore o minore diffusione del cancro dipende in larga misura da come si vive, da quel che si mangia e da quanto si mangia nei diversi Paesi.
(fonte: corriere.it) |
| Fare sport dopo un tumore? Si può, anzi si deve, per vivere meglio |
13/02/2009 11:47 |
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| Mens sana in corpore sano scriveva il poeta latino Giovenale già intorno al 100 d.C. e molti studi scientifici nei secoli successivi gli hanno dato ragione. Per vivere in buona salute è importante godere di benessere sia fisico che psichico. Una regola semplice, che più volte è stata confermata da ricerche specifiche in ambito oncologico e che viene rilanciata da un sondaggio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Cancer Epidemiology Biomarkers and Prevention: un’attività fisica regolare contribuisce alla migliore qualità di vita dei pazienti curati per un tumore polmonare in fase iniziale.
IL SONDAGGIO - Gli scienziati del Fox Chase e del Memorial Sloan-Kettering Cancer Centers hanno intervistato 175 persone operate per un carcinoma del polmone non a piccole cellule ai primi stadi nei sei anni precedenti lo studio. I malati, tutti liberi da malattia (quindi potenzialmente guariti), avevano in media 68 anni al tempo dell’intervista e hanno risposto a un questionario in merito alla loro abitudini sportive prima e dopo l’intervento chirurgico. Lo scopo delle domande era proprio quello di valutare la loro qualità di vita in termini di benessere fisico, mentale e sociale e l’esito non ha lasciato dubbi ai ricercatori: «I pazienti che fanno sport costantemente mostrano un maggiore vigore fisico, un umore migliore e, in generale, un livello più elevato di salute».
BASTA ANCHE UNA CAMMINATA CON PASSO SVELTO - Naturalmente non si tratta di fare maratone, ma una minima attività quotidiana, come passeggiare almeno mezz’ora al giorno con un’andatura veloce. Solo un intervistato su quattro ha però dichiarato di seguire le linee guida sul dopo-tumore proposte dai medici, che prevedono almeno 60 minuti alla settimana di attività intensa (corsa, jogging, cyclette, ad esempio) o 150 minuti di esercizio moderato, come una bella camminata. E il test sulla qualità di vita ne ha segnalato i benefici: i più sportivi hanno mostrato inferiori sintomi di depressione, una maggiore vitalità e meno fiato corto rispetto ai «colleghi» sedentari.
GINNASTICA SUBITO DOPO L’OPERAZIONE - «Purtroppo la maggior parte dei pazienti operati non segue i suggerimenti sulla ginnastica – sottolineano gli studiosi americani -, soprattutto nei sei mesi successivi all’operazione, quando invece sarebbe già utile per recuperare un po’ di capacità respiratoria». Se da un lato è comprensibile che i malati si sentano indeboliti e abbiano minor vigore rispetto alla loro vita precedente, dall’altro sono ormai molti gli studi scientifici che depongono a favore di un leggero e costante sforzo graduale che li aiuta a recuperare sul piano psico-fisico.
SPORT UTILE, PRIMA E DOPO IL CANCRO - Una ricerca inglese pubblicata sul Journal of Clinical Oncology ha provato, per esempio, come un moderato ma costante esercizio aerobico, tre volte a settimana, migliori il benessere delle donne operate di tumore al seno. Palestra e cyclette possono aiutare molte donne in terapia anticancro a guarire più in fretta, a sentirsi in forma nonostante le cicatrici, la chemio e la radioterapia, ma anche a stare meglio con gli altri, in famiglia e sul lavoro. Mentre uno studio su 65mila donne pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute sostiene che l’attività fisica praticata fin dall’età dello sviluppo riduce del 23 per cento il rischio di un carcinoma mammario in pre-menopausa. Inoltre, in bambini e ragazzi con una neoplasia cerebrale muoversi per prendersi cura di sé e fare ginnastica aiuta a bilanciare i danni causati dalle cure.
(fonte: corriere.it) |
| Prevenzione dimenticata in gravidanza |
13/02/2009 11:46 |
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| Le giovani donne che sviluppano un tumore del seno durante la gravidanza non vanno incontro a rischi più gravi delle altre malate, ma presentano le stesse prospettive di sopravvivenza, di recidiva o di diffusione della neoplasia. Contrariamente a quanto molte persone credono, dunque, la gestazione di per sé non peggiora la prognosi, piuttosto può contribuire ad un ritardo nella diagnosi e nell’inizio dei trattamenti. Lo rende noto un gruppo di ricerca dell’M.D. Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, uno fra i centri oncologici che per primi si sono occupati di cancro mammario in gravidanza e che possiede una fra le più ampie casistiche al mondo.
LO STUDIO – La ricerca, pubblicata sull’edizione ondine della rivista Cancer, ha coinvolto 652 donne di 35 anni o meno, 104 delle quali (poco più del 15 per cento) che avevano sviluppato la malattia quando erano in stato interessante o nell’anno successivo al parto. A distanza di 10 anni, i ricercatori americani non hanno rilevato differenze fra i vari gruppi di pazienti in termini di recidiva locale, metastasi o sopravvivenza.
DIAGNOSI TROPPO LENTA - «Ciò che abbiamo rilevato, comunque, è che le donne con una patologia correlata alla gravidanza presentavano una malattia più avanzata, sia al seno che ai linfonodi – hanno dichiarato gli autori -. Queste donne hanno avuto un ritardo significativo nella diagnosi e i loro sintomi non sono stati identificati come segni di cancro per un lasso di tempo considerevole, tanto da ritardare le cure necessarie». Quasi tutte le future mamme colpite da malattia (l’88 per cento) avevano avuto segnali d’allarme trascurati e a tre di loro era stata comunicata la diagnosi di cancro con la raccomandazione, però, di non iniziare alcun trattamento fino a dopo il parto. Una scelta che i ricercatori di Houston hanno bollato come imprudente: «I medici e i ginecologi devono essere pronti a valutare i sintomi mammari nelle donne in gravidanza, per arrivare ad una diagnosi tempestiva e consentire un trattamento multidisciplinare. Bilanciare la salute di mamma e bambino è della massima importanza e oggi sappiamo che per entrambi è possibile ottenere dei risultati positivi».
PREVENZIONE TRASCURATA - Nonostante la gravidanza sia un periodo denso di visite mediche, troppo spesso l’attenzione si concentra solo sulla gestazione e nel 90 per cento dei casi di tumore è la donna stessa che rileva i primi segnali d’allarme, col risultato che ci si ritrova con una malattia che ha già intaccato i linfonodi in un numero di casi due volte e mezza superiore alla media. Sono le stime degli esperti della Foncam, la Forza operativa nazionale sul carcinoma mammario, che rilevano un ritardo medio fra un mese e mezzo e sei mesi. Ma perché si arriva tardi, anche oggi, nell’era della cosiddetta «medicalizzazione» della maternità ? Secondo la Foncam succede per la congestione della ghiandola mammaria, preparata all’allattamento, che rende più difficile l’esame medico, ma anche per la tendenza a rimuovere inconsciamente l’idea della malattia e per il timore di danneggiare il feto con accertamenti diagnostici. Uno scrupolo immotivato, rassicurano gli esperti.
ESAMI SICURI – Le linee guida proposte dai senologi italiani prevedono di eseguire tutte le procedure diagnostiche normali, visita, ecografia, esame citologico. E, se si sospetta una neoplasia, è giustificato anche eseguire mammografie, schermando il feto dalla pur minima quantità di radiazioni che può raggiungere l’addome e tenendo conto delle difficoltà di lettura date dall’età della donna e dalla densità del seno.
IN UNA GRAVIDANZA SU 3MILA - La scoperta di un cancro mammario col pancione è un’evenienza rara, ma forse meno di quanto si pensi: circa il dieci per cento delle pazienti con meno di 40 anni, infatti, riceve la diagnosi della malattia quando è incinta o nell’anno successivo al parto. In generale, il carcinoma della mammella è la neoplasia più comune nelle donne gravide e al giorno d’oggi complica circa una gestazione su tremila, ma è un tasso destinato a crescere, di pari passo con il progressivo aumento dell’età media delle neomamme.
(fonte: corriere.it) |
| Mangia pomodoro e vivi cent'anni! A dirlo sono i risultati di uno studio tutto italiano |
04/02/2009 09:22 |
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| Che il pomodoro facesse bene ormai lo sanno tutti. Quello che forse non tutti sapevano è che il licopene, la sostanza contenuta nel pomodoro con potenti proprietà antiossidanti, si trova in misura 10 volte maggiore nel concentrato di pomodoro.
Lo studio ‘Progetto 100 anni’ è stato promosso dall’azienda Mutti che, nel comunicato relativo ai risultati informa che questi “ha coinvolto 250 persone ultra ottantenni, sia di sesso maschile che femminile, residenti in diverse regioni italiane coprendo l’intero territorio nazionale ed ha evidenziato una correlazione tra gli anziani in buona salute (più dell’80% degli intervistati si ritiene tale) ed il consumo quasi giornaliero di prodotti a base di pomodoro, componente essenziale della Dieta Mediterranea (62% degli intervistati). Inoltre si è osservato che il 77,7% degli intervistati consumano concentrato di pomodoro con una frequenza compresa tra 1 e 3 volte la settimana e di tali soggetti il l’85,6% si ritiene in buono stato di salute. è stato condotto su 250 e nato con l’obiettivo di valutare l’impatto dell’alimentazione sulla salute della popolazione anziana, al fine di evidenziarne il ruolo di fattore preventivo contro l’invecchiamento e malattie collegateâ€.
“I dati dello studio sono avvalorati e interpretati scientificamente in relazione agli importanti nutrienti contenuti nel concentrato di pomodoro e scoperti nelle due ricerche nutrizionali coordinate dal Prof. Fiorenzo Pastoni, Videpresidente dell’Ordine dei Biologi Italiani, la prima sul contenuto di licopene e la seconda sul contenuto di minerali. Il concentrato di pomodoro, infatti, contiene il licopene in quantità sino a 10 volte superiore rispetto al pomodoro fresco. Il licopene è un potente antiossidante che svolge la funzione di difesa naturale contro l’invecchiamento e se assunto regolarmente con l’alimentazione protegge le cellule contrastando l’attività ossidativa dei radicali liberiâ€.
“Per coloro che raggiungono la terza o la quarta età , è ancora più importante seguire un’alimentazione personalizzata, variata ed equilibrata - dice Gianni Tomassi, Professore di Scienze dell’Alimentazione e Direttore Scientifico FoSAN - Fondazione per lo Studio dell’Alimentazione e della Nutrizione – che deve comprendere frutta e ortaggi di stagione, ricchi oltre che di fibra, minerali e vitamine di sostanze ad attività protettiva antiossidante. Infatti, l’azione dei radicali liberi, non solo causa un rapido invecchiamento cellulare, danneggiando le molecole lipidiche delle membrane cellulari, ma può favorire l’insorgere di gravi patologie come il cancro, l’aterosclerosi e altre malattie degenerative. E poiché l’organismo umano riesce solo in parte a difendersi da questo attacco radicalico, è fondamentale inserire nella propria dieta alimenti naturalmente ricchi di antiossidanti, come il concentrato di pomodoroâ€.
(fonte: lastampa.it) |
| Tumore, ogni giorno 700 casi in Italia |
04/02/2009 09:17 |
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| Sono oltre 270mila gli italiani colpiti ogni anno da tumore, più di 700 nuovi casi ogni giorno. Questi i risultati dell'indagine "Vivere con il cancro" realizzata in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, appuntamento promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall’Unione Internazionale contro il Cancro, che si celebra il 4 febbraio. Secondo le stime nel 2010 saranno circa 1,9 milioni gli italiani che hanno avuto una neoplasia contro i 1,7 milioni attuali. Una realtà sempre più diffusa, che coinvolge circa una famiglia italiana su 20. Per questo motivo la Giornata, istituita per informare e sensibilizzare su tematiche inerenti i tumori, ha come tema la qualità di vita dei pazienti e dei familiari.
GODERE LA VITA FINO IN FONDO – Il sondaggio (effettuato da Eurisko) ha voluto approfondire quali siano il significato e il valore del tempo per i malati oncologici e per i loro care givers (ovvero chi fornisce le cure ai pazienti: familiari, amici, conoscenti). Ne è emerso che per i malati di cancro «la priorità è il presente, avere il tempo per assaporare fino in fondo ogni attimo di una vita a cui viene restituito valore». E se da parte dei pazienti si evidenzia un’accettazione silenziosa della malattia e un conseguente sviluppo di grande attaccamento alla vita, con sentimenti di ottimismo e determinazione, i parenti sono più in difficoltà : provano sentimenti di impotenza, costantemente concentrati sulle difficoltà dell’assistenza e sull’ineludibilità della fine.
PIÙ DIFFICOLTÀ PER I PARENTI - Il concetto di qualità della vita viene ridefinito dai pazienti in base a cosa si fa nella quotidianità , dal riuscire a fare le cose che si facevano prima (come lavorare, uscire con gli amici, fare sport) all’essere autosufficienti fino a sentirsi utili. Un modo di poter godere del presente senza rimorsi e malinconia verso il passato e senza angoscia per il futuro, focalizzandosi su una gestione del tempo a medio-breve termine, ponendosi dei piccoli traguardi (come accompagnare i figli a scuola o fare un weekend con la famiglia) e guardando a un futuro più lontano (scrivendo un libro, creando associazioni di volontariato o portando avanti la propria azienda). I parenti invece navigano a vista, tra la difficoltà di riuscire a progettare e il costante paragone con quello che si riusciva a fare prima della malattia, vivendo sempre in una continuo stato d'allerta. In entrambi i casi, per gestire al meglio la quotidianità , si chiede supporto al sistema sanitario, che viene percepito come alleato e vicino, ma a cui si domanda soprattutto una maggiore sensibilità alla dimensione psicologica (risulta prezioso l'aiuto dello psiconcologo).
PREVENZIONE CONTRO OBESITÀ - La Giornata di quest'anno non è dedicata solo alla qualità di vita dei malati di cancro. L'altro tema cruciale è la prevenzione, partendo fin dalla più tenera età . L'Uicc, infatti, lancia per l’occasione una campagna mirata contro sovrappeso e obesità , che si sono dimostrati fattori di rischio certi per lo sviluppo di un tumore e il cui tasso continua a salire pericolosamente fra adulti e bambini. I numeri parlano chiaro: secondo le stime dell'Oms sono un miliardo gli adulti sovrappeso nel mondo, di cui almeno 300 milioni dichiarati clinicamente obesi. Fra i 5 e i 17 anni, poi, un bambino su dieci è fuori forma e ben 45 milioni sono quelli obesi (circa il 3 per cento del totale). Per questo l’Uicc lavorerà con genitori, insegnanti e politici perché si portino avanti programmi che incoraggiano i bambini a seguire una dieta sana, fare sport e mantenere un peso corporeo salutare.
COLON, SENO, POLMONE - In Italia tra i tumori più frequenti ci sono quello al colon-retto, con 48mila nuovi casi all’anno, alla mammella (primo tra le donne con 40mila nuove diagnosi) e il tumore al polmone con 32mila, la neoplasia più diffusa tra gli uomini ultraquarantenni e tra quelle a più elevata mortalità . Grazie a screening, diagnosi precoci e innovazioni terapeutiche la lotta contro il tumore sta registrando molti successi, anche nei pazienti negli stadi più avanzati. «Per molti tipi di tumore abbiamo oggi farmaci efficaci e meno tossici. I farmaci anti-angiogenetici, e quelli biologici in generale, hanno cambiato molti paradigmi di trattamento» ha spiegato Alberto Sobrero, responsabile della divisione di Oncologia medica dell'ospedale San Martino di Genova.
(fonte: corriere.it) |
| Tumori del seno: bisturi "preventivo" solo in casi eccezionali |
27/01/2009 21:10 |
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| Le donne che hanno avuto un carcinoma a una mammella sono esposte a un rischio maggiore di un tumore anche all’altro seno rispetto alla media. Ma quando si può dire che questo pericolo sia così grande da giustificare l’ipotesi di intervenire con un’asportazione preventiva, di un intervento impegnativo e irreversibile, per «togliere tutto e non pensarci più»? In pochi, selezionati casi, e solo dopo un esame attento della storia medica della paziente e della patologia del tumore. E’ questa la risposta che i chirurghi dell’MD Anderson Cancer Center di Houston, in Texas, hanno tratto da uno studio condotto su centinaia di donne operate fra il 2000 e il 2007, i cui risultati appariranno sul numero del 1 marzo 2009 della rivista Cancer.
LA RICERCA – Gli esperti americani hanno revisionato i casi di 542 donne colpite da tumore a un solo seno, ma sottoposte a mastectomia profilattica controlaterale (così si chiama la rimozione preventiva della mammella senza segni di malattia). Esaminando i tessuti asportati, è emerso che fra loro 25 avevano effettivamente un carcinoma controlaterale e 82 mostravano cellule anomale che indicavano un certo rischio di evolvere in carcinoma mammario (nello specifico si trattava di iperplasia atipica duttale o lobulare, carcinoma lobulare in situ). Ma 435 donne, ovvero l’80 per cento del campione, non avevano anomalie patologiche e per loro, dunque, la mutilazione non sarebbe stata necessaria.
TRE INDICATORI - Per capire che cosa differenziasse quel 20 per cento più a rischio, e soprattutto le rendesse riconoscibili, i ricercatori hanno cercato le peculiarità associate al tumore controlaterale, trovando tre fattori-chiave: determinate caratteristiche istologiche di aggressività delle cellule tumorali, la presenza di cancro in più di un quadrante della mammella e, infine, un’elevata esposizione individuale alla malattia. Quest’ultimo elemento è misurato tramite il cosiddetto modello di Gail, un algoritmo che comprende età , data delle prime mestruazioni e del primo parto, familiarità per tumore del seno, biopsie precedenti, e che serve a esprimere il rischio di sviluppare un tumore mammario invasivo nei cinque anni a venire. Viene considerato alto rischio se maggiore o uguale all’1,67 per cento.
SBAGLIATO SCEGLIERE PER PAURA - «Le donne spesso considerano l’eventualità di una mastectomia preventiva controlaterale non per raccomandazioni mediche, ma perché temono che il cancro ritorni – ha dichiarato Kelly Hunt, prima firma dello studio -. Al momento è molto difficile identificare quali pazienti abbiano un rischio tale da trarre beneficio da questa procedura aggressiva e irreversibile. Abbiamo voluto determinare le caratteristiche per definire queste donne, affinché in futuro le decisioni siano più consapevoli». La questione ha una rilevanza particolare negli Stati Uniti, dove il numero delle donne che opta per la chirurgia preventiva è cresciuto del 150 per cento fra il 1998 e il 2003 (passando dal 4,2 all’11 per cento di tutte le donne sottoposte a mastectomia), come riportato in uno studio dell’Università del Minnesota apparso qualche anno fa sul Journal of Clinical Oncology.
UTILE IN CASI D’ECCEZIONE - In Europa il ricorso al bisturi preventivo è molto meno esteso e riservato a circostanze particolari. Secondo le linee guida della Foncam (Forza Operativa Nazionale sul Carcinoma Mammario ), l’indicazione principale è rappresentata da donne portatrici di mutazione Brca, un’alterazione genetica legata ad un rischio più alto di tumori del seno e dell’ovaio, che però riguarda circa il cinque per cento dei casi di carcinoma mammario. In questi casi, secondo alcuni studi, la mastectomia profilattica ridurrebbe anche del 90 per cento l’incidenza di un tumore, ma non è chiaro quali siano i vantaggi in termini di sopravvivenza, dato che oggi, ricordano gli esperti Foncam, la chirurgia conservativa e la radioterapia offrono le stesse probabilità di sopravvivere ad un tumore del seno, che la paziente sia portatrice o meno di una mutazione Brca.
DUBBI SUI REALI VANTAGGI - Spiega Alberto Luini, direttore della divisione di Senologia dell’Istituto europeo di oncologia di Milano (Ieo): «Sappiamo che in rari casi (il quattro per cento circa) la presenza di cellule tumorali nel seno controlaterale è stata documentata anche nella casistica del nostro centro. Lo studio dell’MD Anderson Cancer Center mette in luce elementi di rischio che vanno tenuti in considerazione e, chissà , forse in futuro si considereranno fattori significativi per indicare la mastectomia profilattica controlaterale in alcuni casi di tumore mammario, ma è necessario tempo per stabilirne la reale efficacia. Attualmente, però, eseguire l’asportazione preventiva della mammella sana in donne operate per un tumore mammario non è un approccio applicabile o condivisibile a priori. Il punto è che non si è certi che la mastectomia profilattica sia la reale soluzione, le pazienti operate ricevono in ogni caso una terapia precauzionale successiva alla chirurgia, e non è escluso che questa terapia riduca il rischio di tumore anche nell'altro seno».
INFORMAZIONE INDISPENSABILE - Concordano le conclusioni della Cochrane Collaboration, la rete internazionale che si dedica alla revisione sistematica dell’efficacia delle procedure mediche: «In gran parte dei casi la mastectomia profilattica riduce la preoccupazione di un cancro, ma dal momento che le donne possono sovrastimare il pericolo che corrono di ammalarsi di tumore, è necessario che comprendano il loro rischio reale». Ecco perché ad una scelta ponderata si deve giungere solo dopo colloqui con i vari specialisti chiamati in causa, compreso il genetista e il chirurgo plastico, perché, ribadisce Alberto Luini: «L’uso di questa procedura resta controverso, ogni caso va valutato approfonditamente e discusso con attenzione per evitare eccessi non utili alle donne e dannosi sul piano estetico e psicologico».
(fonte: corriere.it) |
| Cancro della cavità orale: il caffè può prevenirlo |
22/01/2009 17:26 |
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| Ne beviamo svariate tazzine ogni giorno. E’ un’abitudine quotidiana di cui pochi riescono a fare a meno. Ora c’è un motivo in più per bere con gusto una tazzina di caffè. Si tratta di un nuovo studio condotto in Giappone che ha dimostrato come bevendo caffè si possa diminuire il rischio di sviluppare un cancro alla cavità orale o alla gola.
Lo studio è stato condotto su oltre 38.000 persone tra i 40 e i 64 anni divisi in due gruppi: quelli senza precedenti di cancro e quelli che avevano sofferto di cancro alla bocca, alla faringe o all’esofago negli ultimi 13 anni.
Ebbene, paragonati alle persone che non bevono caffè, i pazienti che hanno bevuto una o più tazzine al giorno hanno sperimentato la metà del rischio di sviluppare questo tipo di cancro. La riduzione dei casi si è verificata anche in persone considerate ad alto rischio perchè ne avevano già sofferto in passato.
(fonte: benessereblog.it) |
| Caffè, tè, mirtillo: perchè ci aiutano a stare meglio |
09/01/2009 12:30 |
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| Il caffè e il tè riducono il rischio di cancro all’endometrio, la mucosa che ricopre la cavità interna dell’utero. Secondo una ricerca pubblicata dall’International Journal of Cancer, nelle consumatrici di caffè e di tè si è riscontrata una minore incidenza di tumore dell’endometrio. Paragonando le consumatrici di tutte e due le bevande con le non consumatrici di nessuna delle due, si è osservata un’associazione inversa, diventata sempre più forte all’aumentare della quantità , dimostrando che caffè e tè insieme possono ridurre il rischio di cancro all’endometrio. La ricerca ha riguardato 1082 donne, di cui la metà con diagnosi di cancro endometriale e l’altra metà con un utero sano e senza diagnosi di precedente tumore di alcun tipo.
«I risultati di questa analisi - dice il professor Carlo La Vecchia, ricercatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e dell’Università di Milano e coautore dello studio - indicano che rispetto alle non bevitrici di caffè, le donne che ne bevono in quantità ridotta o moderata hanno una protezione del 13% sul rischio di ammalarsi di tumore dell’endometrio, mentre quelle che ne bevono in quantità elevata hanno una protezione del 36%».
Per soddisfare il palato sono un must, ma ora i mirtilli si confermano come altamente benefici per la nostra salute: questi frutti di bosco sono infatti in grado di inibire la crescita dei tumori e di stimolare il «suicidio» delle cellule cancerose, come dimostra un esperimento su topi con neoplasia all’esofago condotto da esperti dell’Ohio State Comprehensive Cancer Center e pubblicato sulla rivista «Cancer Prevention Research».
Secondo gli esperti, le proprietà chemiopreventive del mirtillo sono dovute alla presenza di antocianine, una classe di flavonoidi in grado di ostacolare il percorso del cancro verso lo sviluppo e la diffusione nel nostro organismo. In più, pare che questa sostanza possa indurre l’apoptosi delle cellule neoplastiche. Gary D. Stoner e il suo team lo hanno verificato nutrendo un gruppo di roditori con un estratto concentratissimo di mirtilli, rilevando un chiaro effetto preventivo nei confronti delle neoplasie. Si tratta di una delle prime conferme su modello animale di studi precedenti effettuati in vitro.
Secondo gli esperti, che stanno già tentando di procedere con i trial clinici, per godere dei benefici delle antocianine un uomo dovrebbe assumere circa 60 grammi di polvere di mirtillo al giorno. «Ora che sappiamo che l’estratto di antocianine è efficace quanto l’assunzione di frutti interi - assicurano gli esperti - speriamo di poter un giorno utilizzare un mix standardizzato di queste sostanze per combattere i tumori. L’obiettivo è di sostituire la polvere di mirtillo con i soli componenti attivi e poi identificare un modo per distribuirli meglio ai tessuti, incrementandone l’efficacia».
(fonte: lastampa.it) |
| Così i nuovi farmaci possono prevenire le malattie |
03/01/2009 18:00 |
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| Il principio è lo stesso dell'Arte della Guerra del generale cinese Sun Tzu: «Per combattere un nemico bisogna innanzitutto conoscerlo bene». L'oncologo Umberto Veronesi è convinto che per mantenersi in salute è necessario soprattutto conoscere quali sono i fattori di rischio delle malattie.
L'informazione va di pari passo con la prevenzione? «Vivere comporta correre dei rischi che noi non siamo in grado di eliminare, ma che possiamo quantificare per proteggerci».
Quali, allora, i comportamenti da adottare per cercare di non ammalarsi? «Per la medicina moderna è proprio la prevenzione, legata a doppio filo alla conoscenza, lo strumento più efficace a disposizione di ognuno di noi per ridurre l'incidenza delle malattie e la mortalità ».
Ciascuno, insomma, deve capire che è artefice almeno in parte del proprio destino. «Guidare un'auto comporta un rischio di incidente stradale, ma se indossiamo le cinture di sicurezza le probabilità individuali di subire un trauma diminuiscono. Così vale anche nella lotta alle malattie».
È un richiamo all'autoresponsabilità ? «La prevenzione sposta il carico della protezione della salute dalla società (attraverso i medici e gli ospedali) all'individuo».
Ma qual è il compito dello Stato? Che cosa deve fare per tutelare la salute dei suoi cittadini? «Rimane saldamente nelle mani della società la responsabilità di creare conoscenza. La partecipazione dei cittadini alla difesa del proprio benessere non può e non deve essere un alibi per la latitanza della comunità ».
Il ruolo dei medici? «A noi spetta il compito di informare e sensibilizzare i pazienti perché possano liberamente e consapevolmente scegliere comportamenti che riducano le probabilità di ammalarsi ».
L'informazione, però, da sola non basta. «È necessario, poi, proporre programmi di prevenzione a cui i cittadini informati possano decidere di aderire».
In concreto? «Vanno in questa direzione, in campo oncologico, il programma di vaccinazione contro il tumore del collo dell'utero nelle adolescenti, le Tac spirali per i forti fumatori per la scoperta tempestiva del tumore ai polmoni, la strategia mortalità zero per il cancro del seno con un'informazione capillare alle donne sugli esami salvavita per ogni fascia d'età ».
La ricerca, indispensabile per le cure, è utile anche per la prevenzione? «Grazie alle nuove conoscenze informatiche gli esami basati sulla diagnostica per immagini hanno raggiunto livelli di precisione molto avanzata. Ciò è importante per risalire sempre più indietro nel processo di formazione delle malattie».
Prendere farmaci può servire a tenere lontane le malattie? «Oggi si sta diffondendo la farmacoprevenzione. I ricercatori stanno studiando principi attivi in grado di impedire sul nascere lo sviluppo di malattie. Per lo più sono derivati di vitamine e altre sostanze naturali. Prima di prendere qualsiasi medicina, però, è meglio parlarne con il proprio medico».
Per quali patologie sono consigliate? «Vengono già impiegate nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ora progressivamente sono somministrate anche in oncologia. Sono già utilizzate molecole che proteggono dal manifestarsi del cancro del seno e sono in cantiere nuove sostanze per il tumore della prostata (come il Bicatulamide) e per quello del colon».
(fonte: corriere.it) |
| Olio, ceci e fagioli bloccano il tumore |
15/12/2008 12:37 |
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| Trattate con questi alimenti le cellule malate hanno in effetti rallentato sensibilmente lo sviluppo. Ne ha dato notizia la stessa professoressa Brandi intervenendo a un convegno scientifico sui prodotti tipici organizzato dal Centro di Ricerca e Valorizzazione degli Alimenti (CeRA), una struttura interdipartimentale che fa capo all'ateneo fiorentino. «Solo con la biologia molecolare» - ha ricordato - sapremo davvero perché certi cibi fanno bene o male alla salute». L'esperimento è stato condotto in vitro e ha utilizzato due identiche culture di cellule umane di cancro del colon, ovvero due nuclei con un numero di cellule equivalenti, 10 mila circa. Per 12 giorni consecutivi uno dei nuclei è stato lasciato a se stesso, mentre l'altro ha ricevuto un trattamento a base di olio extravergine di oliva, ceci e fagioli.
Due i tipi per ciascun alimento: in particolare un olio toscano della zona di Montalcino e uno ligure della zona di Imperia; per i ceci, uno di Prato, l'altro di Sorano (Grosseto); per i fagioli, uno di nuovo della campagna di Sorano, l'altro di Pratomagno (Firenze). Ne hanno fatto un estratto e ne hanno ricavato una polvere che è stata poi dissolta nella coltura delle cellule cancerose. La proliferazione di entrambe le masse tumorali è stata controllata ogni 48 ore e dopo poco meno di due settimane il risultato è apparso evidente. Le cellule non trattate si sono sviluppate in misura esponenziale, da 10 mila a 980 mila. Il gruppo trattato è invece rimasto abbondantemente sotto le centomila cellule, arrivando per l'esattezza a quota 86 mila, ovvero circa 12 volte in meno. «Se questo eccezionale processo possa ripetersi sull'uomo è presto per dirlo - commenta la professoressa Brandi - Di sicuro lo possiamo ipotizzare. Gli effetti sono talmente marcati da lasciar pensare che un opportuno consumo quotidiano di olio extravergine di oliva e di legumi un paio di volte la settimana rappresenti un'azione preventiva nei confronti del tumore del colon».
Dati più significativi potranno venire solo da una diretta sperimentazione sull'uomo. Nell'attesa, ulteriori test condotti dall'equipe Brandi (ne fanno parte i dottori Elisa Bartolini, Francesca Ieri, Carmelo Mavilia, Barbara Pampaloni, Annalisa Romani, Annalisa Tanini, Pamela Vignolini) hanno rilevato nei tre prodotti in questione alcune sostanze con attività simili a quelle degli estrogeni, gli ormoni femminili. Olio extravergine d'oliva, ceci e fagioli contengono sostanze, cioè, che si comportano come estrogeni di origine vegetale (fitoestrogeni), noti per l'efficacia nel contrastare molti disturbi della menopausa (vampate di calore, disturbi dell'umore, ecc.). Il vantaggio è che non presentano gli effetti collaterali indesiderati legati alla terapia ormonale sostitutiva.
Secondo la professoressa Brandi, una dieta con apporto regolare di legumi può perciò giovare soprattutto alle donne in menopausa per riequilibrare in parte, in modo del tutto naturale, il calo ormonale tipico del periodo. I test su olio e legumi hanno peraltro consentito di individuare alcuni geni coinvolti nei processi che controllano i meccanismi di formazione dei tumori estrogeno-dipendenti (cancro del colon, della mammella, dell'ovaio).
(fonte: iltempo.it) |
| Selenio, rischio cancro |
11/12/2008 20:26 |
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| Il selenio è un oligonutriente per gli esseri umani e viene impiegato per eliminare i radicali liberi in sinergia con la Vitamina E e in molti enzimi antiossidanti e gioca anche un ruolo importante nel funzionamento della ghiandola tiroide. In clinica, il selenio può essere usato in sindromi a livello del sistema cardiovascolare, soprattutto come cofattore per il controllo della pressione arteriosa, ma sembrerebbe esserci altro.
Recentemente i ricercatori della Dartmouth Medical School hanno confrontato i livelli di questo minerale in 767 pazienti con recente diagnosi di tumore al rene con quelli di più di 1100 soggetti estratti dalla popolazione generale.
L’associazione inversa tra i livelli di selenio e tumore è stata riscontrata non nella popolazione complessiva dello studio, ma solo, e in modo significativo, in alcuni sottogruppi di soggetti, ovvero nelle donne, nei fumatori moderati e nei soggetti con tumore positivo al p53.
«Si ritiene che esistano diversi cammini di progressione di questo tipo di tumori e in uno dei più importanti sembra che siano implicate significative alterazioni del gene p53 gene», ha spiegato Margaret Karagas, docente di medicina presso il Norris Cotton Cancer Center del Dartmouth e coautrice dello studio. «Inoltre, quelle forme che derivano da questo tipo di alterazioni sono associate alla patologia nelle sue forme più avanzate».
Neanche a dirlo, la dieta che appare più adeguata appare ancora una volta quella a base di pesce, verdure e cereali, dove la concentrazione del selenio è più elevata.
(fonte: bioblog.it) |
| Lotta ai tumori, in campo anche matematici e bioinformatici |
08/12/2008 22:37 |
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| San Francisco, 8 dic. La medicina del futuro dovra' cercare nuovi alleati per provare a mettere la parola fine al cancro. E precisamente dovra' arruolare bioinformatici e matematici per studiare al meglio il ruolo e gli effetti della nuova era di farmaci biotecnologici appena iniziata. Parola di Michele Milella, ematologo e oncologo dell'istituto Regina Elena di Roma, a San Francisco per il 50esimo congresso dell'American Society of Hematology (Ash).
''I nuovi farmaci intelligenti, a bersaglio molecolare -spiega all'ADNKRONOS SALUTE- ci impongono di fare un salto di livello, ossia misurarne l'interazione tra loro, e non piu' in associazione alle terapie tradizionali''. Per il medico-ricercatore italiano, quindi, la nuova sfida e' rappresentata ''dall'uso di piu' farmaci biologici insieme, una volta messo in luce il meccanismo di una certa malattia. In questo modo - continua - si ottiene un effetto sinergico 'a cascata' molto superiore a quello che si registra dall'uso di un farmaco biotech insieme alle cure standard. Per studiare questa nuova alleanza tra molecole biotech, i possibili benefici e i rischi da evitare, pero' - aggiunge - la medicina deve dotarsi di strumenti nuovi. E soprattutto di professionalita' diverse: in primis di esperti di bioinformatica, in grado di disegnare mappe dei segnali cellulari, e di matematici capaci di costruire modelli di interpretazione dei dati''. Prepariamoci dunque a fare spazio in laboratorio, perche' ''la biologia dei sistemi sara' un nuovo e proficuo settore per la ricerca medica''.
La sfida del futuro pero', "ci trova impreparati - ammette Milella - perche' non solo in Italia, ma anche nel resto d'Europa, e in misura crescente negli Usa, cominciano a scarseggiare le figure dei medici traslazionali. Cioe' dei camici bianchi che dividono il loro tempo tra il letto del malato e le provette e i microscopi".
"Dovremmo -suggerisce l'oncologo- tornare a formare nuove generazioni di professionisti in grado di muoversi a proprio agio in tutti e due i campi, della clinica e della ricerca. Purtroppo a crisi economico-finanziaria non gioca a nostro favore. I 'cervelli' della ricerca non diventano una rarita' solo in Italia, dove sono sottopagati e male impiegati, ma anche in quello che finora e' stato l'Eldorado, cioe' gli Usa". "Negli Stati Uniti -assicura Milella- diventa sempre meno interessante fare il ricercatore rispetto al medico. Proprio per via dei piu' sicuri guadagni". Da qui l'appello "alle istituzioni italiane affinche' affrontino finalmente, in maniera adeguata, questo aspetto cruciale per gli interessi del Paese".
(fonte: padovanews.it) |
| Tumore al seno: per una donna su 10 la diagnosi arriva tardi |
26/11/2008 11:35 |
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| In Italia ogni anno sono circa 40.000 le donne colpite da tumore al seno. Grazie ai programmi di screening mammografico e alla diagnosi precoce, che permettono di identificare la malattia nelle fasi iniziali, sono sempre più numerose le donne che guariscono. Ma una paziente su 10 riceve la diagnosi quando la malattia è già nella fase avanzata o metastatica. E arrivare per tempo a volte non basta: circa il 20% delle donne a cui la malattia viene diagnosticata precocemente, non riesce a evitare una ricaduta o la metastasi. Con percentuali che possono raggiungere l'85% a seconda delle caratteristiche del tumore e della terapia utilizzata.
Per offrire un sostegno psicologico alle donne colpite dalla malattia, è stata inaugurata presso l’IEO di Milano Foemina: il seno nell’arte e nella medicina, una mostra curata da Alberto Agazzani e promossa da O.N.Da con il supporto di Roche, che racconta il parallelo tra due evoluzioni: quella della rappresentazione del seno nella storia dell’arte e quella della ricerca scientifica nella lotta contro il tumore al seno.
Il tumore al seno, che è il secondo tumore per diffusione al mondo, è una malattia che colpisce nel fisico e nell’anima, un affronto alla femminilità . La mostra vuole lanciare un messaggio di speranza per tutte le donne che ne sono affette.
Per tutte queste pazienti si aprono nuove opportunità terapeutiche, grazie all’inibizione dell’angiogenesi, uno dei meccanismi chiave alla base della crescita tumorale. Una strategia terapeutica che da pochi mesi è disponibile in Italia anche per il trattamento del tumore al seno in fase metastatica e che arriva a raddoppiare il tempo in cui le pazienti vivono senza progressione di malattia con un conseguente miglioramento della qualità di vita.
L’inibizione dell’angiogenesi riduce l’apporto di sangue, essenziale per la crescita del tumore e la sua diffusione nel corpo. Riducendo la formazione dei vasi sanguigni, quindi, taglia i viveri al tumore e in questo modo ne danneggia lo sviluppo. In associazione con la chemioterapia, bevacizumab, il primo anticorpo monoclonale ad agire con questo meccanismo, permette di affrontare la crescita e la diffusione del tumore, consentendo alle pazienti di ottenere un beneficio clinico rilevante.
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2009. Il ricavato della vendita dei cataloghi della mostra sarà devoluto alla Fondazione IEO.
(fonte: sanihelp.it) |
| Broccoli e cavolfiori prevengono il cancro ai polmoni |
20/11/2008 17:07 |
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| Mangiare frutta e verdura in buone quantità ogni giorno si sa che fa bene alla salute. I medici e i nutrizionisti consigliano di assumerne cinque porzioni al giorno, assortendo tutti e cinque i colori dei vegetali e della frutta (blu, rosso, giallo, bianco e verde).
Broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles sono impiegati come coadiuvanti alimentari nelle terapie antitumorali per le loro numerose proprietà benefiche: una recente scoperta ora dimostra che sono efficaci anche nel prevenire il cancro ai polmoni nei fumatori accaniti.
Un buona scorpacciata di questi ortaggi, infatti, difendono i polmoni di chi non dire addio al vizio della sigaretta, limitando in parte i danni causati dal fumo.
Il Roswell Park Cancer Institute di Buffalo, New York, ha condotto una ricerca scientifica esaminando 948 ammalati di cancro polmonare e 1743 persone sane che avevano effettuato un precedente screening diagnostico per scoprire l'eventuale presenza di tumore ai polmoni.
Tutti sono stati alimentati con broccoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles e la squadra di scienziati, guidata da Li Tang, ha monitorato le loro abitudini alimentari, il loro stile di vita e l'incidenza del vizio del fumo nelle loro giornate.
I risultati dell'indagine, presentata in occasione del congresso dell'American Association for Cancer Research, hanno evidenziato che gli effetti benefici e protettivi dei polmoni sono più forti quando è più accanita la dipendenza dalle “biondeâ€. Un vantaggio, cioè, riscontrabile in maniera sensibile tra coloro che fumavano più di 20 sigarette al giorno.
I rischi di ammalarsi diminuivano tra il 20% e il 55% in chi consumava abitualmente broccoli e cavolfiori, rispetto a coloro che li mangiavano solo di tanto in tanto. "E l'effetto scudo - assicura Tang - era molto piu' evidente tra gli ex e i fumatori abituali, mentre era estremamente labile tra coloro che non avevano mai ceduto al fascino delle bionde". Tuttavia, "occorrono nuovi studi - precisa la ricercatrice - per far si' che il consumo di questi alimenti si trasformi in una vera e propria raccomandazione di sanita' pubblica. Se fumi - ricorda infine Tang - non c'e' nulla che possa aiutarti realmente". La prima regola, dunque, resta sempre la stessa: rinunciare al vizio per evitare ai propri polmoni brutte sorprese. Il fumo, inoltre, non colpisce solo i polmoni, ma anche la bocca, le altre vie respiratorie, il sistema cardiocircolatorio e il cuore, la vescica, la prostata e molte altre parti del nostro organismo che possono sviluppare neoplasie in conseguenza della cattiva abitudine del fumare.
Un altro studio scientifico, sempre presentato all'incontro dell'American Association for Cancer Research, ha affermato che non tutti i fumatori incalliti sviluppano necessariamente il cancro al polmone. Questo avviene solo in quegli individui in cui avviene la “metilazioneâ€, cioè quel processo che modifica l'espressione di alcuni geni e, quindi, la sintesi delle rispettive proteine. La ricerca in questione è stata condotta dalla dott.ssa Emily A. Vucic del British Columbia Cancer Research Centre di Vancouver e presentata in occasione del settimo convegno annuale sulle frontiere della ricerca nella prevenzione dei tumori. L'esposizione al fumo attivo e passivo rappresenta il maggior fattore di rischio per il cancro ai polmoni. Nel primo caso, anche per coloro che hanno smesso di fumare da molto tempo. Ma mentre alcuni ex fumatori sviluppano il cancro ai polmoni, altri non ne vengono colpiti nonostante stili di vita simili. Lo studio ha coinvolto 16 persone (otto sane e otto con un tumore ai polmoni), ex fumatrici da piu' di 10 anni, a cui sono state prelevate cellule di bronchi e polmoni. Analizzando le cellule polmonari, i ricercatori hanno scoperto che tra i due gruppi ci sono differenze a livello del processo di metilazione del Dna, che subisce danni a causa del fumo. "Le alterazioni osservate nei pazienti con cancro ai polmoni potrebbero dirci perche' alcuni ex fumatori subiscono danni genetici addizionali a quelli del normale invecchiamento", ha spiegato Vucic. "Piu' del 50 per cento dei malati di cancro ai polmoni sono ex fumatori - ha continuato - e capire perche' solo alcuni sviluppano la malattia e' il primo passo per una diagnosi precoce". I ricercatori stanno portando avanti ulteriori studi per confermare questi risultati preliminari. Il campione di soggetti esaminati è comunque assai esiguo e, in ogni caso, è sempre fortemente consigliato a tutti i fumatori di smettere il prima possibile, perchè i danni che fumando provocano al loro organismo sono moltissimi e li colpiscono tutti indistintamente, a prescindere dalle caratteristiche genetiche di ognuno.
(fonte: italiasalute.it) |
| Nuovo farmaco previene il diabete e l'obesità indotta dalla dieta |
18/11/2008 11:14 |
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| Un recente studio finanziato dall'UE e svolto da un team internazionale di ricercatori, guidato dalla Svizzera, ha scoperto che un nuovo farmaco sintetico, sviluppato da alcuni ricercatori negli Stati Uniti, è in grado di prevenire il diabete e l'obesità indotta dalla dieta. Al contempo, il farmaco migliora la tolleranza al glucosio e la sensibilità all'insulina e aumenta la resistenza all'esercizio fisico aumentando l'utilizzo dei grassi in alcuni tessuti. Lo studio è stato pubblicato online nella rivista Cell Metabolism.
Sebbene una riduzione dell'apporto calorico di circa il 20% possa determinare benefici significativi sotto il profilo metabolico, la dieta e l'esercizio, se non associati ad altro, riescono raramente a fermare l'obesità e i disturbi del metabolismo ad essa correlati. Studi relativi a possibili interventi farmacologici hanno dimostrato che abbondanti dosi di resveratrolo, una sostanza naturalmente presente nel vino rosso, possono determinare benefici sul piano metabolico come la prevenzione del diabete e dell'obesità indotta dalla dieta.
Sia l'assunzione di resveratrolo che la diminuzione delle calorie portano all'attivazione di SIRT1, un enzima che svolge un'importante funzione regolatrice in numerosi processi metabolici che si verificano quando i livelli di energia sono bassi. Questo studio ipotizza che, poiché l'enzima SIRT1 viene attivato con la restrizione calorica, l'induzione della sua attività "apre la possibilità di riprodurre farmacologicamente livelli energetici bassi e dunque di stimolare l'utilizzo di grassi per prevenire l'obesità indotta dalla dieta e i disordini ad essa correlati.
I ricercatori hanno utilizzato sui topi una nuova entità chimica, denominata SRT1720, al fine di attivare il percorso SIRT1 e hanno poi valutato il suo ruolo in relazione a obesità , diabete, invecchiamento e resistenza. Hanno osservato che i topi sottoposti a una dieta ricca di grassi e trattati con dosi elevate di SRT1720 per un periodo di 15 settimane non sono diventati obesi. È importante notare che nei topi erano ridotti i livelli di trigliceridi, colesterolo, glicemia a digiuno e insulina. I risultati dei test di resistenza all'esercizio fisico, inoltre, erano sensibilmente migliori di quelli ottenuti dagli animali di controllo.
"SRT1720 ha reso gli animali capaci di correre il doppio" afferma il Professor Auwerx, in riferimento agli esercizi del test. È stato di fatto osservato che nel corso dello studio l'attività volontaria dei topi subiva un calo riconducibile allo sforzo di risparmiare energia; il farmaco funziona determinando il passaggio del metabolismo dell'organismo a una modalità "brucia-grassi" che subentra, di norma, in presenza di livelli di energia ridotti.
La ricerca dimostra che l'attivazione del percorso SIRT1 in realtà previene l'obesità indotta dalla dieta aumentando l'utilizzo dei grassi nel muscolo scheletrico, nel fegato e nel tessuto adiposo bruno. Lo studio ha inoltre dimostrato che SRT1720 induce adattamenti metabolici che coinvolgono l'attivazione di un altro enzima, AMPK, che regola il glucosio nel muscolo scheletrico e il metabolismo degli acidi grassi.
"Questi risultati dimostrano che i nuovi attivatori sintetici SIRT1 sono in grado di riprodurre gli effetti metabolici positivi precedentemente dimostrati con l'impiego di resveratrolo" ha affermato il Dott. Joahn Auwerx del Politecnico Federale di Losanna (EPFL). "Ma diversamente dal resveratrolo, queste nuove entità chimiche hanno come obiettivo esclusivamente il percorso SIRT1, e questo le rende più efficaci e selettive ai fini dell'ottenimento dei benefici metabolici."
Il Professor Auwerx ha spiegato che il principale vantaggio presentato da SRT1720 rispetto al resveratrolo è rappresentato dalla probabilità che lo stesso presenti una quantità inferiore di effetti collaterali; per confermare questo punto sarà tuttavia necessario un ulteriore studio. Lo studio sottolinea che SRT1720 ha delle ripercussioni sulla temperatura centrale del corpo e sull'attività locomotoria spontanea, che potrebbe costituire un potenziale effetto collaterale quando si utilizza il farmaco per il trattamento dei disturbi del metabolismo. Tuttavia, gli autori suggeriscono che questi effetti potrebbero essere desiderabili nel trattamento di altri disturbi, non correlati.
Gli autori concludono: "Riteniamo che SRT1720 possa agire come 'mimetico' della restrizione calorica, inducendo quindi un adattamento metabolico complessivo simile a quello che si verifica in presenza di bassi livelli di energia." Il limite principale di SRT1720, hanno scoperto, è costituito dal fatto che gli effetti osservati, in modo particolare l'azione anti-diabete del farmaco, sono stati ottenuti esclusivamente attraverso la somministrazione di dosi relativamente elevate.
(fonte: molecularlab.it) |
| L'orgasmo fa bene al cuore e aiuta a prevenire il tumore |
18/11/2008 11:12 |
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| Non può essere più considerato un luogo comune. Ormai esistono diversi studi scientifici che dimostrerebbero che l’orgasmo, oltre a regalare sensazioni uniche, fa veramente bene alla salute. L’apice del piacere, infatti, sembrerebbe liberare l’ormone Dhea e l’ossitocina, che fanno bene al cuore oltre a contribuire nella prevenzione di alcuni tumori. Senza distinzioni di sesso. A fare una piccola rassegna di tutte le ricerche che hanno evidenziato gli effetti benefici dell’orgasmo è stato il quotidiano Los Angeles Times.
Lo studio scientifico - Due grandi studi, diffusi nel 2003 e nel 2004, hanno rilevato che gli uomini di mezza età che hanno dichiarato di avere almeno quattro orgasmi a settimana avevano un terzo in meno di probabilità di sviluppare un tumore alla prostata. Questo, secondo alcuni ricercatori, perchè l’eiaculazione potrebbe liberare la prostata da agenti cancerogeni. Simile effetto per le donne, che se avrebbero orgasmi frequenti sono più protette dal rischio di sviluppare un cancro al seno. Secondo quanto riportato dal Los Angeles Times, diverse ricerche in laboratorio avrebbero dimostrato che le donne riescono a sopportare meggiormente il dolore quando viene contemporaneamente stimolata la loro vagina. Questa stimolazione, infatti, raddoppierebbe la soglia del dolore. Non solo.
Ulteriori studi hanno concluso che l’orgasmo aiuterebbe le donne che soffrono di emicrania. Infine, da uno studio del 1997 su uomini gallesi è emerso che coloro che avevano due o più orgasmi a settimana avevano anche un rischio dimezzato di morire rispetto a coloro sessualmente meno attivi.
(fonte: ilgiornale.it) |
| Le arance combattono il tumore alla prostata |
07/11/2008 12:29 |
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| L’arancia è il frutto antitumorale per eccellenza, e questa ricerca apparsa su Cancer reserach e presentata da un gruppo di studiosi italiani, lo dimostra una volta in più: negli oli essenziali della buccia sono contenute sostanze in grado di combattere il cancro alla prostata.
In questi oli essenziali, infatti, sono contenute molecole simili ai triterpenoidi naturali, con i quali si realizzano nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali che potrebbero costituire un valido aiuto alla popolazione maschile soggetta a cancro alla prostata, soprattutto per quegli individui per i quali c’è una familiarità con la patologia.
Perché funziona? In pratica i triterpenoidi ottenuti sinteticamente uccidono le cellule di tumore insensibili alla terapia ablativa ormonale riattivando alcune vie di morte cellulare programmata potenzialmente molto efficaci, ma sopite nelle cellule malate.
(fonte: gustoblog.it) |
| Pattern di attività genica potrebbe aiutare nella scelta dei trattamenti per il cancro |
01/11/2008 17:32 |
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| Scienziati francesi hanno individuato il pattern di attività genica che prevede in modo preciso a quali trattamenti i pazienti affetti da cancro colon-rettale risponderanno meglio. Nel futuro le scoperte potrebbero essere applicate nello sviluppo di test per determinare in modo tempestivo il tipo di farmaci da somministrare a ciascun paziente.
Il team francese è stato il primo a dimostrare che nei pazienti con cancro del colon-retto la determinazione genica prevede la risposta ai trattamenti. I risultati sono stati presentati al 20° Simposio sui target molecolari e le terapie per il cancro (Symposium on Molecular Targets and Cancer Therapeutics), tenutosi il 22 ottobre a Ginevra, in Svizzera.
Il cancro del colon-retto può generalmente essere curato attraverso la chirurgia se viene scoperto allo stadio iniziale. Tuttavia, nella metà dei pazienti il tumore si diffonde al fegato, e questi casi sono molto più difficili da trattare. Generalmente, il primo intervento che si fa su questi pazienti è una chemioterapia, come il FOLFIRI, che comprende leucovorina, fluoruracile e irinotecan.
Ma nonostante siano ora disponibili farmaci nuovi e migliori, questi protocolli si rivelano inefficaci in circa la metà dei pazienti. Inoltre, con il passare del tempo i tumori tendono a diventare resistenti ai farmaci, anche quelli che inizialmente rispondono bene al trattamento. Attualmente non esistono metodi per prevedere quali pazienti risponderanno ai trattamenti di prima scelta e quali, invece, risponderebbero meglio ad approcci alternativi.
"Per la riuscita complessiva del trattamento è necessario che al suo inizio venga scelto il regime chemioterapico con la maggiore probabilità di indurre la massima risposta," dichiara la dott.ssa Maguy Del Rio dell'Istituto per la ricerca sul cancro di Montpellier, in Francia. "Il fatto di riuscire ad individuare i pazienti che potrebbero rispondere bene ad una particolare chemioterapia rappresenta una grande sfida, e anche quello di individuare quei pazienti che non risponderebbero e che quindi hanno bisogno di trattamenti alternativi."
In questa ultima ricerca la dott.ssa Del Rio e il suo team hanno studiato i livelli di attività di una serie di geni presenti in campioni prelevati su 19 pazienti con tumore del colon-retto diffuso al fegato. Nessuno dei pazienti aveva iniziato una chemioterapia al momento del trial.
Il team ha individuato una "marcatura" genetica che coinvolge 11 geni che indicano chiaramente quali pazienti risponderanno bene al trattamento con il FOLFIRI e quali invece no. Sulla base di questi risultati, gli scienziati hanno sviluppato un modello matematico capace di classificare i pazienti in gruppi con un'esattezza del 100%.
"Il fatto di aver raggiunto un'esattezza del 100% potrebbe essere dovuto al numero limitato di 19 campioni," ammette la dott.ssa Del Rio. "È ovviamente necessaria una convalida e, se del caso, bisogna migliorare la marcatura dei geni in un numero maggiore di pazienti. Finché non sarà adeguatamente convalidata, la marcatura genetica non potrà tovare un'applicazione clinica."
Tuttavia, una volta convalidate, le scoperte potrebbero essere convertite in un test per stabilire quali pazienti risponderebbero meglio ai trattamenti più comuni e quali invece trarrebbero beneficio da farmaci diversi. I pazienti che si rivelerebbero non-rispondenti, potrebbero immediatamente essere sottoposti a regimi farmacologici alternativi e più avanzati.
"Per i pazienti con tumore colon-rettale metastatizzato il tempo è un fattore prezioso e il fatto di poter compiere una scelta della terapia iniziale azzeccata, potrebbe rivelarsi decisivo per la riuscita generale del trattamento," ha commentato la dott.ssa Del Rio.
Secondo i dati dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (parte dell'Organizzazione mondiale della sanità ) nel 2006 sono stati rilevati circa 300.000 casi di cancro del colon-retto nell'UE, facendone il terzo tipo di cancro più comune, dopo il cancro del seno e della prostata. Nello stesso anno sono decedute circa 140.000 persone a causa di questa malattia. A livello mondiale ne vengono diagnosticati ogni anno circa 945.000 nuovi casi.
(fonte: molecularlab.it) |
| E' soltanto l'inizio. Basta con i pregiudizi su OGM |
01/11/2008 17:31 |
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| Sappiamo da tempo che il cibo è responsabile di un'ampia quota di tumori e che alcuni alimenti come frutta e verdura hanno un valore protettivo. La lettura del genoma ci ha permesso di capire il perché: questi cibi contengono gli antiossidanti che sono in grado di proteggere i nostri geni da mutazioni che trasformano cellule sane in cellule tumorali.
In futuro, la conoscenza del genoma delle piante ci permetterà di individuare meglio veri cibi anti cancro. La genetica applicata alla produzione alimentare è una delle aree in cui la ricerca scientifica può migliorare la nostra vita. È uno degli strumenti offerti dalla conoscenza del Dna e con cui possiamo combattere le grandi piaghe del pianeta: fame, malattie tumorali o cardiache. Questo studio va in quella direzione, anche se è ovvio che ci vorranno altre ricerche. Con linee guida rigorose per l'uso delle biotecnologie si può assicurare un rapporto più equilibrato fra piante, animali e gli ecosistemi ad essi collegati: un passo avanti verso la riduzione dell'incidenza del cancro e di malattie correlate ad ambiente e alimentazione.
Resta molto da fare, l'importante è non fermare tutto per pregiudizi. O addirittura per equivoci. Crea equivoci la parola OGM. Organismo è una definizione della vita biologica che sa di meccanicistico e modificare fa pensare a manipolare.
Il risultato è un termine minaccioso che non evoca il concetto di miglioramento. Dovremmo cominciare a parlare di organismi geneticamente migliorati. Nel processo di miglioramento genetico non si fa altro che aggiungere qualche caratteristica più favorevole ad alcune già presenti nell'alimento. Conosciamo molti cibi che hanno valori protettivi per il cancro. Il pomodoro contiene licopene, che si libera ancora di più quando il pomodoro è cotto fino a ottenere una salsa. Il licopene è protettivo nei confronti del tumore della prostata e forse del seno. È logico quindi che le ricerca si concentri nello studio e potenziamento delle proprietà di questo alimento. Altri cibi preziosi sono le crucifere, l'uva, i lamponi, i mirtilli, le ciliege, le fragole e le arance rosse che contengono antocianidine, potenti antiossidanti.
Ora stiamo cercando di individuare nuove sostanze e stabilire per tutte la dose giornaliera efficace nella prevenzione. Ma la speranza di prevenire molte malattie degenerative e forme tumorali è legata soprattutto al miglioramento genetico di piante e frutti. È così che abbiamo iniziato a cercare di produrre i vaccini. Si è scoperto che è possibile inserire nella pianta i geni per la produzione di antigeni, per creare vaccini da somministrare per bocca. Le prime sperimentazioni risalgono a fine Anni 90 e riguardano i vaccini contro colera, enterocolite, epatite B, malaria, influenza, Aids. Il vaccino contro l'enterocolite (in via di sperimentazione) è prodotto nella banana: si accumula nel frutto ed è possibile conservarlo senza congelarlo. Così lo si può dare ai bambini attraverso un omogeneizzato che può essere tenuto a temperatura ambiente e ha un buon sapore. Come si può fermare tutto questo per pregiudizio? Siamo liberi di scegliere, e di condannare, se siamo altrettanto liberi di sapere.
(di Umberto Veronesi. fonte: corriere.it) |
| Birra anticancro |
23/10/2008 09:45 |
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| La birra, una delle più diffuse e antiche bevande alcoliche del mondo, è stata ingegnerizzata dalla Rice University per ottenere un liquido in grado di ridurre il cancro e le malattie cardiovascolari, almeno nel modello animale.
La BioBeer, questo è il nome della bevanda innovativa, sarà in gara alla International Genetically Engineered Machine (iGEM) l’8 e 9 novembre a Cambridge. L’iGEM, per chi non lo sapesse, è la competizione più grande e importante al mondo sulla biologia sintetica, in cui diversi team si sfidano per creare cose utili.
I ricercatori della Rice University hanno realizzato una birra geneticamente modificata per produrre il resveratrolo, un fenolo non flavonoide presente nella buccia dell’acino d’uva avente un’azione antiteratogena e di fludificazione del sangue che può limitare l’insorgenza di placche trombotiche, durante il processo di fermentazione.
Insomma, una bevanda a bassa gradazione alcolica con i benefici del vino che potrebbe entrare in commercio già nei prossimi anni se i benefici dimostrati nei topi dovessero esserci anche per gli uomini. Resta solo da vedere se gli appassionati della bionda apprezzeranno la “modificaâ€.
(fonte: bioblog.it) |
| Il Resveratrolo può aiutare a trattare la steatosi epatica |
16/10/2008 11:50 |
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| Scienziati alla ricerca di modi per trattare la steatosi epatica ovvero il grasso al fegato hanno scoperto che un ingrediente del vino rosso può contribuire a proteggere dall'accumulo di grassi nel fegato.
Avete sicuramente sentito parlare del Resveratrolo, un antiossidante trovato nel vino rosso, uva, bacche e arachidi. Questa molecola è già stato collegata a benefici effetti per la salute, per il cancro e le malattie cardiache.
Lo studio, condotto da M. Joanne Ajmo presso la University di South Florida Health Sciences Center di Tampa, ha esaminato gli effetti del resveratrolo nel fegato di topi affetti da steatosi epatica. I ricercatori hanno scoperto che topi alimentati con resveratrolo avevano meno grassi nel fegato rispetto ai topi che erano senza Resveratrolo. La ricerca è stata pubblicata sul The American Journal of Physiology-Gastrointestinal and Liver Physiology.
(fonte: takecare.it) |
| Un olio dalle arance contro il cancro alla prostata |
14/10/2008 14:00 |
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| Dalla buccia delle arance è possibile estrarre un olio che ha dimostrato di possedere delle proprietà terapeutiche per il cancro alla prostata.
Oltre agli altri benefici per la salute già noti di questi agrumi, arriva ora questa significativa notizia dallo studio italiano, pubblicato su “Cancer Researchâ€, condotto dagli scienziati coordinati da Adriana Albini dell'Irccs MultiMedica di Milano e Francesca Tosetti dell'Ist di Genova.
Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d'arancia - annunciano i ricercatori italiani - potrebbe costituire una risorsa terapeutica o preventiva per la popolazione maschile a rischio di sviluppare il tumore prostatico, soprattutto quando esista una storia familiare di malattia".
Questi dati sono stati presentati durante il Congresso nazionale della nazionale della Società italiana di cancerologia, svoltosi a Napoli, dai tre giovani ricercatori di MultiMedica Ilaria Sogno, Rosaria Cammarota e Luca Generoso, in collaborazione con Roberta Vené di Genova. "Abbiamo scoperto - spiega Albini, responsabile della Ricerca oncologica dell'Irccs MultiMedica - che i triterpenoidi sintetici uccidono preferenzialmente le cellule di tumore alla prostata insensibili alla terapia ablativa ormonale, riattivando alcune vie di morte cellulare programmata potenzialmente molto efficaci, ma 'sopite' nelle cellule tumorali". Una batteria di enzimi sentinella, le caspasi, sono infatti normalmente deputati all'eliminazione delle cellule irrimediabilmente danneggiate, prodotte continuamente in un organismo sano.
Da un certo punto di vista, le cellule tumorali sono anch'esse cellule danneggiate, che però acquisiscono la capacità di convivere con anomalie consistenti, continuando a proliferare e a colonizzare altri organi. "La scoperta - prosegue Albini - è che i triterpenoidi funzionano indebolendo l'attività di una proteina di recente interesse come target farmacologico, la glicogeno sintasi cinasi-3 (GSK-3), che favorisce appunto la vitalità delle cellule tumorali limitando l'attività delle caspasi o proteggendo i mitocondri da cui parte il processo di smantellamento delle cellule malate. La disattivazione di GSK-3 da parte dei triterpenoidi ha ulteriori conseguenze metaboliche che infliggono il colpo finale alle cellule prostatiche maligne: le priva di energia, causandone la disintegrazione". "Sorprendentemente - continua Albini - tutto ciò avviene utilizzando dosi molto basse di farmaci, il che lascia ben sperare sulla possibilità di controllarne gli effetti collaterali". Lo studio, sostenuto dall'Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), è il completamento delle ricerche compiute sui terpenoidi come antiangiogenici condotte dall'équipe di Albini in collaborazione con gli Usa.
Il nuovo farmaco è già in fase I di sperimentazione clinica sui pazienti con varie neoplasie. "Il triterpenoide sintetico, in associazione con un lontano parente della vitamina A - conclude Albini - era già efficace contro il tumore al seno ormono-resistente in studi preclinici e ora potrebbe diventare un'arma importante contro quello alla prostata". I ricercatori hanno testato la molecola della buccia d'arancia in provetta e in modelli preclinici, osservando che è in grado di agire efficacemente sulle cellule malate, combattendo il tumore.
Buone notizie e una nuova speranza, dunque, per la salute dei malati di tumore alla prostata.
(fonte: italiasalute.it) |
| Tumori: frutta e verdura li prevengono grazie alla pectina |
14/10/2008 13:59 |
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| Che la frutta e la verdura fossero un toccasana nella prevenzione dei tumori era gia' noto grazie a diversi studi statistici. Ma il perche' e' stato scoperto soltanto ora da un gruppo di ricercatori dell'Institute of Food Research (Ifr). In pratica, un particolare frammento della pectina, un polisaccaride contenuto nella parete cellulare dei vegetali, sembrerebbe inibire una proteina responsabile dello sviluppo del cancro, la 'galectina-3'.
I test condotti dai ricercatori dell'Ifr hanno prima confermato i risultati di molti studi di popolazione, come per esempio quelli effettuati da Epic, lo European Prospective Investigation of Cancer, che hanno identificato una stretta correlazione statistica fra l'assunzione di fibre e il minore rischio di cancro nel tratto gastrointestinale. E poi hanno cercato di trovarne la spiegazione nell'azione della pectina. Questa non e' l'unico esempio di carboidrato "bioattivo", che interagisce cioe' con le proteine delle cellule animali inibendo lo sviluppo dei tumori. Sono note per esempio le proprieta' benevole dei "beta glucani". " Per avere una combinazione completa di diversi effetti - ha spiegato Victor Morris, uno degli autori dello studio - e' consigliabile mangiare una varieta' piu' ampia possibile di frutta, verdura e alimenti contenenti fibre vegetali. Il prossimo passo - ha aggiunto - sara' identificare i meccanismi con cui l'organismo assimila la pectina per capire in modo piu' dettagliato come essa agisce sulle cellule tumorali". La scoperta e' importante soprattutto perche' apre nuove possibilita' alla ricerca nel campo dei carboidrati "bioattivi" e alla comprensione dei meccanismi che sono alla base degli effetti dell'alimentazione sull'insorgenza dei tumori.
(fonte: cybermed.it) |
| Camminare mezz'ora al giorno riduce il rischio del tumore del seno |
14/10/2008 13:55 |
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| Camminare mezz'ora al giorno riduce il rischio del tumore del seno. «Finora era noto che fare tutti i giorni un'attività fisica anche minima, come una camminata di mezz'ora aiuta a ridurre il rischio di recidive, ma ci sono forti sospetti che possa essere utile anche nella prevenzione primaria», ha detto il segretario nazionale dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), Marco Venturini, nel congresso dell'associazione in corso a Verona. «La principale forma di prevenzione del tumore del seno resta lo screening mammografico - ha detto Venturini - ma adesso si comincia a pensare anche ad altro». Sebbene quello del seno sia ancora oggi il tumore più diffuso nelle donne, negli ultimi anni sono stati ottenuti risultati importantissimi: «se oggi l'80% dei casi guarisce, è il momento di pensare ad altre forme di prevenzione oltre a quelle tradizionali e di dedicarsi ad aspetti che 15 anni fa potevano sembrare inutili».
ATTIVITA' FISICA - L'attività fisica è tra questi e si calcola che possa offrire un vantaggio valutabile nell'1%-2%: trascurabile in passato, quando dal tumore del seno guariva solo una minoranza, ma importante adesso che guariscono otto donne su dieci. Perchè il movimento abbia questo effetto protettivo non è ancora chiaro e secondo Venturini l'ipotesi più probabile è che si in quadri in uno stile di vita sano, nel quale l'attività fisica si accompagna a una dieta a basso contenuto acidi grassi, senza burro e insaccati e basata su olio d'oliva, latte scremato e poco formaggio.
(fonte: corriere.it) |
| Il vino rosso riduce i rischi di cancro al polmone |
11/10/2008 12:32 |
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| Stando a quanto è emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Department of Research and Evaluation di Pasadena, in California, e pubblicato sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, un consumo moderato di vino rosso puo' diminuire il rischio degli uomini di sviluppare il cancro al polmone.
Chun Chao, coordinatore dello studio, ha spiegato che "Un componente antiossidante del vino rosso puo' essere protettivo contro il cancro al polmone, in particolare tra i fumatori"
I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti grazie alla collaborazione col California Men's Health Study, che collegavano i dati clinici del sistema sanitario della California con quelli auto-rilasciati da 84.170 uomini di eta' compresa tra i 45 e i 69 anni.
I dati demografici e gli stili di vita del campione, raccolti tra il 2000 e il 2003, sono stati confrontati e rapportati individuando 210 casi di cancro al polmone.
Lo studio è proseguito valutando l'effetto del consumo di birra, di vino rosso, di vino bianco e di liquore sul rischio di sviluppare il cancro ai polmoni ed i risultati indicherebbero che tra i partecipanti allo studio vi sia stato in media il 2 per cento di rischio in meno associato a chi ha consumato del vino rosso e in particolare il campione che ha dichirato di consumare vino nel quantitativo di uno o due bicchieri di al giorno ha mostrato un 60 per cento in meno di rischio di sviluppare il cancro ai polmoni.
Chao spiega i dati sostenendo che "Il vino rosso e' noto per il fatto che contiene elevati livelli di antiossidanti. Vi e' un composto chiamato resveratrolo che ha dimostrato di apportare significativi benefici per la salute". Ma i ricercatori hanno anche sottolineato che le conclusioni del loro studio non dovrebbero essere interpretate come un invito a consumare più alcolici.
(fonte: molecularlab.it) |
| Tumore alla gola, importante la prevenzione |
11/10/2008 12:25 |
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| Il carcinoma del cavo orale colpisce in Italia circa 6.000 persone. Basterebbe una visita specialistica di pochi minuti per diagnosticarlo precocemente e per effettuare le cure con successo.
A ribadirlo sarà l'Associazione nazionale dentisti italiani (Andi) in occasione della seconda edizione dell'Oral Cancer Day, la giornata tutta dedicata all'informazione sul tumore al cavo orale che avrà luogo venerdì 10 ottobre in 80 piazze italiane, con possibilità di effettuare controlli gratuiti finalizzati a intercettare la neoplasia.
«Si parla troppo poco di tumori del cavo orale, forse perché li si ritiene relativamente poco frequenti – dice il presidente di Andi, Roberto Callioni. Per questo vogliamo sensibilizzare il pubblico e motivarlo verso una corretta igiene orale, per prevenire le più comuni malattie che possono interessare bocca e denti, con una particolare attenzione verso le patologie più gravi».
Al contrario di quanto si crede, infatti, si tratta di una forma di cancro che rappresenta circa il 7% di tutti i tumori e quasi il 40% di quelli dell'area testa e collo, e interessa soprattutto gli uomini nell'età compresa tra i 50 e 70 anni.E, anche in questo caso, fumo e abuso di alcool tornano sotto accusa, a ribadire il ruolo fondamentale della prevenzione: l'assunzione di entrambi comporta un rischio di ammalarsi 20 volte superiore rispetto a quello di un non-fumatore non bevitore.
L'iniziativa si occuperà , inoltre, della prevenzione dai papilloma virus, alcuni dei quali (l’Hpv-16 e 18) sembrano avere un ruolo diretto nelle aree di sviluppo del cancro delle vie aeree superiori. Testimonial d'eccezione, l'inviato di "Striscia la notizia", Max Laudadio, che si è spesso occupato di abusivismo nel settore odontoiatrico.
(fonte: agoranews.it) |
| L'olio delle bucce d'arancia alleato della prostata |
11/10/2008 12:24 |
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| Arance, frutto anticancro per eccellenza. In particolare, l’olio essenziale della buccia si è dimostrato un alleato per la cura e la prevenzione del tumore alla prostata. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d’arancia, potrebbe costituire una risorsa terapeutica e preventiva per la popolazione maschile a rischio tumore prostatico. Soprattutto quando esista una storia familiare di malattia.
La scoperta, pubblicata sulla rivista internazionale «Cancer Research», è dell’equipe guidata da Adriana Albini dell’IRCCS MultiMedica di Milano e Francesca Tosetti dell’IST di Genova. I dati sono stati presentati nel corso del congresso nazionale della Società italiana di cancerologia di Napoli dai tre giovani ricercatori di Multimedica Ilaria Sogno, Rosaria Cammarota e Luca Generoso, in collaborazione con Roberta Venè di Genova.
«Abbiamo scoperto - spiega Albini, responsabile ricerca oncologica IRCCS MultiMedica - che i triterpenoidi sintetici uccidono preferenzialmente le cellule di tumore alla prostata insensibili alla terapia ablativa ormonale riattivando alcune vie di morte cellulare programmata potenzialmente molto efficaci, ma sopite nelle cellule tumorali».
(fonte: lastampa.it) |
| Come prevenire il cancro alla prostata? |
05/10/2008 14:23 |
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| Nel 1992, il Movimento di opinione per la città "Il Ponte" non esisteva ancora, tuttavia grazie alle persone che oggi costituiscono l'associazione, sono state portate avanti importanti iniziative, quali la campagna di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del tumore al seno.
A quell'epoca, i tempi non erano maturi e i costi proibitivi per "Il Ponte" e per la stessa USL, quindi non era possibile avviare una vera e propria campagna di screening: tuttavia, grazie all'adesione totale dei medici di famiglia, venne avviata una campagna di sensibilizzazione con l'obiettivo di attuare una prevenzione secondaria del tumore al seno.
I risultati furono altrettanto buoni e con costi decisamente inferiori.
Oggi, "Il Ponte" torna con un'iniziativa simile che si rivolge però alla popolazione maschile.
Perchè quando si parla di prevenzione si pensa immediatamente alle donne? Nonostante il successo dello screening per i tumori del colon, che colpisce sia gli uomini che le donne, non esistono iniziative decisive per la prevenzione dei tumori che colpiscono esclusivamente gli uomini, come il tumore alla prostata.
E qui entra in scena la nostra associazione.
Nel 2006, il Dr. Fiaccavento viene chiamato come ospite durante la trasmissione televisiva condotta dal Dr. Madeyski all’interno di "Cronache del Veneto Orientale".
Il Dr. Fiaccavento parla del Tè Verde, esponendo gli ottimi risultati della bevanda nella prevenzione del tumore alla prostata. Il Dr. Madeyski, ispirato dall'idea, comincia a studiare il problema e a raccogliere gli studi delle università di varie nazioni attestanti il dato e gli altri effetti benefici del Tè a tutti i livelli.
L'idea è di mettere in commercio un Tè Verde senza controindicazioni, e il progetto prende forma nel 2008, quando il Tè Verde del Benessere viene distribuito e venduto in tutto il Veneto.
Il Tè Verde del Benessere è completamente naturale: non contiene dolcificanti o coloranti ed ha un alto contenuto di antiossidanti -catechine e polifenoli- che apportano numerosi effetti benefici nella prevenzione e nella riduzione dell'incidenza del cancro alla prostata.
A questo punto, il Dr. Madeyski, ripensando al successo dell'iniziativa del 1992, propone il progetto "La prevenzione non è solo donna. Come prevenire il cancro alla prostata?"
Il 18 ottobre, al centro culturale "Leonardo da Vinci" di San Donà di Piave, interverranno numerosi urologi del Veneto Orientale e medici di famiglia, che parleranno al pubblico del tumore alla prostata e, in particolare, della prevenzione primaria e secondaria e della diagnosi precoce. Per tutti i presenti, è prevista una confezione in omaggio del Tè Verde del Benessere.
Saranno, inoltre, pubblicati 300.000 opuscoli di 4 pagine con consigli pratici per gli uomini, disponibili in tutti gli ambulatori medici del Veneto Orientale.
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| Dieta mediterranea contro le malattie cronico-degenerative |
04/10/2008 16:38 |
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| Un significativo miglioramento dello stato di salute, con una riduzione del 9% della mortalità totale, del 9% della mortalità per cause cardiovascolari, del 13% dell’incidenza di patologie come Parkinson e Alzheimer e del 6% dell’incidenza o mortalità per tumori. Ecco quanto si registra in chi segue stabilmente la dieta mediterranea.
I dati emergono da uno studio pubblicato oggi sulla rivista British Medical Journal (BMJ); autori alcuni ricercatori dell’Università di Firenze-Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi. Il gruppo ha per la prima volta preso in esame 12 studi internazionali presenti in letteratura, che analizzano le abitudini alimentari e lo stato di salute di più di 1,5 milioni di persone seguite per un periodo di tempo che va dai 3 ai 18 anni. Tutti gli studi esaminati utilizzavano un punteggio numerico, chiamato punteggio di aderenza, per calcolare come e quanto i soggetti hanno seguito la dieta mediterranea.
«Con una meta-analisi abbiamo messo insieme dati ed elementi statistici ed epidemiologici - spiega Francesco Sofi - Diversi studi hanno dimostrato, negli ultimi anni, l’effetto benefico della dieta mediterranea nei confronti dell’incidenza e della mortalità per malattie croniche, portandola alla ribalta come il modello di dieta da seguire per migliorare la qualità e la durata della vita. Tuttavia, nessuno studio aveva finora revisionato sistematicamente tutti i dati disponibili sull’argomento».
La dieta mediterranea prevede un consumo abbondante di certe categorie di alimenti come, olio di oliva, carboidrati, frutta, verdura e pesce, e minore di carne, insaccati, formaggi e derivati, con un moderato consumo di vino rosso durante i pasti.
«Alla luce di questi risultati appare importante - sottolinea Sofi - utilizzare il punteggio di aderenza alla dieta mediterranea ideale: può essere uno strumento efficace nella prevenzione delle principali malattie cronico-degenerative. Inoltre, questi dati confermano e rilanciano le raccomandazioni e le linee guida delle più importanti società scientifiche»
(fonte: bioblog.it) |
| Il talco nemico delle donne |
30/09/2008 15:46 |
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| Attenzione al talco. Il suo uso quotidiano aumenta il rischio di tumori per le donne, in particolare di cancro dell’ovaio. Le probabilità di ammalarsi aumentano del 40 per cento. L’allerta arriva dai ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston, con un lavoro pubblicato su «Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention». Gli esperti temono che la polvere applicata sulle parti intime possa raggiungere le ovaie e innescare un processo infiammatorio che permette alle cellule tumorali di proliferare. E i risultati di questo nuovo studio sembrano evidenziare un rischio più elevato di quanto ipotizzato da precedenti ricerche.
Aumenta il rischio di tumore all’ovaio
Da qui l’appello al gentil sesso di non mettere più il borotalco sulle parti intime. L’equipe ha coinvolto oltre 3 mila donne, scoprendo che il rischio di cancro cresce del 36% con l’uso settimanale di talco, ma arriva a +41% se l’utilizzo è quotidiano. A maggiori probabilità di ammalarsi vanno incontro le donne con un particolare profilo genetico. La presenza del gene glutatione S-transferasi M1 e l’assenza del gene glutatione S-transferasi T1 triplicano il rischio di tumore. Una donna su 10 presenta questa «carta d’identità » genetica, avvertono i ricercatori.
Sotto accusa il «fillosilicato di magnesio»
Sotto accusa è il minerale di cui è fatto il talco, il fillosilicato di magnesio: la sua composizione chimica, sostengono gli specialisti, lo rende simile all’amianto, responsabile di una forma letale di cancro del polmone.
(fonte: lastampa.it) |
| 30% degli italiani mai dall'urologo |
26/09/2008 11:11 |
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| Gli uomini italiani vengono bocciati in prevenzione dei tumori e delle malattie prostatiche. Ben il 33% di essi, infatti, non ha mai effettuato una visita urologica e il 50% non manifesta segni di preoccupazione al manifestarsi di episodi di incontinenza o se diviene necessario alzarsi di notte per andare in bagno.
Questi sono i primi risultati dell'indagine condotta dalla Società italiana di urologia (Siu) in 100 piazze italiane, presentati a Roma durante il congresso 'Centenario della società scientifica' in programma nella capitale. “L'urologia fa stradaâ€, il progetto itinerante partito nel mese di maggio 2008, ha fatto la sua ultima tappa nella capitale, dopo aver contattato 16 mila persone intervistate da 350 urologi in 100 città . I dati, elaborati da Fabio Parazzini dell'Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, tracciano un quadro della conoscenza degli italiani in tema di urologia con diversi chiaroscuri. Se infatti il 70% degli uomini intervistati dichiara di essersi sottoposto a un dosaggio di Psa, un'analisi utile alla prevenzione del cancro alla prostata, la percentuale di coloro che conoscono realmente l'importanza di questo esame e la collegano al rischio tumore scende al 35%.
E se è vero che più del 90% dichiara di sapere di sapere di cosa si occupa l'urologo, uno su due trascura le possibili spie di un problema. In fatto di informazione in urologia, però, i maschi sono leggermente in vantaggio sulle donne. Per quanto riguarda le conoscenze in dettaglio delle patologie della sfera urologica, infatti, gli uomini battono il gentil sesso con un 88,7% contro l'81%. E se solo il 33% degli uomini ha fatto una visita specialistica nella vita, le donne scendono al 25%. Anche se va considerato che spesso le pazienti risolvono i loro dubbi in materia rivolgendosi ad altri specialisti. Bassa, invece, la percentuale di intervistati (circa il 19%) che hanno effettuato almeno una volta un dosaggio di testosterone.
"Eppure questo ormone, di cui pochi conoscono l'importanza - ricorda il presidente della Siu, Vincenzo Mirone - è fondamentale nel controllo della normale funzione di molti organi e apparati. Anche per questo stiamo puntando molto sulla ricerca in questo campo. Negli ultimi anni, infatti, il testosterone è stato scagionato dall'accusa di provocare il tumore alla prostata".
Si è capito che integrazioni possono favorire il cancro solo quando è già insorto.
"Mentre - continua Mirone - potrebbe essere utile in molti casi, perché questo ormone dà vigore muscolare ma controlla anche l'aggressività e, in qualche modo, la voglia di fareâ€.
"Nei prossimi anni potrebbe trovare molti utili impieghi", dice l'esperto che annuncia il proseguimento dell'indagine per il prossimo anno, sempre con il sostegno di acqua Rocchetta che ha sostenuto l'indagine di quest'anno. Per quanto riguarda invece il congresso del centenario, sono previste 7 giornate di lavori scientifici, letture, corsi e approfondimenti, per un totale di circa 70 ore di attività per i 1.500 congressisti e quasi 9 mila metri quadri di superficie occupata. Gli specialisti si confronteranno su un ampio spettro di argomenti di urologia: le più recenti metodologie per la prevenzione, la diagnosi e trattamento dei tumori dell'apparato uro-genitale (prostata, vescica e rene), soluzioni chirurgiche e farmacologiche per le diverse patologie. Una parte importante del congresso sarà invece dedicata, e questa è solo una delle novità di quest'anno, all'andrologia.
(fonte: italiasalute.it) |
| Dieta e movimento per la prevenzione delle ricadute del cancro al seno |
26/09/2008 11:07 |
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| Seguire una dieta corretta e fare una vita attiva possono aiutare a tenere alla larga gran parte dei tumori e forse anche ad evitare recidive in chi ne è già stato colpito. Almeno questo è quanto si augurano di scoprire gli esperti della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei tumori di Milano che hanno progettato lo studio Diana 5, ai blocchi di partenza proprio in questo periodo. Lo studio ha infatti l’obiettivo di valutare se una sana alimentazione e un’adeguata attività fisica possano ridurre il rischio di recidive nel carcinoma mammario. Lo studio verrà coordinato dall’Istituto milanese assieme all’Istituto europeo di oncologia, sempre di Milano, in collaborazione con altri centri di Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Torino, Avezzano.
PRECEDENTI – Dai precedenti studi Diana è emerso che con una dieta basata sulla riduzione degli zuccheri semplici, dei grassi e dei prodotti di origine animale, e sull’aumento dei cereali non raffinati, dei legumi e delle verdure è possibile anche modificare l'ambiente interno e ridurre, nel sangue, la concentrazione degli ormoni sessuali, dell’insulina e di alcuni fattori di crescita che favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella e che ne ostacolano la guarigione. «Le donne che hanno livelli alti nel sangue di ormoni sessuali, di insulina e di un fattore di crescita denominato IGF-I (sigla che sta per Insulin-like Growth Factor, fattore di crescita insulinosimile, di tipo 1), si ammalano di più, e se si sono già ammalate hanno più frequentemente recidive della malattia, perché l’abbondanza di questi fattori consente ad eventuali cellule tumorali di moltiplicarsi – spiega Franco Berrino, Direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori, sede dei progetti Diana -. Poiché la composizione del nostro sangue, del nostro ambiente interno, può essere modificata dal nostro cibo e dal nostro stile di vita, è ragionevole pensare che possiamo fare molto per ridurre il rischio di ammalarci, e se ci siamo già ammalati per aiutare le terapie ad avere successo. Riteniamo utile quindi seguitare con le nostre raccomandazioni dietetiche e sullo stile di vita ma non sappiamo ancora quanto debba essere radicale il cambiamento, per questo motivo abbiamo dato il via allo studio Diana 5».
CANDIDATE – Lo studio Diana 5 prevede due differenti interventi sullo stile di vita: nel primo i ricercatori forniranno indicazioni su dieta e attività fisica basate su raccomandazioni internazionali, nel secondo invece verrà proposta una più marcata modifica delle abitudini alimentari e dell’attività fisica attraverso incontri di gruppo, corsi e seminari. Il progetto prevede il coinvolgimento di 2 mila donne, operate per tumore al seno. In particolare possono aderire tutte le donne che rispondono alle seguenti caratteristiche: hanno un’età compresa tra 35 e 70 anni; hanno avuto un tumore della mammella negli ultimi cinque anni; non hanno avuto recidive; sono disponibili a sottoporsi a un prelievo di sangue, a misurazioni del peso, della circonferenza vita, della pressione arteriosa, e a compilare alcuni questionari periodicamente nonché disposte a modificare la propria alimentazione e lo stile di vita. Chi desidera aderire allo studio o vuole avere maggiori informazioni può farlo inviando una e-mail alla segreteria del progetto (diana@istitutotumori.mi.it) o telefonando ai numeri 02- 23902868 o 02-23903552.
(fonte: corriere.it) |
| Un po’ di cioccolato fondente al giorno per abbattere il rischio d’infarto |
26/09/2008 11:06 |
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| Non esultate troppo però: la quantità è davvero modesta, appena sei grammi. Questo dice uno studio dell’Università Cattolica di Campobasso e dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, che afferma il ruolo del cioccolato fondente nella prevenzione dell’infarto.
La ragione sta nella capacità antinfiammatoria e protettiva del sistema cardiovascolare della cioccolata amara e stando ai risultati degli studi la diminuzione del rischio di soffrire di problemi al cuore si quantifica in un terzo per le donne e un quarto per gli uomini.
(fonte: benessereblog.it) |
| Contraccetivi orali riducono rischio di cancro ovarico |
23/09/2008 16:15 |
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| I Contraccettivi Orali sembrano conferire una protezione a lungo termine nei confronti del carcinoma ovarico.
I contraccettivi orali (CO) sono attualmente assunti da più di 100 milioni di donne. Questi farmaci possono ridurre il rischio di carcinoma ovarico, ma la reale efficacia di un loro impiego in tale ambito dipende anche dal perdurare della protezione dopo la cessazione dell’uso.
Per valutare questo effetto è stata condotta un’analisi di 45 studi epidemiologici, coinvolgendo 23257 donne in totale affette da carcinoma ovarico (casi) e 87303 donne senza questa neoplasia (controlli). Sono stati raccolti dati relativi all’uso di CO, quali durata dell’assunzione, età della paziente ed anno della prima assunzione, età ed anno dell’ultima assunzione.
È stato stimato il rischio relativo di carcinoma ovarico in relazione all’uso di CO, stratificando il campione per tipo di studio, età dei soggetti, numero di gravidanze ed eventuale isterectomia.
In totale, 7308 (31%) casi e 32717 (37%) controlli hanno usato in maniera continuativa CO, con una durata d’uso in media di 4,4 anni per i primi e di 5 anni per i controlli. Più duratura è stata l’assunzione di CO, maggiore è stata la riduzione del rischio di carcinoma ovarico (p<0,0001), riduzione che persisteva anche a più di 30 anni dall’interruzione del trattamento, anche se diminuiva con il passare del tempo.
Infatti, in proporzione, la riduzione del rischio per 5 anni di assunzione di CO è stata del 29% (IC 95%: 23-34%) se il trattamento era stato interrotto da meno di 10 anni, del 19% (14-24%) e 15% (9-21%) dopo rispettivamente 10-19 anni o 20-29 anni dall’interruzione del trattamento.
Lo studio ha coperto un arco di tempo molto ampio, fino al gennaio 2006. L’impiego dei CO negli anni ‘60, ’70 ed ‘80 è stato associato ad una riduzione simile del rischio, sebbene il dosaggio estrogenico negli anni ’60 era più del doppio di quello degli anni ’80.
L’incidenza di carcinoma mucinoso (12% del totale) sembrava poco influenzata dall’uso di CO, mentre la riduzione del rischio non variava di molto per quanto concerne gli altri tipi istologici.
Nei Paesi industrializzati, l’uso per 10 anni di CO sembra ridurre l’incidenza di carcinoma ovarico prima dei 75 anni dall’1,2 allo 0,8 per 100 utilizzatrici e la mortalità dallo 0,7 allo 0,5 per 100; ogni 5000 anni-donna d’uso, sono stati prevenuti 2 carcinomi ovarici ed un decesso per malattia prima dei 75 anni.
Alla luce di questi risultati, i CO sembrano conferire una protezione a lungo termine nei confronti del carcinoma ovarico, avendo permesso di prevenire circa 200.000 casi di questa neoplasia e 100.000 decessi e facendo ipotizzare che il numero di carcinomi evitati nei prossimi decenni possa aumentare ad almeno 30.000 per anno.L’effetto dei CO sul cancro, comunque, è più complesso: infatti, sebbene sembrino ridurre il rischio di carcinoma ovarico ed endometriale, essi possono aumentare quello di carcinoma mammario e cervicale.
(fonte: pillole.org) |
| La masturbazione protegge dal cancro alla prostata |
23/09/2008 16:14 |
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| Intanto cominciamo a capire cos'è e dov'è situata la prostata. E' una ghiandola presente solo negli uomini che, in condizioni normali, ha le dimensioni di una noce. È situata dietro l'intestino e avvolge l'uretra.
Tra i suoi compiti c'è quello di produrre e immagazzinare il liquido seminale rilasciato durante l'eiaculazione.
Il tumore della prostata è provocato dalla crescita incontrollata di alcune cellule all'interno della ghiandola stessa.
I principali fattori di rischio noti, a parte l'età , sono una dieta ricca di grassi saturi e la presenza in famiglia di altri casi: per quest'ultima categoria il rischio è doppio rispetto alla popolazione generale.
Inoltre, anche i geni sembrano avere un ruolo nell'aumento del rischio.
Si stima che il numero di persone malate di cancro alla prostata aumenti di 8000 ogni anno.
Adesso ci sono informazioni e notizie che vengono da una recente ricerca inglese e i risultati sono di grande attualità : la masturbazione è in grado di proteggere dal cancro alla prostata.
L'autore dello studio, Chris Hiley del Prostate Cancer Charity ha ipotizzato nel suo lavoro che sostanze ad azione cancerogena si formino all'interno della prostata di chi non eiacula regolarmente e il loro accumulo può portare allo sviluppo di tumori.
Uomini che hanno una eiaculazione 5 o più volte a settimana hanno minore rischio di sviluppare un tumore alla prostata nella loro vita.
(fonte: mindfully) |
| Un nuovo test per il cancro al polmone |
23/09/2008 16:09 |
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| Una ricerca presentata al Congresso annuale dell'American Thoracic Society in corso a Toronto afferma che un semplice test ematico potrebbe fornire uno strumento di screening accurato nei casi sospetti di cancro del polmone fin dai suoi primi stadi.
E' questo il risultato del lavoro condotto da Anil Vachani dell'Università della Pennsylvania, il quale spiega che "lo screening tomografico del polmone evidenzia noduli in una percentuale che va dal 20 al 60 per cento dei soggetti. Questo tasso elevato di falsi positivi fa sì che i pazienti debbano sottostare a una sequela di esami come, tomografie seriali, PET e biopsie. Questo test, invece, può consentire di evitare tutte queste cose se venisse sviluppato come strumento diagnostico su vasta scala".
Il test di nuova ideazione si basa sull'identificazione di marker tumorali espressi dai globuli bianchi circolanti nei soggetti esaminati, anzichè di quelli espressi e rilasciati dal tumore stesso.
Vachani ha spiegato che i tipi di geni presenti nelle cellule della serie bianca possono dire se il cancro è presente o no.
I controlli per quantificare accuratezza e validità del test sperimentale sono stati condotti su un campione di 44 pazienti affetti da tumore del polmone ai primi stadi, e 52 soggetti di controllo che corrispondevano ai primi per età , sesso, razza e dedizione o meno al fumo. Dopo un accurato esame dei profili di espressione genetica si è scoperto che l'esame dell'espressione di 15 geni forniva un'accuratezza dell'87 per cento.
Vachani sostiene che "Questi risultati suggeriscono che i tumori del polmone interagiscono con i globuli bianchi circolanti, variandone il tipo di geni espressi. Ciò può potenzialmente essere sfruttato per sviluppare un test diagnostico non invasivo su pazienti sospettati du essere colpiti da un cancro del polmone. Un test di questo tipo sarebbe molto utile e avrebbe anche significative implicazioni economiche, riducendo interventi chirurgici, biopsie ed esami radiologici non necessari".
(fonte: molecularlab.it) |
| La dieta mediterranea protegge da tumori, Parkinson e Alzheimer |
18/09/2008 21:36 |
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| Le persone che seguono la dieta mediterranea sono maggiormente protette da malattie come i tumori, il Parkinson e l'Alzheimer, una protezione che consente di vivere più a lungo. Purtroppo negli ultimi anni i consumi di frutta e verdura, elementi caratteristici della dieta mediterranea, si sono ridotti notevolmente soprattutto tra le giovani generazioni. A ribadire i benefici della dieta mediterranea ci pensa Francesco Sofi, nutrizionista dell'Università di Firenze, che insieme al suo team ha analizzato diversi studi pubblicati negli anni sul British Medical Journal. Sofi spiega che la dieta mediterranea è in grado di ridurre del 13 per cento l'incidenza di malattie come Parkinson e Alzheimer, del 9 per cento le malattie legate a problemi cardiovascolari e del 6 per cento l'incidenza di tumori.
Nel complesso, sommando i dati relativi a 12 ricerche internazionali condotte in un arco di tempo che andava dai 3 ai 18 anni, si sono esaminate le abitudini alimentari di più di 1,5 milioni di persone. Per quantificare il grado di adesione al regime alimentare di tipo mediterraneo, i ricercatori hanno utilizzato un valore numerico identificato come punteggio di aderenza. L'analisi dei dati ha confermato i benefici della dieta mediterranea, maggiore era il punteggio di aderenza al regime alimentare maggiori erano i benefici per la salute.
La Coldiretti evidenzia che nel nostro paese sempre meno persone seguono la dieta mediterranea. In base ai dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo semestre del 2008, in Italia c'è stato un ulteriore calo dei consumi di frutta (- 2,6 per cento), olio di oliva (-2,8 per cento), pane (-2,5 per cento), vino (-0,9 per cento) e verdura (-0,8 per cento). Grazie ad una sana alimentazione gli italiani hanno conquistato il record della longevità con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Purtroppo, in futuro si potrebbe assistere ad una inversione di marcia. Attualmente, circa un terzo dei ragazzi italiani sono obesi o in sovrappeso, una situazione legata soprattutto al fatto che sempre più giovani abbandonano la dieta mediterranea sostituendola con cibi grassi e ricchi di zucchero come le bibite gassate.
Negli ultimi 45 anni, secondo uno studio condotto dalla FAO in 15 paesi, l'apporto calorico giornaliero è passato da 2960 kcal a 3340 kcal, un incremento di circa il 20 per cento. In paesi come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia l'incremento è stato addirittura del 30 per cento. Molti giovani abbandonano la dieta mediterranea perché non consapevoli dei benefici che può avere sulla salute. E' per questo motivo che la Coldiretti ha deciso di realizzare il progetto "Educazione alla Campagna Amica", un modo per formare dei giovani consumatori consapevoli.
Attualmente alcuni paesi, tra cui Spagna, Italia, Grecia e Marocco, stanno lavorando affinché la dieta mediterranea possa diventare patrimonio dell'Unesco.
(fonte: universonline.it) |
| I lamponi neri nella lotta contro il cancro |
18/09/2008 21:35 |
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| Dopo il gelsomino, un’altra novità dalla natura? Pare di sì, secondo gli studi condotti da ricercatori dell’Ohio State University Comprehensive Cancer Center, che hanno scoperto, alla prova di laboratorio, che un derivato dal lampone nero è in grado di intervenire sulla rigenerazione dei geni alterati da elementi carcinogeni.
Gli esami di laboratorio si sono concentrati sull’analisi della risposta del tumore all’esofago, ma le applicazioni possono essere a più ampio spettro e fanno ben sperare nella ricerca costante riguardo ai molti alimenti che nel tempo hanno dimostrato di possedere proprietà anticancerogene.
Nel caso dei lamponi neri si punterà principalmente sulla capacità preventiva. Non solo: la ricerca ha permesso anche di individuare ben 53 geni che potrebbero avere un ruolo determinante nello sviluppo tumorale e sui quali dunque è adesso possibile agire.
(fonte: benessereblog.it) |
| Tumore al seno: si può ridurre la recidiva del 25% |
18/09/2008 21:33 |
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| Una volta sconfitto il tumore con l'intervento chirurgico, la paura piu' grande e' che possa tornare. Nel cancro del seno il rischio di recidiva resta molto alto: puo' arrivare al 70 per cento, se i linfonodi sono positivi, cioe' contengono cellule neoplastiche, ed anche le possibilita' di guarigione sono fortemente compromesse. Al Congresso Europeo di Oncologia (ESMO), in corso fino al 16 settembre a Stoccolma, ricercatori italiani guidati dal prof. Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica del Regina Elena di Roma, presentano nuovi dati che vanno ad incidere proprio su questo gruppo di donne, le piu' "vulnerabili".
Lo studio, frutto di una ricerca "made in Italy" effettuata in collaborazione con la Federico II di Napoli ed altri 50 centri distribuiti nella Penisola, dimostra infatti che, aggiungendo alla normale chemioterapia quattro cicli di un altro farmaco, il docetaxel,e' possibile ridurre il rischio di recidiva e morte.
"Abbiamo trattato 998 pazienti con tumore del seno ai primi stadi linfonodo-positivo con due diversi approcci terapeutici - spiega il prof. Cognetti. - Dopo 62 mesi, il 76 per cento delle donne trattate con docetaxel non aveva sviluppato nuovamente la neoplasia, rispetto al 69 per cento di quelle trattate con l'altro regime. I dati ottenuti con la nuova terapia rivelano quindi una riduzione di un quarto del rischio relativo di recidiva e di un terzo di morte. Si tratta di un risultato che va considerato come il migliore mai ottenuto al mondo nel tumore della mammella dopo intervento chirurgico", ed ha suscitato grande interesse fra i diecimila esperti presenti al congresso.
Il carcinoma della mammella e' la neoplasia maligna piu' frequente nella donna: ne colpisce una su 10, oltre 31.000 nuovi casi ogni anno in Italia. I progressi nelle terapie sono notevoli: se identificato precocemente, la sopravvivenza supera il 90 per cento. Tuttavia resta la prima causa di mortalita' per cancro nelle donne e ogni 12 mesi fa registrare nel nostro Paese circa 11.000 decessi.
Tuttavia, nonostante i progressi delle terapie antitumorali, non bisogna dimenticare che la vera arma vincente e' la prevenzione.
Afferma il prof. Cognetti: "Se oggi per la maggior parte della popolazione la consapevolezza e' buona, gli esami regolari non sono ancora diventati un'abitudine e restano aperte molte questioni organizzative". L'illustre medico fa notare anche quanto siano ancora notevoli le differenze territoriali: "Se in alcune zone le cose funzionano in maniera ottimale, ad esempio in Emilia Romagna, Toscana o Lombardia, in altre purtroppo, soprattutto al Sud, l'applicazione dei programmi di screening e' ancora decisamente insufficiente".
(fonte: italiasalute.it) |
| Prevenzione: una nuova speranza per il tumore al pancreas |
18/09/2008 21:30 |
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| Un recente studio pubblicato su Plos Medicine, dà una nuova speranza ai malati di tumore al pancreas. I ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle sono riusciti a identificare nei topi alcune proteine che si presentano in numero più elevato in uno stadio iniziale dell’insorgenza di tumore al pancreas.
La scoperta, se i dati fossero confermati anche nell’uomo, consentirebbe una diagnosi precoce della malattia pancreatica per la quale, a oggi, le cure sono ancora limitate. Il tumore al pancreas, infatti, non dà sintomi particolari ed è per questo che la diagnosi viene spesso fatta quando la malattia è già estesa e difficilmente curabile. La sopravvivenza, stando ai dati del 2007 dell’Associazione italiana registri tumori (Airt), è assai limitata: 5,1% per gli uomini e 7,8% per le donne.
Per lo studio sono stati utilizzati i topi perché rappresentano un modello ben definito per il tumore pancreatico. I ricercatori hanno individuato e poi selezionare cinque proteine che mostravano un aumento del loro valore normale. Hanno poi confrontato i risultati con quelli dello studio CARET (Carotene and Retinol Efficacy Trial) osservando che queste proteine erano in grado di discriminare i casi di carcinoma pancreatico rispetto al gruppo di controllo in campioni di sangue ottenuti da 7 a 13 mesi prima dello sviluppo dei primi sintomi e della diagnosi di tumore.
Questa scoperta lascia dunque ben presupporre – sebbene servano ulteriori conferme – che si possano individuare dei marcatori utili per la diagnosi precoce anche nell’uomo.
(fonte: panorama.it) |
| Test genetico per il cancro al seno a soli 15 euro |
18/09/2008 21:29 |
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| Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Mail, sarà presto disponibile un nuovo test genetico per la diagnosi del cancro al seno, ma la particolarità è il prezzo straordinariamente basso: solo 15 euro.
Il test è attualmente il più economico esistente al Mondo e non solo, sarebbe anche il più veloce: in una sola settimana riesce a mostrare se i nostri geni sono suscettibili alla malattia. I test in commercio per il sequenziamento del genoma hanno costi che variano dai 1200 ai 1800 euro e possono richiedere fino a 18 settimane prima di arrivare a un responso.
La nuova procedura, invece, permetterebbe agli scienziati di concentrare la loro attenzione solo su due tipi di geni, “brca1†(breast cancer 1, early onset) e “brcaâ€, quindi un test selettivo in grado di ridurre tempi e costi. Ovviamente il test da solo non basta e occorre quindi eseguire periodicamente la mammografia e altri esami di accertamento. Il suo compito è solo quello di avvertire la presenza di una predisposizione genetica- ereditaria al tumore.
Le varianti di questi due geni sono responsabili dell’80% dei tumori alla mammella. Analizzando, quindi, solo questi geni sarà possibile sapere più rapidamente la suscettibilità delle donne al cancro. Il nuovo test verrà presentato in occasione del meeting annuale della British Society for Human Genetics che si terrà presso la University of York.
«Sappiamo che la nuova generazione di tecnologie per il sequenziamento - ha spiegato Graham Taylor del Cancer Research del Regno Unito - è incredibilmente potente nell’individuare le varianti genetiche. Ma fino a quando non sapremo di più sulla loro accuratezza, la diagnosi clinica definitiva avrà bisogno di essere confermata con i metodi tradizionali».
(fonte: bioblog.it) |
| Lapatinib: efficace per i tumori della regione testa-collo |
18/09/2008 21:01 |
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| La molecola orale Lapatinib, scoperta grazie alle ricerche Glaxo Smith Kline(GSK), ha dimostrato d'essere efficace non solo nella terapia del carcinoma mammario metastatico HER2 positivo, ma anche per le neoplasie della regione testa-collo.
Lo dimostra uno studio di Fase II, presentato nel settembre 2008 a Stoccolma al 33° congresso della Società Europea di Oncologia: lapatinib, somministrato in monoterapia, ha infatti migliorato significativamente le risposte cliniche al successivo controllo rispetto a placebo.
Sono stati osservati 107 pazienti mai trattati con tumore della testa collo a cellule squamose localmente avanzato, suddivisi in due bracci: uno veniva seguito con 1500 mg di lapatinib, l’altro con placebo. Il trattamento con lapatinib è durato da 2 a 6 settimane, dopodichè tutti i pazienti sono stati sottoposti alle cure standard: chemioterapia a base di platino e radioterapia. Successivamente i pazienti sono stati seguiti per altre 12 settimane dopo il completamento del ciclo. Le biopsie del tumore sono state effettuate al momento dell’arruolamento nello studio e dopo due settimane per le analisi dei biomarker. Già dopo 14 giorni i pazienti del braccio lapatinib hanno mostrato una modesta ma statisticamente significativa riduzione nella media della proliferazione delle cellule neoplastiche rispetto a quelli randomizzati con placebo (-8% contro il 2,7%). In molti pazienti, inoltre, è stata riscontrata la tendenza a indurre la morte delle cellule tumorali.
In un sottogruppo di 40 pazienti valutati radiologicamente dopo una breve terapia con lapatinib (circa un mese) 4 pazienti (17% n.24) avevano avuto una completa o parziale risposta rispetto alla risposta nulla del braccio trattato con placebo (n.16). Ottantotto pazienti erano stati ritenuti idonei per una valutazione radiologica successivamente al completamento della chemioterapia e radioterapia: sono cioè stati controllati radiologicamente all’arruolamento e al termine del ciclo di cura (circa 8-12 settimane dopo il trattamento).
I risultati hanno mostrato un aumento nel tasso di risposte (complete o parziali) nei pazienti che avevano ricevuto lapatinib rispetto al braccio con placebo (86 contro 63% rispettivamente). E’ stata inoltre osservata una differenza nel tasso di risposte complete tra i due gruppi al termine delle chemio e radioterapia; il 28% dei pazienti nel braccio lapatinib ha ottenuto una risposta completa rispetto al 7% dei pazienti nel braccio placebo; questo suggerisce che lapatinib è in grado di aumentare gli effetti della successiva chemio-radioterapia.
Lapatinib è un inibitore di due fattori di crescita tumorale, fra cui il fattore di crescita epiteliale EGFR, che spesso caratterizza molte neoplasie – testa collo, ovaio, vescica e polmone – e determina un andamento aggressivo della malattia.
“Questi risultati – commenta Paolo Paoletti, senior vice president e responsabile della ricerca e sviluppo in oncologia di GlaxoSmithKline - ci dicono che l’uso di un inibitore duale della tirosin kinasi come lapatinib può essere clinicamente importante non solo nel carcinoma mammario, ma probabilmente in altri tumori come per esempio il testa collo, dove l’EGFR è sovraespresso. Noi siamo impegnati a sviluppare lapatinib anche nelle neoplasie della testa e collo attraverso un nostro studio di fase III, cui guardiamo con entusiasmo e che mira a porre un nuovo standard di cura e all’aumento della sopravvivenza dei pazienti. Lo studio è il più grande mai condotto in pazienti con tumore localmente avanzato. Attualmente è ancora aperto e sta arruolandoâ€.
Si calcola che nel mondo i casi annui di neoplasie della testa collo a cellule squamose siano più di 640.000 con 350.000 decessi. Più di 140.000 le diagnosi in Europa, di cui 12.000 in Italia, un terzo delle quali ad alto rischio di recidiva.
(fonte: italiasalute.it) |
| Ancora una linea guida sullo screening del cancro prostatico |
09/09/2008 10:21 |
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| Anche l'ACPM prende posizione circa lo screening del cancro prostatico con PSA e/o con esplorazione rettale.
L'American College of Preventive Medicine (ACPM) ha pubblicato la sua posizione sullo screening del cancro prostatico mediante esplorazione digitale e/o dosaggio del PSA. Anche se lo screening può portare ad una diagnosi precoce e quindi ad una riduzione potenziale di mortalità e morbidità , i benefici reali restano ignoti fino a che non saranno conclusi gli studi attualmente in svolgimento.
Per il momento la riduzione della mortalità mediante screening rimane non provata. Alcuni benefici dello screening potrebbero essere soprattutto di tipo psicologico (rassicurazione del paziente che è a basso rischio di sviluppo di cancro prostatico).
Vi sono anche potenziali rischi insiti nello screening: aumento dell'ansia in caso di falso positivo e complicanze della biopsia prostatica; al contrario un falso negativo può portare ad una rassicuarzione con conseguente ritardo nella diagnosi.
Anche nel caso di un vero positivo la diagnosi potrebbe essere dannosa perchè molti cancri prostatici evolvono lentamente, senza causare disabilità o decesso, mentre il trattamento provocherebbe effetti collaterali come dolore, incontinenza urinaria e impotenza.
L' ACPM conclude che le evidenze non sono sufficienti per raccomandare lo screening del cancro prostatico con esplorazione rettale e/o con PSA: la scelta deve essere individualizzata previa informazione esauriente del paziente. Se quest'ultimo non è in grado di decidere da sè oppure preferisce rimettere la scelta al medico lo screening non dovrebbe essere efettuato prima che il paziente stesso non abbia ben compreso i rischi e i benefici della pratica e le incertezze attuali.
Infine sono necessari ulteriori studi per stabilire l'efficacia dello screening e l'età di inizio nei pazienti ad alto rischio di cancro prostatico (afro-americani, anamnesi familiare positiva).
(fonte: pillole.org) |
| Un biosensore innovativo per combattere il tumore |
09/09/2008 10:19 |
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| Il progetto internazionale COCHISE (Cell-On-CHIp bioSEnsor)sostenuto dall’Unione Europea e coordinato dall’Università di Bologna, ha raggiunto un primo importantissimo risultato: sviluppare un prototipo di biosensore, cioè una struttura tecnologica in grado di rilevare interazioni tra due singole cellule per migliorare il trattamento dei tumori.
COCHISE è un progetto internazionale finalizzato proprio allo sviluppo di una nuova classe di biosensori, che possano seguire il processo di interazione tra le cellule tumorali e quelle del sistema immunitario.
Un approccio biologico alternativo che coinvolge il sistema immunitario e che è relativamente nuovo nella terapia dei tumori. I pazienti sono trattati con sostanze biologiche quali interferon, interleuchina-2 o altri fattori stimolanti la crescita di tipi cellulari diversi e comunque in grado di rinforzare le difese naturali dell’organismo. L’obiettivo è quello di stimolare il sistema immunitario dell’organismo ad attaccare le cellule tumorali. Queste sostanze, tuttavia, non sono sempre ben tollerate e possono causare effetti che portano all’interruzione del trattamento.
Un approccio alternativo consiste nell’identificazione delle cellule immunitarie che sono in grado di combattere il tumore, nella loro amplificazione in vitro in presenza di specifici fattori di crescita per poi re-iniettarle nell’organismo. Uno dei principali problemi di questo approccio consiste nell’identificazione e nell’isolamento del piccolo numero di cellule che sono selettivamente in grado di combattere il tumore.
Il progetto COCHISE
Il progetto COCHISE coinvolge strutture di vari Paesi europei quali Italia, Germania, Francia, Olanda e Belgio. E’ coordinato dal Prof. Roberto Guerrieri professore di Elettronica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna e si avvale del contributo della casa farmaceutica Angelini, che metterà a punto, nel proprio centro di ricerca, i modelli tumorali per la validazione biologica del biosensore.
Lo scopo di una nuova classe di biosensori servirà a capire quali sono le cellule più efficaci nel trattamento dei tumori.
Infatti, numerose promettenti tecnologie per l’immunoterapia dei tumori sono attualmente poco utilizzabili per la difficoltà di acquisire informazioni sulle interazioni che avvengono tra cellule biologicamente attive.
Inoltre tali informazioni dovrebbero essere acquisite a costi ragionevoli, con rapidità e senza la necessità di una complessa struttura di laboratorio.
Obiettivi di COCHISE
Gli obiettivi strategici del progetto sono i seguenti:
• Messa a punto di un biosensore per l’analisi dell’interazione cellulare che consenta il recupero delle cellule analizzate senza provocare alterazioni al loro patrimonio genetico;
• Capacità di rilevare interazioni cellulari a livello di singole cellule, superando quindi le difficoltà dovute alla bassa intensità del segnale, difficilmente rilevabile se emesso da una singola cellula;
• Valutazione dell’efficacia del biosensore utilizzando modelli preclinici predittivi di attività sull’uomo.
La prima applicazione di questa strumentazione sarà nel campo dell’immunoterapia dei tumori e permetterà di isolare le rare cellule (non più di 1 su 10.000) che sono realmente efficaci nel combattere le cellule tumorali. Altri settori inoltre potranno beneficiare di questa ricerca. Ad esempio diversi farmaci hanno la capacità di aumentare o impedire la distruzione delle cellule: la tecnologia sviluppata grazie al progetto COCHISE potrebbe aprire nuove opportunità in questo campo facendo in modo che ogni paziente possa essere trattato con farmaci realmente efficaci per la sua specifica situazione.
I risultati intermedi di COCHISE
Il progetto è iniziato nel giugno del 2006 e durerà 3 anni. Il primo obiettivo raggiunto è stata la messa a punto di un prototipo del biosensore che è stato utilizzato per dimostrare la possibilità di controllare il flusso di due singole cellule e di intrappolarle in una microcella in cui è possibile studiarne l’interazione.
I partner di COCHISE
Il progetto COCHISE è attualmente sviluppato da un Consorzio di cui fanno parte strutture con competenze che vanno dalla progettazione e realizzazione di apparecchiature elettroniche alla bioingegneria ed alla immunologia dei tumori.
I partecipanti sono:
• Università di Bologna, coordina il progetto ed il suo ruolo consiste principalmente nella progettazione e realizzazione del biosensore grazie alla sua vasta esperienza in microelettronica e disegno dei circuiti;
• Fraunhofer Institute for Reliability and Microintegration (IZM), centro di ricerca tedesco che dispone di eccellenti strutture per la micro e nanointegrazione utilizzando le più avanzate tecnologie di interconnessione ed assemblaggio;
• Micronit, azienda olandese che sviluppa e realizza sistemi di microfluidica con elettrodi integrati che è coinvolta nella parte di realizzazione e messa a punto del biosensore;
• Università di Ferrara, fornisce conoscenze fondamentali nell’applicazione dei microchip alle biotecnologie;
• Istituto di Patologia Cellulare dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), valuterà i biosensori nel settore dell’immunologia dei tumori dal momento che possiede grande esperienza nella diagnostica ed immunoterapia in oncologia;
• Angelini, industria farmaceutica italiana con ampia esperienza nello sviluppo di farmaci innovativi; nel suo centro di ricerca a sud di Roma verranno messi a punto i modelli tumorali che consentiranno di effettuare la validazione biologica del biosensore;
• Laboratorio di Biochips del Commissariat à l’Energie Atomique (CEA), centro di ricerca francese con vasta esperienza nello sviluppo di microsistemi e di soluzioni per la microfluidica applicate alla tecnologia dei biochip;
• MindSeeds Labs, piccola azienda italiana che si occupa di strumentazione biomedica con expertise nella progettazione di sensori basati sull’impedenza;
GLOSSARIO
• Biosensore
Strumentazione finalizzata a captare segnali provenienti da organismi biologici.
• Microcella
Pozzetto collocato all’interno del biosensore in cui la cellula viene analizzata. Nella microcella avviene la reazione di lisi cellulare che genera un segnale rilevato dai biosensori.
• Lisi
Disgregazione di una struttura biologica ad opera di agenti fisici o chimici.All’interno della microcella la cellula efficace lisa - ossia uccide - la cellula tumorale. |
| Tumore al polmone: l'80% dei malati chiede aiuto psicologico |
09/09/2008 10:16 |
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| Annotate le vostre emozioni in un diario. Non pretendete di offrire sempre risposte. Non temete di chiedere al medico informazioni, fino a quando non è tutto chiaro. Il dolore può essere calmato, non sforzatevi di sopportarlo. Il dialogo è fondamentale: cercate un posto tranquillo per non essere disturbati. Sono questi alcuni dei consigli pratici che compongono il decalogo che oncologi e psiconcologi propongono ai pazienti di tumore al polmone (32 mila nuovi casi in Italia nel 2008) e ai loro familiari.
La SIPO (Società Italiana di Psiconcologia) e la Fondazione Aiom aderiscono al progetto Inspire, per offrire un supporto a chi affronta questa neoplasia e migliorare la qualità di vita del malato e di chi lo assiste. Hanno quindi realizzato due guide per sensibilizzare le persone sulle conseguenze emozionali del cancro, fornire informazioni pratiche, consigli su come gestire le situazioni di crisi e suggerimenti per facilitare la relazione.
Il progetto Inspire - un’iniziativa internazionale promossa da IPOS (International Psycho –Oncology Society) con il sostegno di Roche – ha inoltre condotto anche un’indagine europea sui bisogni dei malati: nel nostro Paese il 32% di questi ritiene di non ottenere un sufficiente supporto emotivo, l’80% gradirebbe riceverne di più, solo il 52% conosce l’esistenza di associazioni di pazienti e soltanto l’8% dispone di opuscoli dedicati.
Per cercare di rispondere a questa esigenza dal 2003 è stato attivato il numero verde dell’oncologia (800.237.303), un servizio di counselling e orientamento, attivo i giorni feriali dalle 14 alle 17, che fino a oggi ha registrato oltre 45.000 telefonate (45/55 al giorno) di cui oltre 15.000 relative al tumore del polmone.
Il tumore del polmone è una neoplasia che forse più di altre crea difficoltà emotive: la causa principale è infatti il fumo (87% dei casi) e questa consapevolezza può determinare nei malati senso di colpa e di impotenza per non aver saputo o potuto smettere.
Ma non è mai troppo tardi: se un tabagista cessa di fumare, il rischio di sviluppare la malattia si riduce progressivamente e dopo 10-15 anni le possibilità che si ammali sono identiche a quelle di una persona che non ha mai fumato.
Le guide, disponibili nei dipartimenti di oncologia di tutto il Paese, si potranno scaricare dal sito internet www.siponazionale.it e www.fondazioneaiom.it.
(fonte: www.sanihelp.it) |
| Dieta anti-androgeni contro il tumore al seno |
04/09/2008 11:13 |
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| È al via in tutta Italia il progetto «Diana 5», coordinato dall’Istituto dei Tumori di Milano e dall’Istituto Europeo di Oncologia per verificare se lo stile di vita incentrato sulla «dieta mediterranea» sia in grado di prevenire il tumore al seno e in quale percentuale. «Diana - spiega l’epidemiologo dell’Int, Franco Berrino - è acronimo di “dieta†e “androgeniâ€, perché gli androgeni nel sangue (e, dopo la menopausa, gli estrogeni) sono indicatori del rischio di ammalarsi di tumore al seno. Con la dieta, però, siamo in grado di abbassare il livello di questi ormoni. Sappiamo da tempo che dieta ipercalorica e vita sedentaria provocano la cosiddetta “sindrome metabolicaâ€, che fa aumentare il livello di insulina nel sangue, fatto che comporta appunto l’aumento degli ormoni sessuali e di altri fattori di crescita, indicatori del rischio di tumore».
Il progetto «Diana 5»: una piccola rivoluzione alimentare
In particolare, la dieta prevede di ridurre le calorie privilegiando cereali non raffinati, legumi e verdure; di evitare cibi ad alto indice glicemico e insulinemico come farine raffinate, patate, riso bianco; di consumare invece cereali integrali, ridurre le fonti di grassi saturi come carni rosse, burro, latticini e salumi e consumare olio extravergine di oliva, semi oleogenici; di ridurre le proteine di origine animale eccetto quelle del pesce. Obbligatoria dell'attività fisica quotidiana.
Verranno "arruolate" 4 mila donne tra i 35 e i 70 anni
Il progetto, che verrà gestito in collaborazione con i Centri di Napoli, Palermo, Perugia, Potenza, Torino, Avezzano (L’Aquila), prevede l’arruolamento di 4000 donne di età compresa fra 35 e 70 anni, che abbiano avuto un tumore alla mammella negli ultimi 5 anni e non abbiano avuto recidive. Dovranno essere disponibili a sottoporsi a un prelievo di sangue, a misurazioni di peso, circonferenza vita, pressione arteriosa e a compilare questionari periodici. Infine, essere disponibile a modificare alimentazione e stile di vita. Di queste verranno selezionate le 2000 più a rischio di recidiva e divise in due gruppi. Quelle del primo verranno sottoposte a un programma più moderato indicando loro alcuni precisi obiettivi nutrizionali. Quelle del secondo avranno un programma più intenso con controlli più ristretti.
(fonte: LaStampa) |
| Laparoscopia efficace nel cancro al colon |
04/09/2008 11:10 |
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| Si sapeva che la rimozione di un tumore al colon mediante chirurgia laparoscopica -tecnica molto poco invasiva- e' piu' efficace dell'intervento aperto in termini di sopravvivenza e tasso di recidivita'. Ma nessuno aveva seguito i pazienti oltre i cinque anni. L'equipe di Antonio Maria Lacy del Servizio di chirurgia gastrointestinale dell'Hospital Clinic di Barcellona ha colmato la lacuna e ne riferisce sulla rivista Annals of Surgery. L'indagine e' stata condotta su 219 pazienti con cancro al colon di fase III, operati tra novembre 1993 e luglio 1998, di cui 111 tramite laparoscopia, gli altri mediante intervento chirurgico convenzionale. Dopo 95 mesi il beneficio della laparoscopia e' apparso confermato.
(fonte: ADUC) |
| L'efficienza di ApoE nella prevenzione dell'Alzheimer |
04/09/2008 11:09 |
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| Un gruppo di ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine, a Cleveland, ha identificato il meccanismo, finora sconosciuto, con cui l'apolipoproteina E (ApoE) stimola la degradazione della proteina beta amiloide, ed ha illustrato i risultati della ricerca in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Neuron.
L'accumulo a livello dei tessuti cerebrali di depositi di proteina beta amiloide, i cui livelli sono regolati dalla proteina ApoE, è una caratteristica della malattia di Alzheimer. La proteina ApoE è una proteina utilizzata dall'organismo per il trasporto del colesterolo ma, come spiega Gary E. Landreth, direttore della ricerca "Una forma di ApoE, ApoE4, ha mostrato di essere fortemente collegata a un aumento dei rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer, ma la base di questo collegamento restava una delle questioni irrisolte della patogenesi di questa malattia"
Questa ricerca chiarisce tale collegamento. La proteina ApoE è responsabile della degradazione della beta amiloide in misura varia a seconda dell'isoforma della proteina.
Tra le varie isoforme la ApoE4 dimostra di non essere efficiente nel processo di degradazione della beta amiloide, facilitandone quindi la deposizione.
Poichè la ApoE promuove la degradazione della beta amiloide risulta importante anche il numero di molecole lipidiche che si trova associato alla ApoE e di conseguenza l'attivazione dei recettori X epatici (LXR), volta ad aumentare le capacità di trasporto lipidico della ApoE, agevolerebbe in maniera significativa la degradazione della beta amiloide.
Tale teoria è stata confermata da esperimenti condotti sul modello murino, grazie ai quali si è notato come il ricorso a LXR-agonisti abbia ridotto le placche cerebrali di proteina beta amiloide e consentito un miglioramento delle capacità mnemoniche dell'animale.
(fonte: MolecularLab) |
| L’attività fisica per meglio sopravvivere al cancro al seno |
02/09/2008 12:41 |
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| Continuare a svolgere una regolare attività fisica dopo diagnosi di tumore al seno aiuta a sconfiggere la malattia: è quanto sostiene uno studio condotto presso la Yale School of Medicine in Connecticut e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology.
Lo studio ha seguito 933 donne per cui è stata fatta diagnosi di tumore al seno fra il 1995 e il 1998 e queste pazienti sono state seguite fino al 2004.
Si è visto che le donne che almeno nell’anno precedente la diagnosi di tumore erano solite camminare per 2 0 3 ore a settimana a passo svelto hanno il 31% di probabilità in meno di morire a causa di questa malattia rispetto alle donne dalla vita sedentaria.
Le donne che dopo due anni dalla diagnosi hanno svolto attività ricreative hanno il 64% di probabilità in meno di morire rispetto alle donne che non hanno praticato alcuna attività e le donne che sono riuscite a camminare a passo svelto per almeno 2 o 3 ore per settimana hanno visto ridotto il loro rischio di morire del 67%.
Le donne che dopo la diagnosi di tumore hanno smesso ogni attività fisica hanno un rischio 4 volte maggiore di morire per il tumore rispetto alle donne che sono sempre state sedentarie.
Le donne che invece hanno intrapreso l’attività fisica dopo la diagnosi di tumore hanno un 45% in meno di probabilità di morire a causa del tumore.
(fonte: www.sanihelp.it) |
| Allo studio nuovi biomarker per il tumore del pancreas |
02/09/2008 12:40 |
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| Il risultato di un nuovo studio, condotto da Samir Hanash e colleghi del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (USA) ed apparso sulla rivista ad accesso libero PLoS Medicine, potrebbe aprire la strada a una diagnosi precoce del tumore al pancreas, per il quale le strategie diagnostiche e terapeutiche sono ancora molto limitate. Lo studio ha permesso l'identificazione di alcune proteine che appaiono in numero più elevato in uno stadio iniziale dell’insorgenza di tumore pancreatico in un modello animale murino.
I ricercatori han utilizzato il modello murino grazie alla sua elevata caratterizzazione per questo tipo di neoplasia ed hanno confrontato il livello di 5 proteine, aumentato rispetto ai valori fisiologici, con i dati relativi allo studio in cieco denominato CARET (Carotene and Retinol Efficacy Trial). Il livello di tali proteine è risultato discriminante nei casi di tumore pancreatico, e significativamente piu elevato rispetto al gruppo di controllo in campioni di sangue ottenuti da 7 a 13 mesi prima dello sviluppo dei sintomi e della diagnosi clinica di tumore del pancreas.
Le ricerche sono ora volte ad identificare, grazie all'analisi proteomica dei modelli murini del cancro, alcuni candidati marcatori utilizzabili per la diagnosi precoce anche nell’essere umano.
(fonte: www.molecularlab.it) |
| Secondo i ricercatori, l'origano è molto di più di una semplice erba aromatica |
01/09/2008 21:29 |
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| L'origano si è fatto strada nei cuori, e negli stomaci, di coloro che amano le erbe aromatiche piccanti e perenni. Ma adesso si presenta sotto una nuova luce: la sua capacità di curare le infiammazioni. Alcuni ricercatori provenienti da Germania e Svizzera hanno scoperto che l'origano contiene una sostanza che può dare sollievo alle infiammazioni, oltre che ad altri disturbi. I risultati di questo studio sono stati pubblicati nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
I ricercatori, dell'università di Bonn in Germania e dell'ETH Zürich in Svizzera, hanno somministrato beta-cariofillene (E-BCP), la sostanza attiva dell'origano, a dei topi. "Abbiamo usato il beta-cariofillene per trattare dei topi con le zampe gonfie a causa di un'infiammazione," ha spiegato il dott. Jürg Gertsch di ETH Zürich. "Nel 70% dei casi, il gonfiore è in seguito sparito." Un altro dato interessante è rappresentato dal fatto che l'E-BCP potrebbe avere le potenzialità per curare altri disturbi, come l'arteriosclerosi e l'osteoporosi.
Il professor Andreas Zimmer dell'università di Bonn, membro del Life & Brain-Zentrum, ha detto: "I nostri risultati hanno dimostrato che il beta-cariofillene blocca l'infiammazione," ed ha aggiunto: "Gli esperimenti sui topi hanno mostrato che questa sostanza è efficace anche contro l'osteoporosi."
L'E-BCP si trova in una miriade di erbe aromatiche e spezie, tra cui il pepe nero, il rosmarino e il basilico.
Gli esperti stimano che le persone possono consumare fino a 200 milligrammi di sostanza attiva al giorno. I ricercatori hanno spiegato che il beta-cariofillene si aggancia a specifiche strutture di ricettori nella membrana delle cellule, chiamati dagli esperti "ricettori cannabinoidi CB2", e genera un cambiamento nel comportamento della cellula. Hanno detto che, per esempio, la produzione da parte della cellula di sostanze che potrebbero causare l'infiammazione è soppressa.
I ricettori costituiscono i punti di aggancio di una serie di sostanze; sono i mezzi attraverso i quali una serie di meccanismi vengono innescati con un effetto "chiave-serratura". Da sole, le chiavi e le serrature sono inutili, ma insieme, aprono le porte. In sostanza, i ricettori sono le serrature biologiche.
Un'altra proprietà essenziale dell'E-BCP è che non provoca intossicazione, a differenza di altre sostanze che agiscono sui ricettori CB2, hanno spiegato i ricercatori. Secondo loro, il CB2 ha un "fratello", il cosiddetto CB1, oggetto di ampie ricerche da parte degli scienziati che si occupano di farmaci. Quest'ultimo si trova nei neuroni del cervello e alcuni ingredienti di piante hanno la capacità di attaccarsi facilmente nel cervello, aumentando così l'effetto intossicante nelle persone. Il CB1 e il CB2, sebbene differenti, possiedono qualità simili, e le sostanze che stimolano il CB2 creano un effetto intossicante.
Ed è qui che sta la differenza: mentre il beta-cariofillene si lega in particolare al CB2, non si lega al CB1. Il risultato finale è che una persona non può avere effetti da cibi particolari, ha detto il team di ricerca.
Il sistema endocannabinoide, che regola la probabilità di rilascio dei neurotrasmettitori in una serie di tessuti neurali, è costituito da entrambi i recettori. I ricercatori stanno attualmente determinando la loro importanza in diversi disturbi. Un sistema che non funziona può generare vari problemi di salute, come dolore cronico e malattie cardiache, anche la memoria può essere colpita.
"Gli endocannabinoidi sono formati dall'organismo stesso e mantengono il suo equilibrio," ha osservato il professor Zimmer. In presenza di un'infiammazione, gli endocannabinoidi assicurano che il sistema immunitario non abbia una reazione "eccessiva", compromettendo la sua reazione difensiva. "Il sistema endocannabinoide entra in gioco quando l'equilibrio dei processi metabolici è stato distrutto," ha aggiunto il professor Zimmer.
Le scoperte degli scienziati hanno dimostrato che l'E-BCP ha il potenziale per costituire la base di nuovi farmaci. Il fatto che questa sostanza attiva si trovi comunemente in natura costituisce un notevole vantaggio per i ricercatori di farmacologia.
(fonte: molecularlab.it) |
| Tumori: felicità e ottimismo allontanano quello al seno |
23/08/2008 12:06 |
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| Felicità e ottimismo allontanano il cancro al seno. Lo rivela una ricerca dell'Università Ben Gurion, in Israele, pubblicata sulla rivista scientifica BMC Cancer: secondo i ricercatori vedere la vita in rosa ha un effetto protettivo. Al contrario eventi negativi e dolorosi, come un divorzio o la perdita di una persona cara, aumentano il rischio di sviluppare la malattia. Questo dipenderebbe dal modo in cui il sistema nervoso centrale, ormonale e immunitario interagiscono tra di loro e da come gli eventi esterni modulano questi tre sistemi. Un meccanismo ancora poco noto tanto che per gli scienziati è necessario condurre ulteriori studi per chiarire la relazione tra felicità e salute. (Agr) |
| Contraccettivi orali riducono rischio di cancro ovarico |
21/08/2008 18:12 |
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| Secondo uno studio caso-controllo l'uso dei contraccettivi orali riduce il rischio di cancro ovarico, beneficio che persiste, anche se ridotto, dopo molti anni dalla sospensione del trattamento.
In questo studio di tipo caso-controllo sono stati considerati i dati individuali di oltre 23.000 donne con cancro ovarico e di oltre 87.000 donne senza cancro ovarico derivanti da 45 studi epidemiologici di 21 paesi. L'uso dei contraccettivi orali risultò associato ad una riduzione del rischio di cancro ovarico tanto maggiore quanto più lungo era il periodo di assunzione. Tale riduzione persisteva fino a 30 anni dalla sospensione del contraccettivo, anche se si attenuava con il passare del tempo. Per esempio se si aveva cessato di assumere la pillola da meno di dieci anni la riduzione del rischio relativo per 5 anni di uso era del 29%, era del 19% se l'uso era cessato da 10-19 anni e del 15% se la donna aveva smesso il contraccettivo da 20-29 anni.
Per gli anni 1960-70-80, in cui il dosaggio degli estrogeni nella pillola era più elevato, la riduzione del rischio era comunque simile.
Gli autori concludono che l'uso per lunghi periodi dei contraccettivi orali protegge dallo sviluppo del cancro ovarico e stimano che siano stati evitati 200.000 casi di neoplasia ovarica e 100.000 decessi. Per ogni 5000 donne/anni d'uso si evitano due casi di cancro ovarico e un decesso correlato per le età inferiori ai 75 anni. Si può calcolare che nei prossimi decessi saranno evitati almeno 30.000 casi ogni anno.
Fonte:
Collaborative Group on Epidemiological Studies of Ovarian Cancer. Ovarian cancer and oral contraceptives: collaborative reanalysis of data from 45 epidemiological studies including 23257 women with ovarian cancer and 87303 controls. Lancet 2008 Jan 26; 371:303-314 |
| Tumore seno: screening riduce mortalità del 25% |
18/08/2008 19:37 |
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| Aderire ai programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore al seno, significa poter ridurre del 25% la mortalità per questo tumore. Un dato importante, dimostrato da uno studio italiano finanziato dalla Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) e dal ministero della Salute. Per valutare l'efficacia dei programmi di screening mammografico nel nostro Paese, i ricercatori hanno confrontato le storie di 1.750 donne decedute per tumore al seno, con quelle di 7mila donne non colpite da tumore e residenti negli stessi comuni. Una conferma dell'importanza della mammografia e dei programmi di screening per il tumore al seno a cui tutte le donne dovrebbero aderire. (Agr) |
| Vitamina C per bloccare i tumori |
17/08/2008 12:14 |
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| L'acido ascorbico, meglio noto come Vitamina C, potrebbe bloccare la crescita di alcuni tumori molto aggressivi. Un nuovo studio sembrerebbe confermare alcune teorie di Linus Pauling, uno scienziato vincitore di due Nobel, di cui uno per la chimica, che per anni condusse numerose analisi nel campo della scienza della nutrizione e della vitamia C. La ricerca, che confermerebbe l'intuizione di Linus Pauling, è stata condotta da un gruppo di scienziati dei National Institutes of Health (NIH) coordinati da Mark Levine. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences - Agosto, 2008).
Nella prima fase dello studio, i ricercatori hanno indotto in un gruppo di topi la formazione di tre forme di tumori molto aggressive: tumore del pancreas, tumore delle ovaie e tumore del cervello. Successivamente le cavie sono state suddivise in vari gruppi e alcune di esse sono state trattate con iniezioni di alte dosi di acido ascorbico (Vitamina C). Analizzando i dati relativi ai topi trattati, e confrontandoli con quelli del gruppo di controllo, i ricercatori hanno constatato che nei primi la crescita delle cellule cancerose era pari alla metà di quelli non sottoposti alla terapia. In base ai risultati ottenuti il trattamento consentirebbe di ridurre la crescita del tumore di una percentuale variabile tra il 41 e il 53 per cento.
Per ottenere questi benefici la Vitamina C non va però ingerita, l'acido ascorbico deve essere iniettato. Durante alcuni esperimenti condotti in precedenza, i ricercatori avevano utilizzato la vitamina C sotto forma di pillole ottenendo però dei risultati deludenti. Il minor effetto è legato alla concentrazione della Vitamina C nel sangue, sembra infatti che solo tramite iniezione si possano ottenere dei livelli sufficienti utili a proteggere l'organismo dai tumori.
Mark Levine è molto soddisfatto dei risultati ottenuti fino ad ora e spiega che si è molto vicini al prossimo passo della sperimentazione, una fase di test che esaminerà gli effetti della Vitamina C iniettata anche nell'uomo.
Per numerosi anni l'idea di poter utilizzare la Vitamina C per cura alcune forme di tumori è stata messa da parte, lo studio di Linus Pauling e Ewan Cameron risale infatti a circa 30anni fa (Proceedings National Academy of Science, 73: 3685-89, 1976). I due ricercatori furono i primi ad evidenziare che la Vitamina C somministrata per via endovenosa poteva prolungare in maniera significativa la vita dei pazienti colpiti da un tumore in stadio avanzato.
Probabilmente in tutti questi anni altri centri hanno condotto delle ricerche in questo campo, nessuno però deve aver raggiunto dei risultati soddisfacenti tali da meritarsi una pubblicazione nelle più note riviste scientifiche, almeno fino al 2004, quando, uno studio condotto sempre da ricercatori del NIH (National Institutes of Health), venne pubblicato negli Annals Internal Medicine (140:533-7, 2004).
Lo studio pubblicato nel 2004 concluse che la Vitamina C, somministrata per via endovenosa, era tossica per le cellule cancerose ma non aveva effetto su quelle sane. Gli studi del NIH evidenziano inoltre che per ottenere una concentrazione di Vitamina C adeguata c'è bisogno della somministrazione per via endovenosa, altri studi però, condotti sempre presso i National Institutes of Health, mostrano che la Vitamina C somministrata per via orale può portare a concentrazioni nel sangue tre volte superiori a quanto ritenuto possibile in precedenza. In questi ultimi anni, a partire dal 2004, i ricercatori non hanno più riesaminato questo aspetto evidenziando che solo per via endovenosa si possono ottenere dei benefici, scartando definitivamente l'ipotesi della somministrazione per via orale. Oltre ad ulteriori studi per valutare l'effettiva efficacia della Vitamina C nel limitare la crescita dei tumori, sarebbe interessante approfondire anche l'aspetto della somministrazione e relativa concentrazione nel sangue.
(fonte: www.universonline.it) |
| La riabilitazione scientifica dell'Lsd: "Può curare cefalee e depressioni" |
13/08/2008 11:21 |
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| La rivalutazione scientifica dell'Lsd è cominciata. L'acido lisergico, il più famoso tra tutti gli allucinogeni, ritorna nei laboratori di ricerca dopo oltre trent'anni e dopo la morte, lo scorso maggio, del suo scopritore, il chimico svizzero Albert Hofmann. E sarà proprio un centro svizzero a portare avanti la prima sperimentazione scientifica sulla psicoterapia psichedelica da quando, negli anni '70, l'Lsd e sostanze quali la psilocibina (quella estratta dai funghi allucinogeni) furono relegate al solo ruolo di droghe della controcultura e le ricerche sulle loro potenzialità terapeutiche osteggiate e abbandonate. I ricercatori svizzeri stanno conducendo test con Lsd e psilocibina per trattare depressione, cefalea a grappolo, disturbi ossessivi compulsivi e disturbi post-traumatici da stress. Sperimenteranno inoltre l'uso della psicoterapia psichedelica per il trattamento dei malatti terminali.
L'avanguardia svizzera. Che sia proprio la Svizzera a riprendere uno studio sull'Lsd non dipende solo dal fatto che Hoffmann, morto lo scorso maggio a Basilea a 102 anni, ha fatto scuola nel suo Paese. La Svizzera, oltre ad essere rinomata per la ricerca chimica, ha una tradizione di sperimentazione libera da pregiudizi. In Svizzera si portano avanti con buoni risultati piani di accompagnamento dei malati terminali alla morte si usano da tempo le "sale del buco", luoghi per il consumo igienico di sostanze stupefacenti sotto la supervisione di uno staff appositamente formato: si offrono accesso a siringhe sterili e altro materiale sanitario, assicurando il rapido intervento del personale nei casi di emergenza.
Il riferimento alle tossicodipendenze, tuttavia, non deve far pensare a un uso ricreativo delle sostanze allucinogene: il punto di partenza dei ricercatori è che la crociata contro queste droghe, portata avanti negli anni '70, impedì di fare chiarezza sul modo in cui, per dirla con il presidente dell'americana Associazione per gli studi psichedelici, queste sostanze possano essere di grande aiuto "non per il mistico che vuole sedere sulla cima della montagna a meditare, ma per tutti".
I primi esperimenti. La ricerca svizzera è cominciata a giugno e i primi risultati, non ancora ufficiali, secondo i sostenitori della psicoterapia psichedelica, sono molto promettenti. La psilocibina si è già dimostrata efficace nel trattamento dei sintomi dei malati terminali di cancro e i ricercatori hanno usato con successo l'ecstasy per il trattamento dei disturbi post traumatici da stress. Ora però quello che si vuole fare è capire meglio in che modo Lsd e affini agiscono sul cervello. All'inizio della sperimentazione, negli anni '70, si era all'esordio nelle ricerche delle neuroscienze, una branca per la quale le sostanze allucinogene furono fondamentali. Si sa che Lsd, psilocibina e mescalina agiscono sul cervello perché le droghe si attaccano ai recettori chimici delle cellule nervose che fissano la serotonina. Questo neurotrasmettitore è responsabile di un gran numero di attività del cervello, ma il modo in cui la sinergia tra allucinogeni e serotonina avviene e perché porti a stati alterati di coscienza, percezione e umore non è ancora chiaro. Nell'esperimento svizzero saranno verificati e osservati tutti i comportamenti, gli stati di alterazione appunto, che accompagnano il "trip" da allucinogeno.
Una droga rivoluzionaria. La morte di Hoffmann ha riacceso la discussione sulla valenza storica della scoperta dell'Lsd. Molti tra gli articoli che hanno ripercorso la vita del suo scopritore si sono soffermati sulla connessione tra Lsd e la cultura psichedelica, il suo carattere sovversivo e i suoi potenziali di leva per scardinare la visione conformista del mondo. Sono state di nuovo sottolineate anche le tante leggende sugli effetti dannosi degli allucinogeni, ritenuti responsabili di comportamenti distruttivi e della morte di centinaia di ragazzi. Alla ripresa della sperimentazione scientifica, i ricercatori contraddicono tutta la letteratura contraria a queste sostanze. Gran parte delle storie su gente che si è lanciata dalla finestra durante un trip o ha avuto comportamenti autodistruttivi o aggressivi, ribadiscono i ricercatori, è falsa e se il "trip" si è rivelato mortale sono sempre state accertate situazioni pregresse di malattie mentali gravi.
La verità è che, per quanto tali sostanze non possano essere considerate sicure proprio perché alterano lo stato mentale, sono quasi del tutto atossiche, non portano alla dipendenza e solo in caso di malattie pregresse si sono registrati comportamenti psicotici. "Gli allucinogeni hanno un effetto potente sulla percezione e la coscienza e aiutano ad avere esperienze di grande valore personale e spirituale - sottolinea Roland Griffiths della Scuola generale di medicina di Baltimora, citato dal Guardian - ed è per questo che riteniamo possano aiutare i malati terminali ad affrontare la morte in modo diverso, liberandoli dall'angoscia esistenziale che spesso accompagna queste malattie".
(fonte: larepubblica.it) |
| Tumori: esame sangue per diagnosi |
05/08/2008 01:43 |
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| Il futuro dell'oncologia potrebbe riservare la sorpresa di fare diagnosi di tumore in fase precoce attraverso un semplice esame del sangue.E' quanto sembra suggerire la scoperta che le cellule del cancro rilasciano nel circolo sanguigno molecole di 'microRNA' che regolano l'attivita' dei geni. Secondo i ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle questi microRNA del cancro potrebbero divenire dei biomarcatori precoci della malattia.
(ANSA) |
| Metadone nel trattamento della leucemia |
05/08/2008 01:42 |
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| Il metadone, la molecola comunemente utilizzata per la disassuefazione dall'eroina, sembra possa trattare la leucemia soprattutto quella refrattaria ad altri trattamenti: è quanto sostiene uno studio condotto presso l'università di Ulm in Germania e pubblicato sulla rivista Journal Cancer Research.
I ricercatori hanno scoperto che le cellule leucemiche espongono recettori di tipo oppioideo che si legano con elevata affinità al metadone.
Il metadone ne provoca la selettiva distruzione senza intaccare minimamente le cellule sane del sangue.
Gli studiosi sperano di poter usare il metadone nella chemioterapia della leucemia soprattutto quando le comuni terapie non producono i risultati sperati.
I ricercatori ritengono, infine, che il metadone si possa utilizzare nella chemioterapia di tutte le forme tumorali con cellule che esprimono recettori per gli oppiodi.
Per il momento si sta sperimentando l'uso del metadone da solo o in combinazione con altri farmaci su animali ammalati di cancro.
Fonte: Reuters Health
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| Ricerca: dosi elevate vitamina C blocca crescita tumori in topi |
05/08/2008 01:40 |
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| Dosi elevate di vitamina C hanno rallentato la crescita di tumori particolarmente aggressivi (pancreas, cervello e ovaie) in topi di laboratorio. È il risultato di una ricerca dell'Istituto nazionale per la salute americano pubblicata sulla rivista dell'Accademia americana delle Scienze. I ricercatori hanno rilevato che nei topi in cui la vitamina C era stata iniettata appunto in dosi elevate, la crescita delle cellule cancerose è risultata pari alla metà di quella rilevata in topi a cui la vitamina C non era stata somministrata. (Agr) |
| Rapporto cellulari-cancro, un'altra voce dal mondo accademico |
28/07/2008 20:11 |
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| Il possibile rapporto esistente fra telefoni cellulari e cancro al cervello: la questione è tornata alla ribalta in seguito alle voci trapelate da alcuni centri di ricerca, in quanto non esisterebbe una versione unica riguardante le conclusioni degli studi effettuati dai diversi gruppi di lavoro sparsi un po' per tutto il mondo.
Questa divergenza di vedute ha portato al ritardo nella pubblicazione dell'attesissimo rapporto che dovrebbe riunire la somma dei pareri degli esperti mondiali, evidentemente alle prese con problemi di difficile soluzione. Qualcuno però ha deciso di muoversi prima del tempo, suggerendo alcune linee guida sull'utilizzo del telefono cellulare, evidentemente allarmato dagli studi condotti.
Stiamo parlando del Dr. Ronald B. Herberman, direttore del University of Pittsburgh Cancer Institute, come ci segnala CNET. Ad essere più esposti al rischio sarebbero i bambini, che sempre secondo il Dr. Herberman dovrebbero utilizzare il telefono cellulare esclusivamente per le emergenze, in quanto i campi magnetici prodotti dal terminale sono in grado di penetrare più in profondità attraverso la scatola cranica. Essendo poi le cellule dei bambini molto più attive nello sviluppo degli organi e dell'organismo in genere, sarebbe maggiore il rischio in caso di effetti negativi dovuti ai campi magnetici.
Una mutazione di una cellula in maligna infatti avrebbe una diffusione molto più rapida e devastante rispetto a quanto lo sarebbe in un organismo adulto, dotato di un ricambio cellulare e di un ritmo di crescita sensibilmente inferiore.
Ecco dunque farmi avanti il Dr. Herberman con una lista di 10 consigli per l'utilizzo consapevole del cellulare, che riportiamo integralmente in lingua inglese:
Practical Advice to Limit Exposure to Electromagnetic Radiation Emitted from Cell Phones
1. Do not allow children to use a cell phone, except for emergencies. The developing organs of a fetus or child are the most likely to be sensitive to any possible effects of exposure to electromagnetic fields.
2. While communicating using your cell phone, try to keep the cell phone away from the body as much as possible. The amplitude of the electromagnetic field is one fourth the strength at a distance of two inches and fifty times lower at three feet. Whenever possible, use the speaker-phone mode or a wireless Bluetooth headset, which has less than 1/100th of the electromagnetic emission of a normal cell phone. Use of a hands-free ear piece attachment may also reduce exposures. Avoid using your cell phone in places, like a bus, where you can passively expose others to your phone's electromagnetic fields.
3. Avoid carrying your cell phone on your body at all times. Do not keep it near your body at night such as under the pillow or on a bedside table, particularly if pregnant. You can also put it on “flight†or “off-line†mode, which stops electromagnetic emissions.
4. If you must carry your cell phone on you, make sure that the keypad is positioned toward your body and the back is positioned toward the outside so that the transmitted electromagnetic fields move away from your rather than through you.
5. Only use your cell phone to establish contact or for conversations lasting a few minutes, as the biological effects are directly related to the duration of exposure.
6. For longer conversations, use a land line with a corded phone, not a cordless phone, which uses electromagnetic emitting technology similar to that of cell phones.
7. Switch sides regularly while communicating on your cell phone to spread out your exposure. Before putting your cell phone to the ear, wait until your correspondent has picked up. This limits the power of the electromagnetic field emitted near your ear and the duration of your exposure.
8. Avoid using your cell phone when the signal is weak or when moving at high speed, such as in a car or train, as this automatically increases power to a maximum as the phone repeatedly attempts to connect to a new relay antenna.
9. When possible, communicate via text messaging rather than making a call, limiting the duration of exposure and the proximity to the body.
10. Choose a device with the lowest SAR possible (SAR = Specific Absorption Rate, which is a measure of the strength of the magnetic field absorbed by the body). SAR ratings of contemporary phones by different manufacturers are available by searching for “sar ratings cell phones†on the internet.
I consigli spaziano dal far utilizzare il cellulare ai bambini sono in caso di emergenza al tenere lontano il più possibile dal corpo il terminale, utilizzando magari auricolari. Si continua con il consigliare di non tenere il cellulare a continuo contatto con il corpo, per esempio nella tasca dei jeans, fino a quello di preferire la comunicazione via sms a quella vocale.
Rimane da vedere adesso se i consigli del Dr. Herberman verranno ascoltati o smentiti da altri illustri colleghi, e soprattutto se troppo allarmismo porterà ad una assuefazione da parte dell'utenza, che ne ha ormai sentite di tutte a riguardo.
(Fonte: www.hwupgrade.it) |
| Brava Italia! Siamo meno ammorbati dal fumo di sigaretta (di Umberto Veronesi) |
25/07/2008 13:42 |
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| Il disegno di legge, che presentai nel 2000 quando ero ministro, fu approvato dal Consiglio dei ministri, ma alla Camera incontrò (altro che tabù) il fuoco di sbarramento di 110 emendamenti, e infine decadde per la fine anticipata della legislatura.
La legge sul fumo è stata approvata due anni dopo, ma io sono orgoglioso d'esserne stato il padre, e arriva a coronamento di una mia lunga battaglia ingaggiata contro la sigaretta, che mi ha provocato non poche noie da parte delle multinazionali del tabacco. Credo che sul fumo siamo tutti concordi nel sostenere, forti anche di numerosi studi scientifici, come esso sia la causa primaria di molti tumori e di malattie croniche degenerative a carico dell'apparato respiratorio e cardiovascolare, ma nel concepire la legge sul fumo non ho mai pensato di condurre una personale crociata contro i fumatori, perchè non sono un proibizionista. E poi penso che un adulto sia responsabile della propria salute.
Si trattava, però, di una questione di rispetto nei confronti dei non fumatori, che hanno il diritto di veder tutelata la propria salute. Ecco il divieto di fumare negli spazi comuni, si tratti di ristoranti e bar, o di luoghi di lavoro. Mi fa piacere vedere che, dopo Germania e Francia, anche la libertaria Olanda ha recepito il principio, con un risvolto curioso: dal primo luglio scorso c'è divieto di fumo, ma nei suoi famosi "coffee shop" si potrà ancora fumare marijuana, a patto, però, che non sia mischiata col tabacco...
Ma torniamo alla nostra Italia, dove incominciano a delinearsi effetti benefici della legge sul fumo. Il trend non è eccezionale, ma è comunque incoraggiante. Secondo gli ultimi dati pervenuti, nel 2007 ci sono stati 600 mila fumatori in meno rispetto al 2004. In Italia, la percentuale di fumatori adulta è scesa del 22 per cento, inferiore a quella della Spagna (30 per cento) e a quella della Francia (27 per cento). Purtroppo, come ha comunicato l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità , non si sarà davvero in grado di proteggere le popolazioni dai rischi del fumo fintanto che il denaro raccolto dalle tasse sul tabacco supererà di 500 volte i finanziamenti per le campagne antitabacco.
(Fonte: Oggi) |
| Il tabacco protagonista nella ricerca contro il cancro |
25/07/2008 13:06 |
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| La pianta del tabacco, da sempre sotto accusa per essere la causa di milioni di casi di cancro, potrebbe offrire degli strumenti utili nella ricerca di una cura. Gli scienziati americani della National Academy of Sciences stanno analizzando la pianta per individuare la chiave del vaccino che potrebbe curare un certo tipo di linfoma.
I ricercatori dell'Università di Standford, in California, intendono creare degli anticorpi chimici specifici per combattere il linfoma diffuso a cellule B, un tipo di linfoma non-Hodgkin. Gli anticorpi vengono somministrati ad un paziente a cui è stato appena diagnosticato il linfoma affinché il sistema immunitario riesca ad attaccare le cellule che trasportano la malattia. In caso di successo significa che il corpo è in grado di riconoscere le cellule del linfoma.
Tuttavia per ogni paziente gli anticorpi sono differenti e si dovranno produrre rapidamente una volta eseguita la diagnosi.
L'idea non è nuova. In passato furono già stati fatti dei tentativi per far crescere gli anticorpi all'interno di cellule animali. Il vaccino ricavato dalla pianta di tabacco, però, sarebbe meno costoso e, in teoria, più sicuro per il paziente, poiché le cellule animali potrebbero sempre ospitare dei virus sconosciuti. Finora, il vaccino sperimentale è stato testato su pochi pazienti per controllare la possibile presenza di effetti collaterali.
"La tecnologia è grandiosa, ed è davvero ironico che si riesca ad avere una cura per il cancro dalla pianta del tabacco", ha commentato il dottor Ronald Levy che conduce la ricerca. La tecnica è relativamente semplice: una volta che le cellule tumorali di un paziente vengono isolate in laboratorio, il gene responsabile della produzione degli anticorpi viene estratto e iniettato nella pianta. Le piante del tabacco vengono quindi infettate con il virus, e il gene aggiunto inizia il processo di produzione di grandi quantità di anticorpi. Dopo pochi giorni vengono raccolte alcune foglie e viene estratto l'anticorpo. Per avere una quantità di vaccino sufficiente sono necessarie solo alcune piante.
"La velocità del processo di produzione del vaccino potrebbero convincere i pazienti ad attendere il loro vaccino 'su misura' piuttosto che aspettare per altre cure", ha dichiarato il professor Charles Arntzen, dell'Arizona State University. "I primi test non ci permettono ancora di vedere se questo vaccino ha realmente ridotto i tumori - ha sottolineato un portavoce del Cancer Research UK - è comunque una buona base per degli studi futuri sul linfoma non-Hodgkin".
Fonte: Quotidianonet Salute |
| MicroEnvimet: bloccare il cancro prima che si diffonde |
25/07/2008 13:03 |
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| Una nuova rete finanziata dall"UE mira a combattere il cancro attraverso il suo ambiente. Il progetto MicroEnvimet ("Understanding and fighting metastasis by modulating the tumour microenvironment through interference with the protease network") si è posto l"obiettivo di aumentare le nostre conoscenze su come il cancro si diffonde attraverso l"organismo e di trovare nuovi modi per combattere questo processo attraverso l"alterazione del micro-ambiente del tumore.
Il progetto è coordinato dalla professoressa Agnes Noel dell"università di Liegi (Belgio). Avrà una durata di quattro anni e riceverà un finanziamento di 2.999.689 EUR dal budget previsto per la Salute nell"ambito del Settimo programma quadro (7°PQ) dell"UE.
Attualmente, le metastasi sono considerate la sfida più ardua per la cura del cancro. Esse riguardano la diffusione della malattia sia all"interno dello stesso organo che verso altri organi. La maggior parte dei tumori metastatizzano. Intanto, è riconosciuto che delle molecole chiamate proteasi fungono da regolatori chiave di una rete complessa di molecole che interagiscono e che modulano le proprietà delle cellule cancerose e del loro micro-ambiente.
Per questo motivo, scopo del progetto MicroEnvimet sarà quello di gettare nuova luce sui meccanismi precoci coinvolti nel diffondersi del tumore attraverso le metastasi. La via d"accesso sarà lo studio dettagliato di quale è il contributo del micro-ambiente del tumore durante i diversi stadi della sua evoluzione.
MicroEnvimet propone alcuni approcci innovativi per la creazione di una conoscenza complessiva dell"interazione tra le cellule cancerose e il loro micro-ambiente. Ha anche lo scopo di identificare i target molecolari che contribuiscono allo stadio iniziale della progressione del tumore. Spera altresì di identificare quali fattori nel micro-ambiente costituiscono un "terreno fertile" per la formazione delle metastasi.
Tutto ciò sarà di aiuto allo scopo finale di modificare il micro-ambiente del tumore, interferendo sulle proteasi che regolano l"interazione tra le cellule tumorali e il loro micro-ambiente cellulare e molecolare.
L"indagine sul microambiente tumorale di solito richiede un approccio multidisciplinare, come in questo caso. Nove università , laboratori e istituti stanno unendo le loro risorse come parte del progetto. Insieme, essi hanno esperienza nel campo della genomica, proteomica, bioinformatica, imaging in vivo, topi transgenici, modelli su topo delle metastasi, manipolazione genetica delle cellule tumorali trapiantabili, analisi computerizzata delle immagini, trasferimento di geni mediante virus, phage display e produzione di anticorpi neutralizzanti.
Per sostenere i loro sforzi congiunti, i partner del MicroEnvimet godranno di un accesso condiviso alla nuova piattaforma microRNA, tecnologie innovative, banche del tessuto tumorale umano, modelli in vivo e in vitro che imitano le diverse fasi della disseminazione metastatica, come anche il know-how sull"interazione delle cellule ospiti del tumore, l"angiogenesi, la linfangiogenesi e la biologia delle cellule staminali cancerose.
Fonte: Cordis |
| Prevenzione del tumore al seno più veloce con Dicomnow |
25/07/2008 13:01 |
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| La Celm di Carnate ha presentato all"annuale "Symposium Mammograficum" di Lille in Francia, alla presenza di oltre 1000 radiologi, un nuovo dispositivo di digitalizzazione delle mammografie analogiche per la prevenzione del tumore al seno chiamato Dicomnow.
La novità del Dicomnow risiede nel fatto che lLa digitalizzazione dell"immagine avviene istantaneamente a una velocita" vicino al secondo e rispetto ad classico scanner non presenta i problemi correlati, dal movimento di fasci di luce al trascinamento documentale al flashing.
Emilio Sitta spiega "Questa importante innovazione permettera" da un lato di dare un importante contributo alla prevenzione del tumore al seno e dall"altro di apportare una importante rivalutazione delle macchine analogiche; ce ne sono quasi 50 mila a livello internazionale, che potranno continuare ad avere un ruolo significativo, riducendo investimenti molto onerosi richiesti per il passaggio a dispositivi digitali".
Il tumore al seno viene considerata ancor oggi la seconda causa di morte in Europa, per questo la UE dal 2006 sta conducendo una ampia politica di prevenzione, nel quadro della quale si pone lo sviluppo del digitalizzatore di mammografie analogiche Dicomnow.
con il nuovo sistema di digitalizzazione delle mammografie la prevenzione del tumore al seno sarà facilitata e saranno agevolati i servizi on line come il telereporting e la second opinion.
Dicomnow sarà commercializzato dalla Dimex Europa srl.
Fonte MolecularLab.it |
| Secondo uno studio i dati sul cancro in Europa sono incoraggianti |
25/07/2008 12:55 |
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| La prevenzione e la gestione del cancro in Europa si muovono nella giusta direzione e anche i dati ottenuti dai rilevamenti sono migliorati grazie ad un migliore accesso alla diagnostica e ai trattamenti specialistici.
Queste sono le conclusioni a cui giunge la prima analisi europea di vasta portata sull'incidenza, la mortalità e la sopravvivenza al cancro. La ricerca è stata in parte finanziata dall'UE e pubblicata su un numero speciale del European Journal of Cancer, la rivista ufficiale dell'Organizzazione europea del cancro (ECCO - European Cancer Organisation).
Sfortunatamente, la relazione non riporta soltanto buone notizie. I tipi di cancro legati all'obesità (del colon-retto o della mammella in età post-menopausa) non hanno dimostrato un simile andamento decrescente della loro incidenza. Inoltre, l'incidenza del cancro legato al fumo e la sua mortalità sono cresciute sia negli uomini che nelle donne nell'Europa centrale, e per le donne quasi ovunque in Europa.
L'importanza di una ricerca di così vasta portata non può essere sottovalutata. Affinché possano essere gestiti in modo adeguato i bisogni riguardanti la salute, sono della massima importanza le analisi di ampia portata, come quella qui presentata.
"Per il bene della prevenzione e dell'organizzazione delle cure, è fondamentale la corretta interpretazione dell'andamento dei dati sul cancro: sono stati effettivamente fatti dei progressi o si tratta soltanto di artefatti?" ha commentato il professor Coebergh del Centro medico dell'università Erasmus di Rotterdam (Paesi Bassi).
"Gli aumenti nell'incidenza del cancro potrebbero, ad esempio, essere reali (a causa degli aumentati rischi dovuti ai precedenti agenti cancerogeni), o potrebbero essere dovuti all'avanzamento del completamento della registrazione, ai cambiamenti nei criteri diagnostici, o l'effetto dei metodi di diagnosi precoce, come lo screening della popolazione," ha aggiunto. "Inoltre, il miglioramento nella sopravvivenza potrebbe essere dovuto alle cure migliorate, ma anche grazie alla diagnosi precoce nei pazienti in cui il cancro sarebbe altrimenti stato scoperto tardivamente o che magari non avrebbero mai presentato la malattia nella sua forma clinica."
Tra le altre cose, la relazione conclude che il cancro legato all'obesità rappresenterà la prossima grande sfida per il sistema sanitario europeo e di conseguenza, l'obesità dovrebbe essere l'obiettivo nella prevenzione del cancro dell'esofago, della mammella, del corpo uterino, della cervice, della prostata e del rene.
Il professor Coeberg e il suo team hanno raccolto dati sull'incidenza, la mortalità e la sopravvivenza a cinque anni, dalla metà degli anni novanta fino al 2005, basandosi sulle registrazioni sul cancro effettuate in 21 Paesi europei, e li hanno usati per l'analisi dell'andamento. L'UE ha sostenuto la ricerca attraverso il finanziamento del progetto Eurocadet, che è finanziato nell'ambito dell'area tematica "Ricerca per il supporto delle politiche" del Sesto programma quadro (6°PQ).
La loro relazione è soltanto una delle dieci pubblicate sul numero speciale del European Journal of Cancer. Il numero speciale viene pubblicato quando la Commissione europea inizia a lavorare ad un nuovo Piano d'azione UE per il cancro (EU Cancer Action Plan).
"Il numero speciale dell'EJC (European Journal of Cancer) sul cancro arriva in un momento molto opportuno, visto che la Commissione europea si prepara a lanciare un Piano d'azione UE per il cancro," dice il professor Alexander Eggermont, presidente dell'ECCO.
"Esso evidenzia diverse aree che la Commissione dovrà prendere in considerazione, come anche importanti questione che gli Stati membri doranno affrontare individualmente. La relazione sugli andamenti recenti del cancro in Europa mostrano come l'epidemiologia utile ci sta iutando a identificare aree sulle quali i governi e la salute pubblica doranno concentrarsi."
Fonte: Cordis |
| Un virus per identificare le cellule tumorali metastatiche |
25/07/2008 08:14 |
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| Grazie ad una recente ricerca condotta da un team di ricercatori guidato dal dottor Lily Wu e pubblicata su Nature Medicine sarà in futuro più facile per i medici monitorare la diffusione delle metastasi tumorali.
Un gruppo di scienziati dell'Universita' della California ha utilizzato il virus del raffreddore per infettare le cellule tumorali di un cancro alla prostata di topo scoprendo che le cellule stesse vengono "illuminate" dall'infezione, divenendo visibili allo scanner anche quando si diffondono nel resto del corpo.
I ricercatori han sfruttato la caratteristica degli Adenovirus, i virus del raffreddore, di circolare nel corpo e localizzarsi nei linfonodi, organi che fan parte del sistema immunitario e il cui scopo è proprio bloccare il diffondersi di virus e batteri. Poichè la prima tappa delle metastasi del carcinoma alla prostata è proprio nei linfonodi, le cellule tumorali vengono facilmente in contatto coi virus utilizzati. Questi sono stati geneticamente modificati per produrre, una volta infettata la cellula tumorale, una proteina che può essere visualizzata da una scansione PET, rendendo così visualizzabile anche una metastasi di ridotte dimensioni.
"Ora sappiamo che possiamo identificare queste metastasi del cancro alla prostata in una fase precedente rispetto a prima - conferma Lily Wu - e sappiamo di poter consegnare i geni a quelle cellule tumorali che producono proteine che possono essere visualizzate".
L'importanza della scoperta risulta evidente se si considera che fino ad oggi in alcuni tumori, tra cui proprio quello alla prostata, è stato molto difficile per i medici scannerizzare l'eventuale processo di metastasi con la conseguenza che i pazienti attualmente non ricevono trattamenti aggressivi abbastanza rapidamente. La tecnica potrebbe aiutare ora i medici a pianificare terapie, e vedere velocemente se queste sono efficaci o meno. La prossima fase è la sperimentazione umana: le premesse sono incoraggianti, ma, avvertono gli scienziati, ci vorrà ancora molto lavoro per tradurre questa scoperta in una concreta novità nel trattamento ai tumori.
Redazione MolecularLab.it |
| Da ricerca italiana la speranza per dignosi precoce e terapia contro osteopetrosi |
22/07/2008 13:11 |
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| Va sotto il nome di Osteopetrosi una patologia genetica mortale che nel mondo colpisce un bimbo ogni centomila e che causa alterazioni dello scheletro le cui ossa si fan di "pietra". L"osteopetrosi è idealmente il contrario dell"osteoporosi: le ossa, invece di rompersi facilmente, sono talmente dure da diventare inservibili. Questa rarissima malattia potrebbe avere ora una cura grazie ad una scoperta italiana conseguente ad uno studio condotto dall"Istituto di tecnologie biomediche (Itb) del Cnr, presso l"Humanitas di Rozzano (Milano) e pubblicato sull"American Journal of Human Genetics. Il gruppo di ricerca dell"Itb, guidato da Paolo Vezzoni e da Anna Villa, ha ora identificato il gene responsabile della forma di osteopetrosi causata da carenza di osteoclasti, cellule che fisiologicamente demoliscono ed ammorbidiscono le ossa nel loro continuo processo di rinnovamento. Questa importante scoperta, fatta grazie ai finanziamenti di Telethon e della Fondazione Cariplo, consentirà la diagnosi precoce dei bambini affetti dall"osteopetrosi da carenza da osteoclasti e l"identificazione dei portatori delle mutazioni. Inoltre, spiegano gli scienziati, la scoperta "permetterà di effettuare la diagnosi prenatale, che potrebbe aprire la strada all"esecuzione del trapianto di midollo in utero". Il trapianto di midollo è l"unica cura attualmente disponibile ma non sempre è efficace poichè non in grado di contrastare i danni instauratisi dopo la nascita. Una precoce diagnosi permetterebbe invece di intervenire con il trapianto immediatamente dopo il parto evitando che il bambino appena nato possa cominciare a soffrire per le prime gravi conseguenze della malattia. Redazione MolecularLab.it
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